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Art. 638 codice penale: Uccisione o danneggiamento di animali altrui

Chiunque senza necessità uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire seicentomila.

La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

Non è punibile chi commette il fatto sopra volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli recano danno.


Giurisprudenza annotata

Uccisione di animali

Il concetto di deterioramento di cui all'art. 638 cod. pen. implica la sussistenza di un danno giuridicamente apprezzabile, mentre per le lesioni all'integrità fisica di cui all'art. 544-ter cod. pen. è necessario il verificarsi di una malattia atta a determinare un'alterazione anatomica o funzionale - anche non definitiva - dell'organismo. (Fattispecie nella quale un cane era stato sbattuto a terra e preso a calci). Rigetta, Trib. Torino, 17/02/2011

Cassazione penale sez. II  30 novembre 2011 n. 47391  

 

La situazione di "necessità" che esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui, comprende non solo lo stato di necessità di cui all'art. 54 c.p., ma anche ogni altra situazione che induca all'uccisione o al danneggiamento dell'animale per prevenire od evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona, propria o altrui, o ai propri beni, quando tale danno l'agente ritenga altrimenti inevitabile. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la sentenza di merito che aveva ritenuto non necessitata l'uccisione di un pastore tedesco a fronte della situazione di pericolo per altro cane, di proprietà dell'imputato, già aggredito poco prima, e per la moglie dell'imputato, intervenuta sul posto). Annulla senza rinvio, Trib. Brescia, sez. dist. Salo', 09 ottobre 2009

Cassazione penale sez. II  11 novembre 2010 n. 43722  

 

In tema di delitti contro il sentimento per gli animali, le nuove fattispecie di uccisione e maltrattamento di animali degli art. 544 bis e 544 ter c.p. si differenziano dalla fattispecie di uccisione o danneggiamento di animali altrui di cui all'art. 638 c.p. sia per la diversità del bene oggetto di tutela penale (proprietà privata nell'art. 638 c.p. e sentimento per gli animali nelle nuove fattispecie), sia per la diversità dell'elemento soggettivo, giacché nel solo art. 638 c.p. la consapevolezza dell'appartenenza dell'animale ad un terzo è elemento costitutivo del reato.

Cassazione penale sez. II  26 marzo 2010 n. 24734  

 

Il delitto di maltrattamenti di animali (art. 544 ter c.p.), che si configura come reato a dolo specifico, nel caso in cui la condotta lesiva dell'integrità e della vita dell'animale sia tenuta per crudeltà, e a dolo generico, quando essa sia tenuta senza necessità, tutela il sentimento per gli animali, e si differenzia dal delitto di cui all'art. 638 c.p., laddove questo punisce, tra l'altro, il danneggiamento di animali altrui, per il fatto che quest'ultimo è un delitto contro il patrimonio, in cui il bene protetto è la proprietà privata dell'animale. Pertanto, pur potendo essere coincidente l'elemento oggettivo, nel reato di cui all’art. 638 c.p. muta l'elemento soggettivo, costituito dalla coscienza e volontà di produrre, senza necessità, il danneggiamento di un animale altrui, e, quindi, la consapevolezza dell'appartenenza dell'animale a un terzo soggetto, parte offesa, è un elemento costitutivo del reato.

Cassazione penale sez. II  26 marzo 2010 n. 24734  

 

Il maltrattamento di animali, prima disciplinato come contravvenzione dall’art. 727 c.p., è divenuto delitto ai sensi dell’art. 544 bis e ss. c.p. mentre l’attuale norma contenuta nell’art. 727 c.p., introdotta sempre della l. 1 agosto 2004 n. 189, art. 1, comma 3, contempla esclusivamente l’abbandono di animali.Il nuovo delitto, che si configura come reato a dolo specifico, nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale, che può consistere sia in un comportamento commissivo come omissivo, sia tenuta per crudeltà, e a dolo generico quando essa è tenuta, come nel caso in esame, senza necessità, si differenzia dall’art. 638 c.p. così come modificato dalla l. 20 luglio 2004, art. 1, comma 2, che ha introdotto l’inciso "salvo che il fatto costituisca più grave reato" e che stabilisce che "chiunque, senza necessità, uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a lire seicentomila". Detta disposizione è contenuta nel titolo tredicesimo del libro secondo del codice penale, avente ad oggetto i delitti contro il patrimonio, in cui il bene protetto è la proprietà privata dell’animale, sicché, pur potendo coincidere l’elemento oggettivo con quello descritto nell’art. 727 "ante novellam" e nell’attuale 544 ter c.p. (qualora - come nel caso di specie - si sia in presenza di animali domestici), muta l’elemento soggettivo, costituito, nel reato di cui all’art. 638 c.p., dalla coscienza e volontà di produrre, senza necessità, il deterioramento, il danneggiamento o l’uccisione di un animale altrui e nel quale, diversamente dalla contravvenzione di cui all’art. 727 "ante novellam" e dal delitto di cui all’art. 544 ter c.p., che tutela il sentimento per gli animali, è tutelato l’animale come un bene patrimoniale e, pertanto, la consapevolezza dell’appartenenza di esso ad un terzo soggetto, parte offesa, è un elemento costitutivo del reato.

Cassazione penale sez. II  26 marzo 2010 n. 24734

 

Nel rapporto tra le nuove fattispecie introdotte dalla l. 20 luglio 2004 n. 189 (che ha inserito il nuovo Titolo IX bis nel Libro II del codice penale), e quella contemplata dal novellato art. 638 c.p., da un lato, il bene protetto è la proprietà privata dell'animale (e non il sentimento per gli animali, bene tutelato dal previgente art. 727 c.p. e dalle nuove fattispecie introdotte dalla l. n. 189 del 2004) e, dall'altro, le nuove fattispecie si differenziano dal novellato art. 638 c.p. per il diverso elemento soggettivo, in quanto nelle prime la consapevolezza dell'appartenenza dell'animale ad un terzo persona offesa è elemento costitutivo del reato. (Conferma, App. Catania 20 maggio 2006)

Cassazione penale sez. III  24 ottobre 2007 n. 44822  



 
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