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Art. 613 codice penale: Stato di incapacità procurato mediante violenza

Chiunque, mediante suggestione ipnotica o in veglia o mediante somministrazione di sostanze alcooliche o stupefacenti, o con qualsiasi altro mezzo, pone una persona, senza il consenso di lei, in stato d’incapacità d’intendere o di volere, è punito con la reclusione fino a un anno.

Il consenso dato dalle persone indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo 579 non esclude la punibilità.

La pena è della reclusione fino a cinque anni: 1) se il colpevole ha agito col fine di far commettere un reato; 2) se la persona resa incapace commette, in tale stato, un fatto preveduto dalla legge come delitto.

 


Giurisprudenza annotata

Stato d'incapacità procurato mediante violenza

Il paziente non può essere sottoposto ad alcun trattamento sanitario contro la sua volontà, in ossequio al disposto dell'art. 32, comma 2, cost., salvo che esistano condizioni di assoluta urgenza e di stato di incoscienza che potrebbero legittimare un intervento senza il consenso. Ciò, però, non significa che il consenso a un intervento (nella specie, a un'operazione e, quindi, all'anestesia) debba essere necessariamente espresso per iscritto, ben potendolo desumere, per implicito, dal comportamento del paziente. (Nella specie, oggetto del ricorso del procuratore generale e delle parti civili, era la decisione che aveva mandato assolto dall'imputazione relativa ai reati di cui agli art. 613 e 586 c.p. un medico anestesista, che aveva partecipato a un intervento chirurgico nel corso del quale una paziente era deceduta per arresto cardiaco; la Corte, partendo dalla premessa di cui in massima, ha ritenuto corretta e congruamente motivata la pronuncia liberatoria, laddove, pur in difetto di consenso scritto, si era apprezzato che la paziente si era rifiutata di apporre la firma sul modulo del consenso all'intervento solo per paura, e non per una scelta cosciente e ponderata di rifiuto delle cure, onde il consenso all'intervento poteva essere desunto implicitamente dal comportamento complessivo della paziente - che aveva tenuto un atteggiamento collaborativo al momento dell'ingresso in camera operatoria - e dall'interpretazione dello stesso fatta dai più stretti congiunti, risultando che il modulo di consenso all'operazione e all'anestesia era stato formalmente firmato dal marito, ivi presente).

Cassazione penale sez. V  17 settembre 2008 n. 45801  

 

Il consenso del paziente al trattamento medico-chirurgico (anestesia e conseguente operazione chirurgica) non deve essere espresso necessariamente per iscritto e può dedursi anche dal comportamento complessivo tenuto dal paziente e dalla interpretazione datane dai prossimi congiunti. (Nella specie, i giudici di merito, con ragionamento ritenuto incensurabile dalla Suprema Corte, hanno ritenuto che la paziente, deceduta per un arresto cardiaco irreversibile in conseguenza della somministrazione di sostanze anestetiche, avesse implicitamente acconsentito ad essere sottoposta all'anestesia e all'operazione chirurgica, essendosi rifiutata di esprimere per iscritto la propria volontà esclusivamente per paura dell'intervento, ed avendo prestato collaborazione all'incannulazione della vena, mentre il marito accettava di firmare il modulo di consenso e i figli non esprimevano alcun parere contrario). Rigetta, App. Caltanissetta, 8 gennaio 2008

Cassazione penale sez. V  17 settembre 2008 n. 45801  

 

Il reato di cui all'art. 613 c.p. (stato di incapacità procurato mediante violenza), di natura istantanea (anche se ad effetti permanenti), non è suscettibile di concorso formale con quello di rapina, aggravata ai sensi del comma 3, n. 2, dell'art. 628 c.p., poiché l'induzione, nel soggetto passivo, dello stato di incapacità di volere o di agire costituisce circostanza aggravante del secondo delitto, che è da ritenersi, nella sua entità ontologica globale, reato complesso, costituito dalla fusione del reato di furto con quello di procurata incapacità).

Cassazione penale sez. II  04 novembre 2004 n. 50155  

 

Le ipotesi delittuose configurabili possono essere di carattere doloso. art. 610 - 613 - 605 c.p. nell'evenienza del trattamento terapeutico non chirurgico; ovvero, art. 582 c.p. nell'evenienza di trattamento chirurgico di fatto, il delitto di lesioni personali ricorre nel suo profilo oggettivo, poiché qualsiasi intervento chirurgico, anche se eseguito a scopo di cura e con esito "fausto", implica necessariamente il compimento di atti che nella loro materialità estrinsecano l'elemento oggettivo di detto reato, ledendo l'integrità corporea

Cassazione penale sez. IV  11 luglio 2001 n. 1572

 

Il reato di cui all'art. 613 c.p. può essere anche accertato esclusivamente mediante prova per testi: la contraria opinione contrasta con il principio del libero convincimento del giudice e della insussistenza, nel vigente ordinamento processuale, di una gerarchia dei mezzi di prova.

Cassazione penale sez. V  09 maggio 1986

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 613, è necessario che il soggetto passivo sia stato posto in stato di incapacità di intendere e di volere, cioè in quello stato in cui il soggetto, a norma dell'art. 85, se commette un fatto preveduto dalla legge come reato, non è imputabile. Ciò distingue questa ipotesi criminosa dal delitto di cui all'art. 643 c.p., che si riferisce ad uno stato di infermità o deficienza psichica, che non richiede una completa assenza delle facoltà mentali o una totale mancanza della capacità di intendere e di volere, mentre invece, è sufficiente che ricorra una minorata capacità psichica, uno stato di menomazione del potere di critica e di indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione o da agevolare l'induzione svolta dal soggetto attivo per raggiungere il suo fine illecito.

Cassazione penale sez. II  16 ottobre 1984

 



 
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