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Art. 633 codice penale: Invasione di terreni o edifici

Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro.
Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.


Giurisprudenza annotata

Invasione di terreni

Una condizione di difficoltà economica non può legittimare, ai sensi dell'art. 54 c.p., un'occupazione permanente di un immobile per risolvere, in realtà, in modo surrettizio, un'esigenza abitativa (nella specie, la Corte ha escluso la sussistenza della causa di giustificazione in capo all'imputata che, con quattro figlie minori a carico e priva di soluzione abitativa, avendo lasciato l'appartamento nel quale risiedeva in qualità di conduttrice perché non in grado di sostenere le spese di locazione a causa della precarietà lavorativa, aveva occupato un alloggio popolare).

Cassazione penale sez. II  06 febbraio 2015 n. 8603  

 

Ai fini della configurabilità del reato di invasione di terreni o edifici, il dolo specifico di occupare l'immobile o di trarne altrimenti profitto presuppone che la condotta dell'agente sia diretta a realizzare un apprezzabile depauperamento delle facoltà di godimento del titolare dello "ius excludendi" e può essere desunto non solo dalla stabile permanenza del soggetto nel terreno o nell'edificio, ma anche da elementi diversi purchè univocamente dimostrativi della finalità di dare inizio ad un possesso non meramente transitorio od occasionale. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità del tentativo del reato di cui all'art. 633 cod. pen. in relazione a condotta diretta a fare ingresso in un appartamento, in assenza di qualsiasi elemento indicativo della volontà di attuare una permanente occupazione dell'immobile e non, invece, di farne un uso occasionale e momentaneo). (Annulla in parte con rinvio, App. Trieste, 18/07/2013 )

Cassazione penale sez. II  18 novembre 2014 n. 50659  

 

La norma di cui all'art. 633 c.p. che sanziona penalmente la condotta di chi abusivamente, con violenza e senza l'autorizzazione del titolare, invade edifici o terreni al fine di occuparli, non riguarda la condotta successiva di protrazione dell'occupazione, che potrà invece rilevare in sede civilistica, di talché si tratta di delitto istantaneo, pur se con effetti permanenti, la cui data di consumazione coincide con l'atto di invasione, ossia con il momento in cui l'occupazione ha avuto inizio, e non con quello di accertamento del reato.

Tribunale Napoli sez. I  27 ottobre 2014 n. 12871  

 

In tema di invasione di edifici, nell'ipotesi in cui un soggetto sia stato escomiato, a seguito di esecuzione forzata da un immobile e questo risulti successivamente occupato da un famigliare del soggetto esecutato, è configurabile il reato di cui all'art. 633 c.p., a meno che l'occupante non dimostri che si trovava nel possesso o detenzione dell'immobile fin da prima dell'escomio e che tale possesso sia proseguito ininterrottamente. (Annulla ai soli effetti civili, Trib. Brindisi, 19/10/2012 )

Cassazione penale sez. II  23 ottobre 2014 n. 47705  

 

Una volta che un soggetto sia stato escomiato, a seguito di esecuzione forzata da un immobile, ove, successivamente, il medesimo risulti occupato da un famigliare del soggetto esecutato, è configurabile il reato di cui all'art. 633 c.p. a meno che l'occupante non dimostri che si trovava nel possesso o detenzione dell'immobile fin da prima dell'escomio e che tale possesso e/o detenzione era proseguita ininterrottamente anche successivamente

Cassazione penale sez. II  23 ottobre 2014 n. 47705  

 

La carica di legale rappresentante di una società costituisce il soggetto in una posizione di garanzia, sicchè egli risponde della condotta che i dipendenti della società pongono in essere nello svolgimento dei compiti loro affidati, salvo che dimostri di aver delegato ad altri la direzione dell'attività dei dipendenti o la loro vigilanza (nella specie, relativa all'apposizione di un cartello pubblicitario sul fondo altrui, non avendo il legale provato la delega ad altri della direzione dei lavori della ditta, è stata confermata la responsabilità del fatto ascrittogli).

Cassazione penale sez. II  26 settembre 2014 n. 43091  

 

Il riconoscimento dell'esimente dello stato di necessità di cui all'art. 54 c.p. per il reato di occupazione arbitraria di un appartamento di proprietà dello IACP ricorre solo in presenza di un pericolo attuale di un danno grave alla persona, non coincidendo la scriminante dello stato di necessità con l'esigenza dell'agente di reperire un alloggio e risolvere i propri problemi abitativi (nella specie, l'imputata non aveva allegato nulla, se non la sussistenza di un disagio abitativo; infatti, pur riconoscendo le problematiche legate alla nascita di un figlio, tuttavia, deve ritenersi che, con la sua azione, l'imputata aveva comunque finito per sottrarre una risorsa abitativa a soggetti aventi maggiore bisogno, secondo i criteri elaborati dall'ente pubblico che provvede all'assegnazione degli edifici residenziali pubblici in base a graduatorie che garantiscono le persone più bisognose).

Cassazione penale sez. II  25 settembre 2014 n. 43078  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 633 c.p. è sufficiente l'introduzione nell'immobile altrui al fine di occuparlo o di trarne altrimenti profitto, trattandosi sostanzialmente di un reato istantaneo che, allorché l'occupazione si protragga nel tempo, assume la caratteristica di reato permanente giacché la situazione realizzata (inerente alla violazione del diritto altrui mediante l'abusivo insediamento nell'immobile altrui) permane fino a quando l'agente abbandoni l'immobile, non già come semplice effetto di un comportamento antigiuridico iniziale, ma come permanente violazione della legge penale, nella sua manifestazione tipica, inscindibilmente legata alla condotta dell'agente. Il fatto che l'imputato abbia, in epoca successiva ai fatti ed in forza di una legge regionale, regolarizzato il rapporto locatizio relativo all'immobile abusivamente occupato non scrimina l'azione compiuta a fronte di una querela presentata da Ente diverso rispetto al quale è intervenuta la regolarizzazione del rapporto medesimo.

Cassazione penale sez. II  17 giugno 2014 n. 30890  



 
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