codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 628 codice penale: Rapina

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da cinquecentosedici euro a duemilasessantacinque euro.
Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità.
La pena è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da milletrentadue euro a tremilanovantotto euro:
1) se la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;
2) se la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacità di volere o di agire;
3) se la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui all’articolo 416bis;
3-bis) se il fatto è commesso nei luoghi di cui all’articolo 624-bis o in luoghi tali da ostacolare la pubblica o privata difesa;
3-ter) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto;
3-quater) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro;
3-quinquies) se il fatto è commesso nei confronti di persona ultrasessantacinquenne.
Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98, concorrenti con le aggravanti di cui al terzo comma, numeri 3), 3-bis), 3-ter) e 3-quater), non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall’aumento conseguente alle predette aggravanti.

Giurisprudenza annotata

Rapina

La mancata sottrazione della cosa, qualora sia stata adoperata violenza o minaccia per procurare a sé o ad altri l'impunità, non esclude il tentativo di rapina impropria, ma costituisce l'elemento che distingue la rapina impropria tentata da quella consumata.

Cassazione penale sez. II  09 gennaio 2015 n. 4973  

 

Quando il rapinatore venga bloccato ancora all'interno dell'esercizio commerciale ed i soldi immediatamente recuperati senza che vi sia stato effettivo impossessamento dei beni altrui- rimasti sempre nella sfera di sorveglianza della vittima -, l'azione posta in essere integra l'ipotesi del tentativo.

Tribunale Roma sez. X  21 novembre 2014 n. 18663  

 

In tema di rapina, la circostanza aggravante speciale delle più persone riunite richiede la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo ed al momento di realizzazione della violenza o della minaccia, a nulla rilevando che la persona offesa non abbia percepito la presenza anche di un secondo soggetto. (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 24/02/2014 )

Cassazione penale sez. II  19 novembre 2014 n. 50696  

 

Integra il tentativo di rapina impropria la condotta dell'agente che, dopo aver sottratto merce dai banchi di vendita di un supermercato ed averla occultata sulla propria persona, al fine di allontanarsi, usa violenza nei confronti dei dipendenti dell'esercizio commerciale che lo hanno colto in flagranza e trattenuto per il tempo necessario all'esecuzione della consegna agli organi di Polizia, poiché anche i privati cittadini hanno, in simili circostanze, il potere di procedere all'arresto, ai sensi del combinato disposto degli art. 380, comma 2, lett. f), e 383, comma 1, c.p.p., e, pertanto, la reazione violenta dell'autore del fatto non può configurarsi come difesa da un'azione illecita a norma dell'art. 52 c.p. (Dichiara inammissibile, App. Messina, 12/03/2014 )

Cassazione penale sez. II  18 novembre 2014 n. 50662  

 

L'uso di un'arma giocattolo è ritenuto compatibile con l'aggravante prevista per la rapina dall'art. 628 c.p., comma 3, n. 1, prima ipotesi, e quindi sussistente la circostanza aggravante dell'uso delle armi, quando la minaccia sia realizzata utilizzando un'arma giocattolo non riconoscibile come tale.

Cassazione penale sez. II  18 novembre 2014 n. 8998  

 

Hanno rilievo, nell'ambito della fattispecie del tentativo, non solo gli atti tipicamente inquadrabili nella fase esecutiva della condotta tipizzata, ma anche quegli atti che, pur classificabili come preparatori, per le circostanze concrete facciano fondatamente ritenere che l'azione abbia la rilevante probabilità di conseguire l'obbiettivo programmato e che l'agente si trovi ormai ad una soglia dell' iter criminis tale da rendere concettualmente implausibile un arresto della attività in corso di svolgimento in vista della realizzazione del delitto, con la conseguenza di rendere, ex ante prevedibile che la intera realizzazione del fatto sarà portata a compimento, a meno che non risultino percepibili incognite che pongano in dubbio tale eventualità, dovendosi, a tal fine, escludere solo quegli eventi imprevedibili non dipendenti dalla volontà del soggetto agente (nella specie, relativa alla contestazione nei confronti degli imputati del tentativo di rapina, la Corte ha sottolineato che l'intervenuto approntamento di tutto il logistico necessario alla realizzazione del piano, quali l'approvvigionamento delle armi, la predisposizione di una base, di un piano di fuga e di un adeguato studio dell'obiettivo, il tutto a ridosso del giorno previsto per l'azione, rappresentava all'evidenza un iter ormai in avanzato stadio di realizzazione concreta, interrotta solo dall'intervento delle forze dell'ordine che avevano operato l'arresto dei complici ed il sequestro delle armi e degli altri oggetti necessari per la consumazione del delitto).

Cassazione penale sez. II  05 novembre 2014 n. 46805  

 

In tema di rapina, le diverse condotte di violenza o minaccia finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto mediante impossessamento di cose mobili altrui, sottraendole a chi le detiene, costituiscono autonomi tentativi di rapina, unificabili sotto il vincolo della continuazione, quando singolarmente considerate in relazione alle circostanze del caso concreto e, in particolare, alle modalità di realizzazione e all'elemento temporale, appaiano dotate di una propria completa individualità; si ha, invece, un unico tentativo di rapina, pur in presenza di molteplici atti di violenza o minaccia, allorché gli stessi siano sorretti da un'unica volontà e continua determinazione, che non registri interruzioni o desistenze in modo da costituire singoli momenti di una sola azione. (Annulla in parte con rinvio, App. Potenza, 31/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  16 ottobre 2014 n. 2542  

 

In tema di unità o pluralità di reati, le diverse condotte di violenza o minaccia finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto mediante impossessamento di cose mobili altrui, sottratte a chi le detenga, costituiscono autonomi tentativi di rapina, unificabili sotto il vincolo della continuazione, quando singolarmente considerate in relazione alle circostanze del caso concreto ed, in particolare, alle modalità di realizzazione ed all'elemento temporale, appaiano dotate di una propria completa individualità; al contrario, si ha un solo tentativo di rapina, pur in presenza di molteplici atti di violenza o minaccia, allorché questi ultimi risultino sorretti da un'unica e continua determinazione che non registri, sul piano della volontà, interruzioni o desistenze, e costituiscano perciò singoli momenti di un'unica azione.

Cassazione penale sez. II  16 ottobre 2014 n. 2542  

 

Ricorre la rapina impropria nella forma del tentativo allorquando l'agente, dopo avere compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a sottrarre la cosa mobile altrui a chi la detiene ma non riuscendo in tale intento per la costante vigilanza della persona offesa o di un suo delegato, adoperi, immediatamente dopo, violenza o minaccia per procurare a sé o ad altri l'impunità; ricorre invece la rapina impropria consumata quando l'agente, dopo l'amotio della res, riesce a portare a termine anche l'ablatio - ossia lo spossessamento dell'avente diritto, che fa perdere a costui il controllo sulla cosa, dimodoché non è più in grado di recuperarla autonomamente, senza l'ausilio di terzi o delle forze dell'ordine - e adoperi, immediatamente dopo, violenza o minaccia per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta o per procurare a sé o ad altri l'impunità (nella specie, l'imputato, dopo aver prelevato dagli scaffali dell'esercizio commerciale una scatola di scarpe e un paio di pantaloni ivi esposti per la vendita e dopo aver rimosso il "dispositivo antitaccheggio" dalla scatola di scarpe e il c.d. "codice a barre" dai pantaloni, venne sorpreso dal personale di vigilanza prima di varcare la barriera delle casse; egli - allora - consegnò al personale del negozio la scatola contenente le scarpe, abbandonò i pantaloni su uno scaffale prossimo all'uscita, e si allontanò dal negozio, dandosi alla fuga. La Corte ha sottolineato che non essendo la merce mai fuoriuscita dalla costante osservazione del personale di vigilanza, che rimase costantemente in grado di interrompere autonomamente l'azione dell'imputato, la sottrazione della res non poteva dirsi consumata, essendo invece rimasta solo tentata).

Cassazione penale sez. II  16 ottobre 2014 n. 46412  

 

La sussistenza dell'aggravante dell'uso di un'arma deve considerarsi ancorata al dato obiettivo dell'uso dell'arma giocattolo priva del richiesto tappo rosso, a prescindere da ogni valutazione in ordine alla sua reale capacità intimidatoria. Tuttavia si deve pur sempre trattare di un oggetto che abbia l'apparenza esteriore di un'arma, tale da ingenerare equivoco (esclusa, nella specie, la sussistenza dell'aggravante, atteso che l'oggetto non aveva caratteristiche tali da presentare l'aspetto di un'arma, trattandosi di un giocattolo di plastica).

Cassazione penale sez. II  09 ottobre 2014 n. 43880  

 

In tema di rapina aggravata, l’insussistenza del reato di detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma non esclude la sussistenza dell’aggravante di aver commesso il fatto con l’uso di un’arma, atteso l’acclarato utilizzo di un oggetto assomigliante ad una pistola, poiché deve escludersi la sussistenza dell’aggravante dell’uso dell’arma nel solo caso in cui sia stata utilizzata una pistola giocattolo munita di segni caratteristici che consentano di identificarla come tale e, pertanto, la rendono inidonea ad essere percepita come “arma”.

Tribunale Napoli sez. I  25 luglio 2014 n. 10854  

 

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti