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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 619 codice penale: Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi e dei telefoni

L’addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, il quale, abusando di tale qualità, commette alcuno dei fatti preveduti dalla prima parte dell’articolo 616, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro.


Giurisprudenza annotata

Violazione di comunicazioni personali

Ai fini della configurabilità del reato di distruzione di corrispondenza (nella specie commesso da addetto al servizio postale), deve considerarsi "corrispondenza" anche quella che sia costituita da stampe inviate per posta, non in busta chiusa, al destinatario.

Cassazione penale sez. V  10 dicembre 2004 n. 14552  

 

Nel caso dell'addetto al servizio postale che manometta un plico impossessandosi delle banconote ivi contenute è configurabile il concorso tra i delitti di peculato e di violazione di corrispondenza, non sussistendo un rapporto di specialità tra l'art. 616 c.p. e l'art. 314 c.p. Infatti, la clausola "se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge" contenuta nell'art. 616 c.p., va interpretata con riferimento al fatto tipico della presa di cognizione del contenuto di una corrispondenza, ovvero della sua sottrazione, distrazione, distruzione o soppressione, eventualmente descritto in una norma penale diversa da quella dell'art. 616; condotte, queste, non specificamente enunciate nel delitto di peculato, che ha diversa oggettività giuridica rispetto all'altra figura delittuosa.

Cassazione penale sez. VI  14 ottobre 1998 n. 11360

 

L'addetto al servizio postale che omette di recapitare e poi getta via la corrispondenza affidatagli per la consegna, risponde del reato di soppressione di corrispondenza commessa da persone addetta al servizio delle poste (così qualificato il fatto come inizialmente contestato di appropriazione indebita aggravata) e non anche di omissione di atti di ufficio (nella specie, si è ravvisato un concorso apparente di norme risolubile sia in base al principio di specialità che in base al principio di consunzione).

Tribunale Oristano  27 aprile 1983



 
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