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Art. 623-bis codice penale: Altre comunicazioni e conversazioni

Le disposizioni contenute nella presente sezione, relative alle comunicazioni e conversazioni telegrafiche, telefoniche, informatiche o telematiche, si applicano a qualunque altra trasmissione a distanza di suoni, immagini od altri dati (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 8, L. 23 dicembre 1993, n. 547.


Giurisprudenza annotata

Altre comunicazioni

Integra il reato di installazione di apparecchiature atte a intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 bis e 623 bis c.p.), la condotta di colui che installi una telecamera - occultandola all'interno di una scatola di plastica, fissandola a un palo della luce e posizionandola ad alcuni metri dal suolo - con l'obiettivo rivolto all'ingresso di uno stabile, al fine di captare illecitamente immagini, ovvero comunicazioni e conversazioni di terzi. Né ha rilievo, ai fini della configurabilità del reato, l'effettiva intercettazione o registrazione di altrui comportamenti o comunicazioni, dovendosi avere riguardo alla sola attività di installazione e non a quella successiva dell'intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni, che rileva solo come fine della condotta, con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati, fuori dall'ipotesi di una loro inidoneità assoluta, non siano stati attivati o, addirittura, non abbiano funzionato.

Cassazione penale sez. V  14 dicembre 2010 n. 3061  

 

La messa in opera di un apparecchio radioricevente atto a captare le trasmissioni operative delle forze dell'ordine integra il reato di installazione di apparecchiature al fine di intercettare comunicazioni a distanza, previsto dagli art. 617 bis e 623 bis c.p.

Cassazione penale sez. I  17 giugno 2008 n. 29515

 

L’esercizio del diritto di cronaca costituisce scriminante del reato di diffamazione, ma non di quelli previsti e puniti dagli art. 617, 617 bis e 623 bis c.p. (nella specie, la Corte ha confermato la condanna inflitta al direttore di una testata giornalistica e a due collaboratori, che avevano installato alcuni apparati idonei a captare ed intercettare le comunicazioni tra la centrale operativa delle forze dell’ordine e le pattuglie mobili sul territorio).

Cassazione penale sez. V  03 giugno 2008 n. 40249  

 

Non è sanzionata da nessuna norma penale l'installazione d'apparati idonei all'intercettazione ambientale tra presenti in autovetture private: in particolare, il fatto non rientra nell'area di tutela dell'art. 617-bis c.p., che - anche in combinato disposto con l'art. 623-bis c.p. - sanziona l'installazione d'apparecchi idonei alla captazione delle sole comunicazioni a distanza, e non tra presenti; e nemmeno rientra nell'area di tutela penale dell'art. 615-bis c.p., che, tramite il rinvio all'art. 614 c.p., sanziona la captazione di notizie sull'altrui vita privata che si svolge nell'abitazione e negli altri luoghi di privata dimora, o nelle loro pertinenze, alveo concettuale in cui l'autovettura non rientra.

Cassazione penale sez. V  30 gennaio 2008 n. 12042  

 

Integra il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 bis c.p.), e non quello di cui all'art. 18 comma 4 r.d. n. 1067 del 1923 (che sanziona chiunque, senza l'espressa autorizzazione del competente ministero, intercetti e propali con qualsiasi mezzo il contenuto della corrispondenza radiotelegrafica e radiotelefonica), la condotta di colui che installi un apparecchio radioricevente per intercettare le trasmissioni della Centrale operativa dei carabinieri, considerata la modifica del quadro normativo, intervenuta ad opera dell'art. 8 l. n. 547 del 1993, che ha modificato l'art. 623 bis c.p. - eliminando il riferimento alle trasmissioni effettuate "con collegamento su filo o ad onde guidate" - ed ha, pertanto, ampliato l'area di operatività della disciplina dettata dal codice a tutela dell'inviolabilità dei segreti. Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 16 Dicembre 2005

Cassazione penale sez. V  15 gennaio 2008 n. 5299  

 

La condotta di chi detiene un apparecchio ricetrasmittente sintonizzato sulle frequenze in uso alle forze dell'ordine integra la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 617 bis c.p. (aggravata ai sensi del comma 2, trattandosi di fatto commesso in danno di pubblici ufficiali), che punisce chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge "installa apparati, strumenti (o loro parti) al fine di intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone"; e ciò in quanto l'art. 623 bis c.p., come riformulato dalla l. 23 dicembre 1993 n. 547, stabilisce che le previsioni contenute nella stessa sezione del codice (tra cui, quindi, anche l'art. 617 bis c.p.), relative, tra l'altro, alle comunicazioni telegrafiche o telefoniche, "si applicano a qualunque altra trasmissione a distanza di suoni, immagini o altri dati".

Cassazione penale sez. VI  13 dicembre 2007 n. 13745  

 

Sussiste il reato di cui al combinato disposto degli art. 617 bis e 623 bis c.p., nel caso di installazione di apparecchio ricevente atto ad intercettare le comunicazioni degli organi di polizia effettuate attraverso la loro centrale operativa, atteso che il citato art. 623 bis, nella sua attuale formulazione, introdotta dall'art. 8 l. 23 dicembre 1993 n. 547, si riferisce ad ogni genere di "trasmissione a distanza di suoni, immagini ed altri dati", senza più il limite che dovesse comunque trattarsi di trasmissione "con collegamento su filo o ad onde guidate".

Cassazione penale sez. V  06 maggio 2004 n. 25488  

 

L'elemento oggettivo del reato di cui all'art. 617 quater comma 2 c.p. è costituito dalla rivelazione, totale o parziale, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, del contenuto delle comunicazioni telefoniche o telegrafiche, o informatiche o telematiche, o di quelle ad esse parificate ai sensi del contestato art. 623 bis c.p. Per essere punibile tale condotta deve esser realizzata attraverso strumenti di comunicazione di massa o comunque in grado di raggiungere un numero indeterminato di destinatari, non assumendo rilevanza la mera rivelazione eseguita ad uno o più soggetti determinati. Oggetto giuridico del reato è la riservatezza delle comunicazioni in quanto tale a prescindere quindi dal nocumento, poiché l'offesa è nello stesso diritto alla riservatezza delle comunicazioni. L'elemento soggettivo è costituito dal dolo generico, prescindendo dal fine dell'agente, e cioè la sola coscienza e volontà di rivelare in tutto o in parte, con qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, il contenuto delle comunicazioni o conversazioni suddette. Il reato si perfeziona nel momento e luogo dell'avvenuta rivelazione.

Tribunale Milano  12 aprile 2002

 

L'intercettazione delle comunicazioni radio fra centrali operative e radiomobili dei corpi di polizia non configura l'ipotesi prevista dall'art. 617-bis c.p., che tutela la riservatezza delle comunicazioni telegrafiche o telefoniche e, per l'estensione disposta dall'art. 623-bis c.p., qualunque altra trasmissione di suoni, immagini od altri dati effettuata con collegamento su filo o ad onde guidate. Le comunicazioni della polizia, che sono effettuate mediante onde elettriche che si propagano nello spazio, sia pure su bande di frequenza riservate, in senso onnidirezionale, devono ritenersi comprese nella previsione di cui al r.d. 8 febbraio 1923 n. 1067, concernente norme per il servizio delle comunicazioni senza filo, che nell'art. 18, così come modificato dal r.d. 1923 n. 1488, tutela penalmente il contenuto di corrispondenza (radiotelegrafica e radiotelefonica).

Cassazione penale sez. V  10 giugno 1983

 



 
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