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Art. 617 codice penale: Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche

Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni o delle conversazioni indicate nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale o di un incaricato di un pubblico servizio nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione d’investigatore privato (1).

(1)Articolo così sostituito dalla L. 8 agosto 1974, n. 98.


Giurisprudenza annotata

Violazione del domiclio e delle comunicazioni personali

Risponde del reato di cui all'art. 617 comma 1 c.p. il padre che registra clandestinamente le conversazioni telefoniche intervenute tra la moglie separata e i figli minori della coppia, i quali possono opporre ai genitori una propria sfera di riservatezza, non essendo idonea a escludere la fraudolenza della condotta la circostanza che l'imputato avesse comunicato al coniuge l'intenzione di agire in tal senso, né potendosi invocare come causa di giustificazione il diritto/dovere del genitore di vigilare sulle comunicazioni effettuate o ricevute dai figli minori. Conferma App. Ancona 7 marzo 2013

Cassazione penale sez. V  17 luglio 2014 n. 41192  

 

Ai fini della configurabilità del delitto previsto dall'art. 617 c.p., la fraudolenza della condotta qualifica il mezzo usato per prendere cognizione della comunicazione, con la conseguenza che, lo strumento utilizzato deve caratterizzarsi per la sua idoneità ad eludere la possibilità di percezione della captazione da parte dei soggetti tra i quali intercorre la comunicazione. (Fattispecie relativa alla presa di cognizione da parte di un genitore del contenuto delle conversazioni telefoniche tra i suoi figli minori e l'altro genitore, mediante registrazione, in relazione alla quale la Corte ha osservato che la fraudolenza non potesse essere esclusa dalla asserita consapevolezza dell'altro genitore della preannunciata intenzione dell'imputato di registrare le telefonate). (Rigetta, App. Ancona, 07/03/2013 )

Cassazione penale sez. V  17 luglio 2014 n. 41192  

 

Nel delitto previsto dall'art. 617 c.p., la presa di cognizione fraudolenta di un genitore del contenuto delle conversazioni telefoniche tra i suoi figli minori e l'altro genitore, non è scriminata ai sensi dell'art. 51 c.p. quando il diritto/dovere di vigilanza sulle comunicazioni del minore, che giustifica l'intrusione nella sfera di riservatezza del fanciullo solo se determinata da una effettiva necessità, non viene esercitato in maniera funzionale al perseguimento delle finalità per cui il potere è conferito (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata la quale aveva escluso che la interferenza del padre potesse essere giustificata con un generico riferimento alla esigenza di prevenire il pericolo di una non precisata cattiva influenza sui figli da parte della madre, invero autorizzata ai colloqui dal Tribunale per i Minorenni). (Rigetta, App. Ancona, 07/03/2013 )

Cassazione penale sez. V  17 luglio 2014 n. 41192  

 

Non commette il reato di cui all'art. 615 bis c.p., né quello di cui agli art. 617 e 623 c.p. colui che assiste ad una conversazione telefonica svoltasi fra altre persone, in quanto autorizzato da una delle stesse. (Fattispecie relativa alla ritenuta utilizzabilità della testimonianza resa da colui che ascolti il colloquio in modalità viva voce).

Cassazione penale sez. VI  27 febbraio 2013 n. 15003  

 

In merito all'imputazione del prevenuto per i reati previsti e puniti dagli art. 612 e 617 c.p., merita conferma la sentenza di condanna inferta in prime cure laddove la responsabilità penale possa desumersi senza incertezze dalle dichiarazioni della persona offesa, coniuge legalmente separata dell'imputato. In tema di valutazione della testimonianza della persona offesa dal reato, le dichiarazioni della stessa vanno vagliate con opportuna cautela, compiendo un esame penetrante e rigoroso atteso che tale testimonianza può essere assunta da sola quale fonte di prova unicamente se sottoposta a un riscontro di credibilità oggettiva e soggettiva senza peraltro che ciò implichi la necessità di riscontri esterni. Nel caso di specie non sussiste alcuna ragione per dubitare dell'attendibilità della persona offesa che rendendo dichiarazioni coerenti, non ha mostrato alcun astio o rancore, né ragioni di vendetta nei riguardi dell'imputato.

Corte appello Palermo sez. III  08 ottobre 2012 n. 3625  

 



 
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