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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 615-bis codice penale: Interferenze illecite nella vita privata

Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde mediante qualsiasi mezzo d’informazione al pubblico le notizie o le immagini, ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione d’investigatore privato.


Giurisprudenza annotata

Interferenze illecite nella vita privata

Sono inutilizzabili, in quanto acquisite in violazione della norma dell'art. 615 bis c.p., le prove ottenute attraverso una interferenza illecita nella vita privata. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto inutilizzabile una registrazione illegittimamente effettuata da un coniuge delle conversazioni intrattenute, in ambito domestico, dall'altro coniuge con un terzo). (Rigetta, Giud.pace Senorbi', 10/05/2013)

Cassazione penale sez. V  30 maggio 2014 n. 35681  

 

L'immissione dell'immagine lesiva nel sistema Internet integra il reato di diffamazione aggravata ma non anche quello di interferenze illecite nella vita privata ex art. 615 bis, comma 2, c.p., non essendo l'immagine divulgata oggetto di indebita captazione.

Corte appello Napoli sez. I  06 giugno 2013 n. 2073  

 

In caso di registrazioni di conversazioni tra presenti da parte di un partecipante alle stesse (e quindi con il consenso di uno dei presenti alla conversazione), non è configurabile l’ipotesi di reato di cui all’art. 615 bis c.p. e la registrazione è utilizzabile come prova nel processo civile. Non portano a differenti conclusioni le norme del codice della privacy, allorché le conversazioni registrate non contengano riferimenti a dati sensibili o anche solo a dati personali, intesi come qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione. In ogni caso, ai sensi dell’art. 24 codice della privacy, il consenso al trattamento dei dati personali non è richiesto “per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale”: quando siano in gioco dati ordinari, il diritto alla privacy e alla riservatezza deve soggiacere rispetto al diritto di difesa.

Tribunale Torino sez. I  02 maggio 2013

 

Non commette il reato di cui all'art. 615 bis c.p., né quello di cui agli art. 617 e 623 c.p. colui che assiste ad una conversazione telefonica svoltasi fra altre persone, in quanto autorizzato da una delle stesse. (Fattispecie relativa alla ritenuta utilizzabilità della testimonianza resa da colui che ascolti il colloquio in modalità viva voce).

Cassazione penale sez. VI  27 febbraio 2013 n. 15003

 

Non sussistono gli estremi atti ad integrare il delitto di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) nel caso in cui un soggetto effettui riprese dell'area condominiale destinata a parcheggio e del relativo ingresso, trattandosi di luoghi destinati all'uso di un numero indeterminato di persone e, pertanto, esclusi dalla tutela di cui all'art. 615 bis c.p., la quale concerne, sia che si tratti di "domicilio", di "privata dimora" o "appartenenze di essi", una particolare relazione del soggetto con l'ambiente in cui egli vive la sua vita privata, in modo da sottrarla ad ingerenze esterne indipendentemente dalla sua presenza.

Cassazione civile sez. II  03 gennaio 2013 n. 71  

 

Ai fini della applicabilità dell'art. 615 bis cp, deve ritenersi luogo di privata dimora anche quello in cui si svolge parte significativa della vita affettiva di chi si trattiene, anche non abitualmente, in detto luogo (confermata, nella specie,la condanna del convivente che aveva registrato le convresazioni della sua compgana avvenute con la sorella nell'abitazione in cui i due convivevano).

Cassazione penale sez. V  16 ottobre 2012 n. 8762

 



 
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