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Art. 630 codice penale: Sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione

Chiunque sequestra una persona allo scopo di conseguire, per sè o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.

Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.

Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell’ergastolo.

Al concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà, senza che tale risultato sia conseguenza del prezzo della liberazione, si applicano le pene previste dall’art. 605. Se tuttavia il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da sei a quindici anni.

Nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera, al di fuori del caso previsto dal comma precedente, per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell’ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi.

Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell’ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell’ipotesi prevista dal terzo comma.

I limiti di pena preveduti nel comma precedente possono essere superati allorchè ricorrono le circostanze attenuanti di cui al quinto comma del presente articolo (1).

(1) Articolo già sostituito dal D.L. 21 marzo 1978, n. 59 e successivamente così sostituito dalla L. 30 dicembre 1980, n. 894.


Giurisprudenza annotata

Sequestro di persona

La fattispecie del sequestro di persona a scopo di estorsione descritta dall'art. 630 c.p., richiede quali elementi costitutivi, il sequestro, inteso come annullamento o forte limitazione della libertà di movimento della vittima, anche attraverso l'inganno, ed il fine di ottenere un profitto ingiusto come prezzo per la libertà del sequestrato (annullata con rinvio la decisione dei giudici del merito che avevano condannato l'imputato per aver trattenuto degli immigrati clandestini nel proprio casolare di campagna, atteso che vi erano carenze motivazionali circa la compressione della libertà di movimento e di azione delle vittime e del profitto ingiusto - collegato alla liberazione - che egli intendeva conseguire).

Cassazione penale sez. V  10 dicembre 2014 n. 6427  

 

Integra il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all'art. 630 cod. pen., e non il concorso del delitto di sequestro di persona con quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone (artt. 605 e 393 dello stesso codice), la privazione della libertà di una persona finalizzata a conseguire, come prezzo della liberazione, una prestazione patrimoniale eccedente il credito, azionabile in sede giudiziaria, vantato nei confronti della persona offesa. (Rigetta, Ass.App. Napoli, 19/112013)

Cassazione penale sez. VI  12 giugno 2014 n. 45064  

 

Il ruolo di "copertura" in una vicenda di sequestro di persona - stante la delicatezza del ruolo e del rapporto fiduciario tra i concorrenti - non è minimale, indifferente o infungibile rispetto alla serie causale produttiva dell'evento. Non può dunque invocarsi l'attenuante dell'art. 114 c.p. se non quando la condotta del reo abbia inciso sul risultato finale in modo del tutto marginale e tale da poter essere esclusa, senza apprezzabili conseguenze.

Cassazione penale sez. VI  14 novembre 2013 n. 47533  

 

L'autonomia del delitto tentato comporta che gli effetti giuridici sfavorevoli previsti con specifico richiamo di determinate norme incriminatrici vanno riferiti alle sole ipotesi di reato consumato e ciò in quanto le norme sfavorevoli sono di stretta interpretazione e, in difetto di espressa previsione, non possono trovare applicazione anche per le corrispondenti ipotesi di delitto tentato. (Fattispecie, nella quale la Corte ha ritenuto che tra i reati di cui agli art. 628, 629 e 630 c.p., per i quali non opera, ai sensi dell'art. 649, comma 3, prima parte, c.p., la causa di non punibilità prevista da detta disposizione, non rientra l'ipotesi dell'estorsione tentata). Annulla in parte senza rinvio, App. Cagliari, 02/04/2012

Cassazione penale sez. II  22 ottobre 2013 n. 5504  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 275, comma 3, secondo periodo, c.p.p., come modificato dall'art. 2 d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, conv., con modif., in l. 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'art. 630 c.p., è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Premesso che ciò che vulnera gli art. 3, 13, comma 1, e 27, comma 2, cost. non è la presunzione in sé della adeguatezza della custodia carceraria, ma il suo carattere assoluto, che implica una indiscriminata e totale negazione di rilievo al principio del "minore sacrificio necessario", e tenuto conto che il delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione (di cui all'art. 630 c.p.) non è assimilabile ai delitti di mafia, potendo assumere le più disparate connotazioni concrete (dal fatto commesso “professionalmente” e con modalità efferate da organizzazioni criminali rigidamente strutturate e dotate di ingenti dotazioni di mezzi e di uomini; all'illecito realizzato una tantum da singoli o da gruppi di individui, quale reazione ad una altrui condotta apprezzata come scorretta), la previsione di una presunzione solo relativa - atta a realizzare una semplificazione del procedimento probatorio suggerita da aspetti ricorrenti del fenomeno criminoso considerato, ma comunque superabile da elementi di segno contrario - non eccede i limiti di compatibilità costituzionale, rimanendo per tal verso non censurabile l'apprezzamento legislativo circa la ordinaria configurabilità di esigenze cautelari nel grado più intenso (sentt. n. 139, 265 del 2010, 164, 231, 331 del 2011, 68, 110 del 2012, 57 del 2013; ord. n. 450 del 1995).

Corte Costituzionale  18 luglio 2013 n. 213  

 

La disposizione del terzo comma dell'art. 649 c.p., nel trattare "insiemisticamente" i delitti di cui agli arti 628, 629 e 630 c.p., ed "ogni altro delitto contro il patrimonio che sia commesso con violenza alle persone", deve essere interpretata nel senso del divieto di applicazione del regime di favore di cui ai primi due commi dell'art. 649 c.p. al tentativo dei succennati delitti, quando commessi con violenza fisica, e non nel senso di vietare il regime di favore suddetto ai delitti consumati di cui agli articoli 628, 629 e 630 c.p. qualora vengano commessi con minaccia.

Corte appello Napoli sez. II  29 maggio 2013 n. 2952  

 

La circostanza attenuante speciale di cui all'art. 630 comma 4 c.p. non si comunica ai concorrenti non utilmente attivi nella liberazione dell'ostaggio. (Fattispecie nella quale è stata negata la comunicabilità della circostanza al concorrente che - a liberazione dell'ostaggio già avvenuta, e nell'ignoranza dell'iniziativa già efficacemente e conclusivamente assunta dai complici - aveva condiviso la decisione di porre fine al sequestro, adoperandosi per la liberazione). Rigetta, App. Ancona, 16/01/2012

Cassazione penale sez. II  10 aprile 2013 n. 30852  

 

In tema di sequestro di persona a scopo di estorsione, il concorrente risponde dell'aggravante prevista dall'art. 630, comma 3, c.p., anche se non abbia direttamente partecipato alla causazione del decesso dell'ostaggio, quando abbia accettato il rischio dell'evento morte del medesimo come eziologicamente determinato dal prevedibile sviluppo dell'azione criminosa. (Fattispecie in cui la corte ha confermato la sentenza impugnata che ha ravvisato il dolo eventuale in capo agli autori di un sequestro di un minorenne dettato da un intento vendicativo nei confronti del padre, collaboratore di giustizia, e finalizzato ad ottenere la ritrattazione da parte di quest'ultimo delle dichiarazioni accusatorie rese in merito alla strage di capaci e ad altre azioni di "cosa nostra", sebbene la morte del sequestrato fosse avvenuta a distanza di molto tempo dal rapimento).

Cassazione penale sez. VI  09 ottobre 2012 n. 4157  

 



 
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