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Art. 639-bis codice penale: Casi di esclusione dalla perseguibilità a querela

Nei casi previsti negli articoli 631, 632, 633 e 636 si procede d’ufficio se si tratta di acque, terreni, fondi, o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico (1).

(1) Articolo aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.


Giurisprudenza annotata

Casi di esclusione della perseguibilità

Configura in astratto l’ipotesi contestata di cui agli art. 632 e 639 bis c.p., modificazione dello stato dei luoghi, la condotta di colei che con interventi edili alterava una cosa pubblica, poiché, come da costante orientamento giurisprudenziale, il bene giuridico tutelato dall'art. 632 c.p. è rappresentato dalla "integrità dell'altrui proprietà immobiliare e del possesso contro ogni arbitraria modificazione dello stato dei luoghi che possa renderne incerta la posizione giuridica o alterarne le condizioni di pacifico godimento".

Tribunale Napoli sez. XI  15 febbraio 2012 n. 900  

 

Correttamente è adottato il sequestro preventivo dell'immobile abusivamente occupato in relazione alla ravvisata sussistenza del reato di cui agli art. 633 e 639 bis c.p. (Fattispecie relativa a sequestro preventivo di un immobile di proprietà dell'Istituto autonomo case popolari).

Cassazione penale sez. II  22 novembre 2011 n. 7722  

 

In tema di occupazione abusiva di un immobile, ai fini della procedibilità d'ufficio del reato di cui all'art. 633 c.p., l'uso della disgiuntiva nella locuzione contenuta nell'art. 639 bis c.p. ("edifici pubblici o destinati a uso pubblico") pone il carattere pubblico dell'edificio come di per sé sufficiente a configurare la procedibilità d'ufficio del reato de quo, nel senso che è sufficiente che l'edificio sia di proprietà di un ente pubblico. A tal fine, dovendosi considerare pubblici, secondo la nozione che il legislatore penale ha mutuato dagli art. 822 e ss. c.c., i beni appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato o a un ente pubblico, quindi non solo i beni demaniali, ma anche quelli facenti parte del patrimonio disponibile o indisponibile degli enti predetti. Mentre, sempre per la procedibilità d'ufficio, sono da considerare "destinati a uso pubblico" quegli altri beni che, pur in ipotesi appartenenti a privati, detta destinazione abbiano concretamente ricevuto.

Corte appello Palermo sez. I  20 giugno 2011 n. 2351  

 

In tema di occupazione abusiva di un immobile, ai fini della procedibilità d'ufficio del reato di cui all'art. 633 c.p., l'uso della disgiuntiva nella locuzione contenuta nell'art. 639 bis c.p. ("edifici pubblici o destinati a uso pubblico") pone il carattere pubblico dell'edificio come di per sé sufficiente a configurare la procedibilità d'ufficio del reato "de quo", nel senso che è sufficiente che l'edificio sia di proprietà di un ente pubblico: a tal fine, dovendosi considerare "pubblici", secondo la nozione che il legislatore penale ha mutuato dagli art. 822 e ss. c.c., i beni appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato o a un ente pubblico, quindi non solo i beni demaniali, ma anche quelli facenti parte del patrimonio disponibile o indisponibile degli enti predetti. Mentre, sempre per la procedibilità d'ufficio, sono da considerare "destinati a uso pubblico" quegli altri beni che, pur in ipotesi appartenenti a privati, detta destinazione abbiano concretamente ricevuto (nella specie, la Corte ha ritenuto ravvisabile la procedibilità d'ufficio in relazione all'occupazione di un immobile appartenente a un Comune e adibito al soddisfacimento di finalità connesse all'edilizia residenziale pubblica, sotto il profilo della tutela dei cittadini meno abbienti riguardo al diritto primario alla casa: secondo la Cassazione, ricorrevano entrambe le condizioni indicate nell'art. 639 bis c.p., trattandosi appunto di immobile di proprietà pubblica ed altresì destinato a un uso pubblico).

Cassazione penale sez. II  26 gennaio 2010 n. 7575  

 

Le società che vengono costituite dal Ministero dell’economia e delle finanze che hanno ad esclusivo oggetto la “cartolarizzazione” degli immobili appartenenti allo Stato e agli enti pubblici, disciplinata dal d.l. 25 settembre 2001 n. 351, convertito nella l. 23 novembre 2001 n. 410, alle quali vengono trasferiti a titolo oneroso i beni da dismettere, previamente individuati dall’Agenzia del demanio, conservano la loro natura pubblicistica. Ne deriva che l’eventuale invasione ad opera dei terzi dei beni di tali società è perseguibile d’ufficio, ai sensi dell’art. 639 bis c.p. e potrà essere disposto il sequestro preventivo.

Tribunale Roma  10 luglio 2009

 

Ai fini della perseguibilità d'ufficio del delitto di invasione di terreni o edifici, devono considerarsi "pubblici" i beni appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato o a un ente pubblico e quindi non solo i beni demaniali ma anche quelli facenti parte del patrimonio disponibile o indisponibile degli enti predetti; "destinati a uso pubblico" devono poi intendersi quegli altri beni che appartengono a privati e detta destinazione abbiano concretamente avuto. Addirittura, in ottemperanza a siffatti criteri, si è affermato che l'alloggio realizzato dall'Iacp conserva la sua destinazione pubblicistica anche quando ne sia avvenuta la consegna all'assegnatario, cui non abbia ancora fatto seguito il definitivo trasferimento di proprietà. Conseguentemente, anche in tale situazione l'eventuale invasione a opera di terzi dell'alloggio medesimo è perseguibile d'ufficio, ai sensi dell'art. 639 bis c.p.

Corte appello Palermo  05 marzo 2009 n. 704  

 

La norma di cui all'art. 633 c.p., che punisce l'occupazione abusiva, è posta a tutela di una situazione di fatto tra il soggetto e la cosa, per cui deve escludersi la sussistenza del reato tutte le volte che il soggetto sia già in possesso del bene (da queste premesse, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza che aveva ritenuto colpevole del reato di cui agli art. 633 e 639 bis c.p. un soggetto, concessionario di un'area, che, alla scadenza del titolo concessorio, non aveva proceduto alla restituzione della stessa).

Cassazione penale sez. II  06 luglio 2007 n. 35454  

 

Perché sussista la fattispecie prevista dagli art. 633 e 639 bis c.p. e cioè invasione di terreno o edificio pubblico, è necessario che la natura pubblica del bene in questione che, in assenza di specifico titolo, non può desumersi da meri atti ricognitivi della p.a. (Regolamento edilizio e programma di fabbricazione), i quali non sono idonei ad attribuire la proprietà del bene all'ente pubblico, risulti da una fonte idonea a trasferire detta proprietà come ad esempio una convenzione, espropriazione, o usucapione, come ritenuto anche dalla giurisprudenza civile ed amministrativa.

Tribunale Bari sez. riesame  17 novembre 2006



 
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