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Art. 626 codice penale: Furti punibili a querela dell’offeso

Si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a duecentosei euro, e il delitto è punibile a querela della persona offesa:
1) se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita;
2) se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno;
3) se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente del raccolto.
Tali disposizioni non si applicano se concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1, 2, 3 e 4 dell’articolo precedente


Giurisprudenza annotata

Furti punibili a querela della persona offesa

Il furto lieve per bisogno è configurabile nei casi in cui la cosa sottratta è di tenue valore in senso oggettivo, avuto riguardo all'utilizzo che l'agente si è preposto o ha realizzato con essa per soddisfare al minimo una grave ed urgente necessità. (Dichiara inammissibile, App. Potenza, 05/07/2013 )

Cassazione penale sez. V  13 ottobre 2014 n. 48732

 

Il furto lieve per bisogno è configurabile nei casi in cui la cosa sottratta sia di tenue valore e sia effettivamente destinata a soddisfare un grave ed urgente bisogno; ne consegue che, per far degradare l'imputazione da furto comune a furto lieve, non è sufficiente la sussistenza di un generico stato di bisogno o di miseria del colpevole, occorrendo, invece, una situazione di grave ed indilazionabile bisogno alla quale non possa provvedersi se non sottraendo la cosa (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che il furto di 61 confezioni di lamette e di 2 confezioni di assorbenti, per un valore totale di 886 euro, potesse configurare l'ipotesi attenuata). (Dichiara inammissibile, App. Bologna, 12/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  19 maggio 2014 n. 32937  

 

La fattispecie di furto punibile a querela dell'offeso, prevista dall'art. 626 comma 1 n. 3 c.p. - che consiste nel fatto di spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente del raccolto - è configurabile quando siano state effettuate le operazioni di raccolta e ad esse siano sfuggiti residui suscettibili di apprensione da parte dell'avente diritto mediante ulteriore raccolta. Ne deriva che tale ipotesi non è, invece, configurabile quando le operazioni di raccolta non siano state compiute ed a maggior ragione quando il ciclo di raccolta dei frutti non sia neppure iniziato, sussistendo, in tal caso l'ipotesi di furto comune di cui all'art. 624 c.p. Rigetta, App. Catanzaro, 10/07/2012

Cassazione penale sez. V  13 giugno 2013 n. 36373  

 

Il furto lieve per bisogno è configurabile nei casi in cui la cosa sottratta sia di tenue valore e sia effettivamente destinata a soddisfare un grave ed urgente bisogno; ne consegue che, per far degradare l'imputazione da furto comune a furto lieve, non è sufficiente la sussistenza di un generico stato di bisogno o di miseria del colpevole, occorrendo, invece, una situazione di grave ed indilazionabile bisogno alla quale non possa provvedersi se non sottraendo la cosa.

Cassazione penale sez. II  05 ottobre 2012 n. 42375  

 

Il grave e urgente bisogno di cui al reato di furto lieve ex art. 626, comma 1 n.2, c.p., non riguarda solo l'elemento psicologico del reato, essendo necessario che la cosa sottratta sia effettivamente destinata a soddisfare tale bisogno; il bisogno è inoltre grave quando dal suo mancato soddisfacimento potrebbe derivare un danno rilevante, ed è urgente quando non può esserne differito il soddisfacimento senza danno o pericolo.

Cassazione penale sez. II  05 ottobre 2012 n. 42375

 

Non integra il reato di furto contestato con le aggravanti di avere agito su cosa destinata a servizio pubblico e di avere approfittato di un rapporto di prestazione d'opera, ma l'ipotesi di furto di cose di tenue valore per provvedere ad un grave ed urgente bisogno, previsto dall'art. 626, comma 1 nr. 2 c.p., la condotta dell'operatrice sanitaria che, per la necessità di assumerle, si impossessa di una trentina di compresse di medicinale Tavor da mg. 2,5, sottraendole dal cassetto del carrello terapia nell'infermeria della casa di cura privata ove presta servizio; ne consegue che per la procedibilità è necessario l'atto di querela. (Nella specie veniva pronunciata sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela, essendo risultato comprovato che l'imputata era in cura psichiatrica per crisi ansioso-depressive ed in trattamento terapeutico con ansiolitici ed antidepressivi e, in particolare, col Tavor, ed essendo stata ritenuta la tenuità del valore delle cose sottratte dato il basso costo del farmaco ed il quantitativo limitato, riferendosi le trenta compresse a quattro diverse volte).

Ufficio Indagini preliminari Rovereto  03 dicembre 2010

 

Rientra nella fattispecie di cui all'art. 626, comma primo, n. 3, cod. pen. (furto punibile a querela dell'offeso, previsto dall'art. 626, comma primo, n. 3 cod. pen.) - che consiste nel fatto di spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente del raccolto - anche l'ipotesi in cui, sussistendo segnali concreti della non volontà dell'avente diritto di procedere al raccolto, l'apprensione abusiva cada esclusivamente su prodotti vegetali (nella specie olive) da ritenere, comunque, destinati a sfuggire ad una eventuale iniziativa in tal senso, per essere caduti a terra e per richiedere a causa della loro specifica natura la lavorazione a brevissimo termine. Annulla senza rinvio, App. Messina, 9 Dicembre 2005

Cassazione penale sez. V  25 settembre 2007 n. 39965  

 

La fattispecie incriminatrice del furto d'uso, come previsto dall'art. 626, comma 2, c.p., è inapplicabile se concorre taluna delle circostanze aggravanti indicate nei numeri 1, 2, 3 e 4 dell'art. 625 c.p., e tale condizione ostativa ricorre anche allorquando tali circostanze siano state valutate come equivalenti alle concesse attenuanti, giacché tale statuizione rileva solo quoad poenam.

Cassazione penale sez. IV  15 dicembre 2006 n. 1045  

 

Per la configurabilità del furto d'uso occorrono due elementi essenziali: 1) il fine esclusivo di fare uso momentaneo della cosa sottratta e 2) la restituzione volontaria della cosa dopo l'uso, ovvero, per effetto della sentenza della Corte costituzionale 13 dicembre 1998 n. 1085, l'ipotesi della mancata restituzione dovuta a caso fortuito o forza maggiore. A tale ultimo riguardo, se l'ipotesi di "forza maggiore", impeditiva della restituzione, può anche riconoscersi in un intervento della polizia, così come di un terzo, occorre pur sempre - perché si giustifichi la minore gravità offensiva di tale tipo di furto (e in linea con le ragioni ispiratrici della citata sentenza della Corte costituzionale) - che l'evento impeditivo si inserisca nella fase restitutoria già avviata e quand'anche appena iniziata, sì che possa dirsi con assoluta certezza che il derubato, senza tale intervento, sarebbe stato comunque reintegrato nel possesso della cosa.

Cassazione penale sez. V  09 novembre 2006 n. 39909  



 
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