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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 635 codice penale: Danneggiamento

Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili le seguenti cose altrui:

  1. edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all’esercizio di un culto, o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici ovvero su immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati, o su altre delle cose indicate nel numero 7 dell’articolo 625;
  2. opere destinate all’irrigazione;
  3. piantate di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento;
  4. attrezzature e impianti sportivi al fine di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive.

Per i reati di cui al primo e secondo comma, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna

 


Commento

Con sentenza n. 119 del 6 luglio 1970 la Corte cost. ha dichiarato l'illegittimità del secondo comma di questo articolo nella parte in cui prevede come circostanza aggravante e come causa di procedibilità d'ufficio il fatto che il reato sia commesso da lavoratori in occasione di sciopero e da datori di lavoro in occasione di serrata.


Giurisprudenza annotata

Danneggiamento

Per la configurabilità dell'aggravante speciale del delitto di danneggiamento ex art. 635 comma secondo n. 1 cod. pen., costituita dal fatto commesso con violenza o minaccia, non è necessario che queste ultime rappresentino un mezzo per vincere l'altrui resistenza, ma è sufficiente che siano contestuali al fatto produttivo del danneggiamento, nel senso che il danneggiamento deve essere stato compiuto quando è ancora in atto la condotta violenta o minacciosa tenuta dall'agente, anche se la stessa non sia finalizzata a rendere possibile l'esecuzione del danneggiamento mediante l'intimidazione esercitata nei confronti del soggetto passivo, con la conseguenza che, in questa ipotesi, il reato di minaccia è assorbito in quello di danneggiamento aggravato. (Annulla in parte senza rinvio, App. Roma, 08/02/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1377  

 

Per la configurabilità dell'aggravante speciale del delitto di danneggiamento ex art. 635 comma secondo n. 1 cod. pen., costituita dal fatto commesso con violenza o minaccia, non è necessario che queste ultime rappresentino un mezzo per vincere l'altrui resistenza, ma è sufficiente che siano contestuali al fatto produttivo del danneggiamento, nel senso che il danneggiamento deve essere stato compiuto quando è ancora in atto la condotta violenta o minacciosa tenuta dall'agente, anche se la stessa non sia finalizzata a rendere possibile l'esecuzione del danneggiamento mediante l'intimidazione esercitata nei confronti del soggetto passivo, con la conseguenza che, in questa ipotesi, il reato di minaccia è assorbito in quello di danneggiamento aggravato. (Annulla in parte senza rinvio, App. Roma, 08/02/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1377  

 

In tema di danneggiamento, integra il reato di cui all'art. 635 c.p. la forzatura di una serratura, in quanto arreca alla cosa un danno di natura irreversibile - sebbene riparabile ad opera dell'uomo - e una modificazione funzionale e strutturale, non irrilevante neppure sotto il profilo economico. (Annulla ai soli effetti civili, Trib. Brindisi, 19/10/2012 )

Cassazione penale sez. II  23 ottobre 2014 n. 47705  

 

La forzatura di una serratura costituisce danneggiamento essendo di natura irreversibile - sebbene sia possibile un intervento ripristinatorio ad opera dell'uomo - e consistendo in una modificazione funzionale e strutturale della cosa che non può definirsi irrilevante neppure sotto il profilo economico.

Cassazione penale sez. II  23 ottobre 2014 n. 47705  

 

In tema di danneggiamento, l'elemento oggettivo del reato è integrato in tutti i casi nei quali il valore o l'utilizzabilità della cosa vengano diminuiti, anche solo parzialmente, rendendo necessario sull'oggetto materiale un intervento ripristinatorio della sua essenza e funzionalità; va aggiunto, poi, che si ha "deterioramento", che integra il reato di danneggiamento, tutte le volte in cui una cosa venga resa inservibile, anche solo temporaneamente, all'uso cui è destinata, non rilevando, ai fini dell'integrazione della fattispecie, la possibilità di reversione del danno, anche se tale reversione avvenga non per opera dell'uomo, ma per la capacità della cosa di riacquistare la sua funzionalità nel tempo.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II  15 luglio 2014 n. 2727  

 

In tema di danneggiamento, l'elemento oggettivo del reato è integrato in tutti i casi nei quali il valore o l'utilizzabilità della cosa vengano diminuiti, anche solo parzialmente, rendendo necessario sull'oggetto materiale un intervento ripristinatorio della sua essenza e funzionalità; va aggiunto, poi, che si ha "deterioramento", che integra il reato di danneggiamento, tutte le volte in cui una cosa venga resa inservibile, anche solo temporaneamente, all'uso cui è destinata, non rilevando, ai fini dell'integrazione della fattispecie, la possibilità di reversione del danno, anche se tale reversione avvenga non per opera dell'uomo, ma per la capacità della cosa di riacquistare la sua funzionalità nel tempo

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II  15 luglio 2014 n. 2727  

 

In tema di danneggiamento, l'elemento oggettivo del reato è integrato in tutti i casi nei quali il valore o l'utilizzabilità della cosa vengano diminuiti, anche solo parzialmente, rendendo necessario sull'oggetto materiale un intervento ripristinatorio della sua essenza e funzionalità; va aggiunto, poi, che si ha "deterioramento", che integra il reato di danneggiamento, tutte le volte in cui una cosa venga resa inservibile, anche solo temporaneamente, all'uso cui è destinata, non rilevando, ai fini dell'integrazione della fattispecie, la possibilità di reversione del danno, anche se tale reversione avvenga non per opera dell'uomo, ma per la capacità della cosa di riacquistare la sua funzionalità nel tempo.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II  15 luglio 2014 n. 2727  

 

In tema di inquinamento, integra il reato di danneggiamento lo smaltimento di fusti contenenti rifiuti pericolosi, se compiuto con modalità tali da determinare lo sversamento sul terreno delle sostanze contenute nei recipienti, con infiltrazione delle stesse negli strati superficiali del sottosuolo e conseguente rischio di contaminazione delle falde acquifere, anche quando tale attività determina non il deterioramento di un'area in buone condizioni ambientali, bensì un aggravamento ulteriore delle precedenti condizioni di degrado della stessa. (Dichiara inammissibile, App. Lecce, 06/07/2011 )

Cassazione penale sez. III  30 maggio 2014 n. 27478  

 

L'elemento psicologico del delitto ex art. 635 c.p. può anche assumere la forma del dolo eventuale, escludendosi invece la colpa con previsione dell'evento configurabile quando questo si presenti come possibile e probabile, ma non sia dall'autore né voluto, né considerato di sicuro accadimento (riconosciuta, nella specie, la sussistenza del reato in capo all'imputato che aveva effettuato una manovra di sorpasso radente di un mezzo che non procedeva sul limite del margine destro della carreggiata, accettando il rischio del probabile verificarsi della rottura dello specchietto dell'auto sorpassata).

Cassazione penale sez. V  20 maggio 2014 n. 41142  

 

In tema di danneggiamento, le cose destinate a pubblico servizio - cui fa riferimento l'aggravante di cui al n. 7 dell'art. 625 c.p. (applicabile al reato in esame in virtù del comma 2 n. 3 dell'art. 635 c.p.) - non si identificano in quelle la cui fruizione sia pubblica ma in quelle la cui destinazione è per un servizio fruibile dal pubblico. (Fattispecie in cui l'aggravante è stata riconosciuta in un'ipotesi di danneggiamento delle radio ricetrasmittenti, utilizzate dai vigili urbani per i compiti di istituto). Dichiara inammissibile, App. Genova, 13/12/2012

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 2013 n. 698

 

La circostanza che l'istituto scolastico il cui portone è stato danneggiato sia o meno un ente privato, non fa venir meno la funzione di edificio destinato all'uso pubblico, in quanto lo svolgimento di attività scolastica anche da parte di tali istituti concorre a definire il sistema nazionale di istruzione; pertanto, deve ritenersi integrata la circostanza aggravante di cui all'art. 635, comma secondo n. 3 c.p., che rende procedibile d'ufficio il reato di danneggiamento, nell'ipotesi di sfondamento del portone di un portone di una scuola privata.

Cassazione penale sez. II  11 ottobre 2013 n. 43921  

 

Non può intendersi integrata l'ipotesi di danneggiamento aggravato, ai sensi dell'art. 635 comma 2 n. 3, in relazione all'art. 625, numero 7, c.p., quando l'immobile danneggiato, pur "non abitato" o "dismesso", sia ancora dotato di strutture, barriere o impedimenti, preordinati in modo permanente ad assicurarne l'inviolabilità da parte di terzi. (La Corte ha così escluso l'aggravante in una ipotesi di danneggiamento di un immobile che risultava chiuso, dotato di portoncino e infissi, tanto che l'effrazione aveva avuto inizio proprio con il danneggiamento della porta d'ingresso, che costituiva l'impedimento il quale, per la sua funzionale idoneità, era tale da escludere l'affidamento dell'immobile stesso alla fede pubblica).

Cassazione penale sez. VI  10 luglio 2013 n. 30543  



 
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