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Art. 615-quinquies codice penale: Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico

Chiunque diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti, ovvero l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento, è punito con la reclusione sino a due anni e con la multa sino a lire venti milioni (1).

(1)Articolo aggiunto dall’art. 4, L. 23 dicembre 1993, n. 547.


Giurisprudenza annotata

Violazione del domicilio e delle comunicazioni

Sussiste il concetto di alterazione di un programma informatico quando lo si manipoli in maniera tale che compia azioni non volute dall'utente, ovvero si modifichino i parametri di funzionamento, anche secondo opzioni e possibilità previste nel programma stesso, contro la volontà dell'utilizzatore, ed esso rientra nella fattispecie punito dall'art. 615-quinquies c.p.

Corte appello Bologna sez. II  27 marzo 2008

 

 

Informatica

Ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo del reato ex art. 615 quinquies c.p., consistente nella diffusione di programmi (nella specie il programma Vierika) atti ad alterare alcune delle funzionalità telematiche dei sistemi informatici, si ritiene sufficiente che vi sia l'accertata volontà dell'agente di diffondere il programma con la consapevolezza dei suoi effetti non esigendo la norma che il fine dell'azione sia la distruzione o il danneggiamento del sistema informatico.

Tribunale Bologna sez. I  22 dicembre 2005 n. 1823  

 

La diffusione di un programma avente per scopo ed effetto l'alterazione di alcune funzionalità telematiche dei sistemi informatici realizza il reato di cui all'art. 615-quinquies c.p. Si ritiene possa sussistere il concorso di reato di «diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico» con quello di «accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico» dall'analisi dell'elemento soggettivo, ovvero dal fatto che il dolo di quest'ultimo derivi dal dolo del primo.

Tribunale Bologna  21 luglio 2005 n. 1823  



 
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