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Art. 636 codice penale: Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo

Chiunque introduce o abbandona animali in gregge o in mandria nel fondo altrui è punito con la multa da lire ventimila a duecentomila.

Se l’introduzione o l’abbandono di animali, anche non raccolti in gregge o in mandria, avviene per farli pascolare nel fondo altrui, la pena è della reclusione fino a un anno o della multa da lire quarantamila a quattrocentomila.

Qualora il pascolo avvenga, ovvero dalla introduzione o dall’abbandono degli animali il fondo sia stato danneggiato, il colpevole è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da lire centomila a un milione.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa (1).

(1) Comma aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.


Giurisprudenza annotata

Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui

Se l'utente di uso civico di pascolo che esercita, come tale, la facoltà di condurre il bestiame a pascolare l'erba su un determinato terreno, nel fare ciò esorbita dal suo diritto e cagiona un danno al fondo, risponde di danneggiamento a seguito di pascolo, ai sensi dell'art. 636 ultimo comma c.p. Annulla con rinvio, Trib. lib. Frosinone, 20/04/2012

Cassazione penale sez. II  22 febbraio 2013 n. 12802  

 

L'elemento soggettivo del delitto di introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui è integrato dal dolo generico nell'ipotesi prevista dal comma 1 dell'art. 636 c.p., e da quello specifico nell'ipotesi di pascolo abusivo, prevista dal comma 2 dello stesso articolo. Annulla con rinvio, Trib.Termini Imerese,sez.dis.Cefalu', 01/10/2009

Cassazione penale sez. II  30 novembre 2010 n. 44937  

 

Il delitto di introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui per farli pascolare è integrato anche qualora la condotta riguardi un singolo capo di bestiame, purchè lo stesso appartenga a quella specie di animali che, se riuniti, formano un gregge o una mandria. Annulla con rinvio, Trib.Termini Imerese,sez.dis.Cefalu', 01/10/2009

Cassazione penale sez. II  30 novembre 2010 n. 44937  

 

L'introduzione o abbandono nel fondo altrui di animali "anche non raccolti in gregge o in mandria", a scopo di pascolo, costituisce una fattispecie autonoma di reato e non una circostanza aggravante dell'ipotesi di cui al comma primo dell'art. 636 cod. pen.. (In applicazione di tale principio, la Corte non ha ravvisato la violazione del divieto di "reformatio in peius" per aver il giudice d'appello escluso il dolo specifico, richiesto dalla previsione del comma secondo, confermando tuttavia la pena inflitta in primo grado, rientrante nei limiti edittali, avendola ritenuta congrua anche in relazione alla fattispecie del comma primo). Rigetta, App. Cagliari, 17 marzo 2010

Cassazione penale sez. II  07 ottobre 2010 n. 43273  

 

L'introduzione o abbandono nel fondo altrui di animali "anche non raccolti in gregge o in mandria", a scopo di pascolo, costituisce una fattispecie autonoma di reato e non una circostanza aggravante dell'ipotesi di cui al comma primo dell'art. 636 cod. pen.. (In applicazione di tale principio, la Corte non ha ravvisato la violazione del divieto di "reformatio in peius" per aver il giudice d'appello escluso il dolo specifico, richiesto dalla previsione del comma secondo, confermando tuttavia la pena inflitta in primo grado, rientrante nei limiti edittali, avendola ritenuta congrua anche in relazione alla fattispecie del comma primo). Rigetta, App. Cagliari, 17 marzo 2010

Cassazione penale sez. II  07 ottobre 2010 n. 43273  

 

Il delitto d'introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo può essere commesso dal proprietario del fondo in danno del possessore dello stesso. Annulla con rinvio, Giud.pace Nicosia, 28 giugno 2006

Cassazione penale sez. II  31 marzo 2009 n. 17509  

 

Ad integrare l'elemento soggettivo del delitto previsto dall'art. 636 c.p. (introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo) è sufficiente il dolo generico nell'ipotesi prevista dal comma 1, è necessario quello specifico nell'ipotesi di pascolo abusivo, prevista dal comma 2, non potendosi prescindere dalla consapevolezza dell'illegittimità della condotta che è esclusa quando il pascolo avviene con la coscienza, in capo all'agente, di esercitare un diritto.

Cassazione penale sez. II  03 ottobre 2006 n. 35746  

 

Ad integrare l'elemento soggettivo del delitto previsto dall'art. 636 c.p. (introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo) è sufficiente il dolo generico nell'ipotesi prevista dal comma 1, è necessario quello specifico nell'ipotesi di pascolo abusivo, prevista dal comma 2, non potendosi prescindere dalla consapevolezza dell'illegittimità della condotta che è esclusa quando il pascolo avviene con la coscienza, in capo all'agente, di esercitare un diritto.

Cassazione penale sez. II  03 ottobre 2006 n. 35746  

 

Si configurano come reato ex art. 636 comma 3 c.p., caratterizzato dal vincolo della continuazione, le ripetitive e sistematiche condotte illecite con cui l'agente consente che gli animali ricadenti sotto la sua custodia invadano e pascolino abusivamente nei fondi altrui, in tal modo arrecando danneggiamento alle colture e alle piante dei fondi medesimi.

Tribunale Salerno  28 marzo 2000

 

È stata sollevata - in riferimento all'art. 3 cost. - questione di legittimità costituzionale dell'art. 636 comma 3 parte seconda c.p., relativamente alla sanzione, per il reato di pascolo abusivo con danneggiamento. Secondo l'ordinanza di rinvio risulterebbe ingiustificata la disparità di trattamento, peggiorativa nei confronti di chi introduce gli animali nel fondo altrui a fine di pascolo, quando il fondo resti danneggiato contro ogni previsione e volontà dell'agente, rispetto a chi l'introduca al deliberato fine di danneggiare rispondendo soltanto, si assume, del reato di cui all'art. 635 c.p. (che comporta pena più mite e procedibilità a querela anziché d'ufficio). Nel frattempo è sopravvenuta la l. 24 novembre 1981 n. 689, recante modifiche al sistema penale, che, ha sancito la perseguibilità a querela della persona offesa anche per il delitto di cui all'art. 636 c.p.; conseguentemente il giudice "a quo" dovrà procedere a nuovo esame della rilevanza della proposta questione alla luce della nuova normativa.

Corte Costituzionale  16 dicembre 1982 n. 226  

 

Il r.d. 14 luglio 1898 n. 404, sulla repressione dell'abigeato in Sardegna, esteso alla Sicilia e alle province meridionali con il d.l. 11 febbraio 1917 n. 249, non è stato abrogato neppure per quanto riguarda la repressione del pascolo abusivo, dall'art. 636, del vigente c.p., non esistendo incompatibilità tra le norme predette, poiché la legge sull'abigeato e sul pascolo abusivo ha l'obiettivo peculiare di prevenire i danneggiamenti determinati dallo sconfinamento degli animali, per favorire l'armonia di rilevanza sociale, dei rapporti fra i titolari di possesso o di proprietà contigue.

Cassazione penale sez. IV  15 ottobre 1982

 



 
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