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Art. 614 codice penale: Violazione di domicilio

Chiunque si introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

La pena è da uno a cinque anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso con violenza sulle cose, o alle persone, ovvero se il colpevole è palesemente armato.


Giurisprudenza annotata

Violazione di domicilio

La commissione di una rapina in edificio o altro luogo destinato a privata dimora dà luogo, dopo l'introduzione del n. 3 bis del comma 3 dell'art. 628 c.p., ad un "reato complesso", nel quale resta assorbito il delitto di cui all'art. 614 c.p.

Cassazione penale sez. II  17 luglio 2014 n. 40382  

 

L'eventuale originaria illegittimità della immissione in possesso del bene in questione non esclude di per sé l'esercizio dello ius excludendi (naturalmente solo nei confronti dei terzi che, non vantando alcun diritto su di esso, possono a ben ragione considerarsene estranei), da parte di chi di tale illegittima immissione sia stato protagonista.

Cassazione penale sez. V  26 maggio 2014 n. 42806  

 

Ai fini della configurabilità del reato di violazione di domicilio, l'originaria illegittimità della immissione in possesso del bene non esclude l'esercizio dello "ius excludendi" - nei confronti di soggetti terzi - da parte di chi tale illegittima immissione abbia compiuto, quando le particolari modalità con cui si è svolto il rapporto tra occupante e originario titolare del diritto sul bene consentono di ritenere quel luogo come l'effettivo domicilio del soggetto non legittimato. (Nell'affermare il principio, la Corte ha chiarito che, al fine indicato, assumono rilievo alcuni elementi sintomatici come l'apprezzabile durata della permanenza dell'occupante all'interno del luogo prescelto come abitazione, la tolleranza- frutto di una libera scelta - da parte dell'originario titolare del diritto, il pagamento di un canone periodico a titolo di ristoro per l'occupazione). (Annulla con rinvio, App. Genova, 10/07/2013 )

Cassazione penale sez. V  26 maggio 2014 n. 42806  

 

Integra il reato di violazione di domicilio introdursi all'interno di un appartamento altrui anche se non abitato, configurando la condotta sia la violazione della proprietà che la libertà individuale. (Nel caso di specie la persona offesa sebbene non abitasse nel locale, lo aveva destinato come luogo di privata dimora tanto che intendeva darlo in affitto per uso abitativo).

Tribunale Perugia  22 maggio 2014 n. 908  

 

Il marito, responsabile penalmente per atti persecutori e minacce intimidatorie, non viola il domicilio privato della casa familiare, quando questa, benché assegnata in corso di separazione alla moglie, sia stata deliberatamente abbandonata dalla donna.

Cassazione penale sez. V  16 maggio 2014 n. 24685  

 

In tema di violazione di domicilio, è punibile chiunque s'introduca nell'abitazione altrui, o in altro luogo di privata dimora, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto escluderlo (fattispecie in cui la moglie si era introdotta nella casa affidata al marito in sede di separazione legale).

Cassazione penale sez. V  06 dicembre 2013 n. 15696  

 

Integra il reato di violazione di domicilio, ai sensi dell'art. 614, comma 1, c.p., che equipara l'introduzione invito domino a quella realizzata clandestinamente o con inganno, la condotta di colui che si introduce nel domicilio altrui con intenzioni illecite, in quanto, in tal caso, si ritiene implicita la contraria volontà del titolare dello "ius exciudendi" e nessun rilievo svolge la mancanza di clandestinità nell'agente, il quale frequenti o si ritenga autorizzato a frequentare l'abitazione del soggetto passivo; mentre ricorre l'ipotesi di cui all'art. 614, comma 2, c.p. - che sanziona chi si trattiene nel domicilio altrui contro l'espressa volontà del titolare - nel caso in cui dette intenzioni diventino illecite solo in un momento successivo all'introduzione nell'abitazione altrui.

Cassazione penale sez. V  04 ottobre 2013 n. 581  

 

L'assorbimento del reato di violazione di domicilio in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni si verifica solo quando l'esercizio del preteso diritto si concreta nel semplice ingresso e nella sola permanenza "invito domino" nell'altrui abitazione, ovvero negli altri luoghi indicati nell'art. 614 c.p., mentre se l'agente vi si introduce con violenza sulle cose o sulle persone, e contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, al fine di asportare cose su cui egli vanta un diritto, viola entrambe le ipotesi delittuose su menzionate. (Annulla con rinvio, App. Ancona, 09/07/2012 )

Cassazione penale sez. V  27 settembre 2013 n. 8383  

 

Il reato di violazione di domicilio non sussiste autonomamente ed anzi rimane assorbito da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando l'esercizio del preteso diritto si concreti nel semplice ingresso e nella sola permanenza "invito domino" nell'altrui abitazione, ovvero negli altri luoghi indicati nell'art. 614 c.p., mentre se l'agente faccia ricorso a comportamenti violenti per le cose o le persone, per realizzare l'ingresso contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, eventualmente anche al fine di asportare cose su cui egli vanta un diritto, viola entrambe le ipotesi delittuose.

Cassazione penale sez. V  27 settembre 2013 n. 8383  

 

Per la configurabilità del reato di cui all’art. 614 comma 4 c.p. è necessaria la sussistenza della contraria volontà del titolare dello"ius excludendi", che, nel caso il cui il luogo tutelato dalla norma sia la sede di una società, è il legale rappresentante della stessa. (Nel caso di specie, il giudice di merito ha escluso la configurabilità del reato di violazione di domicilio contestato all’imputato, dal momento che il querelante, all’epoca dei fatti, non essendo stato ancora nominato presidente del consiglio di amministrazione della società, non poteva essere considerato titolare dello "ius excludendi").

Ufficio Indagini preliminari La Spezia  03 luglio 2013 n. 330

 

Il furto commesso all'interno di esercizi commerciali, in orario di chiusura, integra il delitto di furto in abitazione, di cui all'art. 624 bis c.p., configurabile nell'ipotesi di fatto commesso "mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa". Ciò in quanto, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 624 bis c.p. (analogamente a quanto si verifica con riguardo al reato di violazione di domicilio di cui all'art. 614 c.p.), nella nozione di "privata dimora", certamente più ampia di quella di "abitazione", devono ricomprendersi tutti quei luoghi, non pubblici, nei quali le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, attività della vita privata ovvero attività di carattere culturale, professionale e politico. Dovendosi, a tal fine, ritenere "non pubblici" gli edifici o gli altri luoghi in cui l'ingresso sia in vario modo selezionato a iniziativa di chi ne abbia la disponibilità. (Nella specie, peraltro, la Corte ha sul punto rigettato il ricorso del procuratore generale, che invocava la qualificazione come luogo di privata dimora della sede di una tabaccheria e di un'autoscuola, ove erano stati commessi i furti, non essendo rilevabili, in fatto, né essendo dedotte dal ricorrente, le dette caratteristiche nei locali interessati dai furti).

Cassazione penale sez. IV  24 gennaio 2013 n. 11490  

 

L'abuso di poteri inerenti alle funzioni – che qualifica la condotta del delitto di cui all'art. 615 c.p. – non postula la presenza degli estremi necessari per l'integrazione del reato di cui all'art. 323 c.p., potendo realizzarsi per effetto di qualsiasi abuso, come l'usurpazione, lo sviamento, il perseguimento di una finalità diversa, l'inosservanza di leggi, regolamenti o istruzioni, ecc., indipendentemente dall'ingiustizia o meno degli scopi perseguiti dall'agente.

Cassazione penale sez. VI  30 gennaio 2013 n. 34489  



 
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