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Art. 64 codice penale: Aumento di pena nel caso di una sola circostanza aggravante

Quando ricorre una circostanza aggravante, e l’aumento di pena non è determinato dalla legge, è aumentata fino a un terzo la pena che dovrebbe essere inflitta per il reato commesso.

Nondimeno, la pena della reclusione da applicare per effetto dell’aumento non può superare gli anni trenta.

 


Giurisprudenza annotata

Aumento di pena nel caso di una sola circostanza aggravante

Non è esperibile la procedura di cui all'art. 130 c.p.p. qualora il contrasto tra la determinazione della pena indicata in dispositivo e quella effettuata in motivazione non sia conseguente ad un errato calcolo matematico ma sia il risultato dell'applicazione di un errato criterio giuridico. (Fattispecie nella quale la Corte ha annullato il provvedimento di correzione del Tribunale che, pur lasciando inalterata la pena finale, aveva modificato, in aumento la pena base e in diminuzione l'incremento riferito ad una circostanza aggravante comune, in modo da ricondurre quest'ultimo nella misura massima consentita dall'art. 64 c.p., pari ad un terzo). (Annulla senza rinvio, Trib. Milano, 04/11/2013 )

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2014 n. 16367  

 

Il divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti su quelle aggravanti, di cui al comma 4 dell'art. 64 c.p., si pone su di un piano completamente differente rispetto all'obbligatorietà dell'aumento di pena previsto dall'art. 95, comma, 5 c.p. nei casi di recidiva; pertanto ben può il giudice, ex art. 69, c.p., sottoporre quest'ultima ad un giudizio di equivalenza rispetto alle attenuanti generiche.

Ufficio Indagini preliminari Torino  07 febbraio 2008

 

La sussistenza della recidiva discende da fattori oggettivi (il pregiudizio del reo) all'accertamento dei quali la relativa declaratoria non potrà essere esclusa dal giudice, che potrà però, esercitando il proprio potere di apprezzamento concreto del disvalore espresso in termini di capacità a delinquere del reo, non applicare l'aumento di pena previsto. La cd. facoltatività della recidiva non concerne né la contestazione, né la facoltà di esclusione "tout court": essa continua a qualificare più gravemente il reato ad ogni (ulteriore) effetto, ma lascia al giudice la possibilità di farla operare o meno "quoad poenam", cioè di applicarla o non applicarla. La recidiva, quindi, nei casi in cui è facoltativa, fa eccezione alla disciplina generale delle circostanze (art. 63, 64, 65, 66 c.p.), nel senso che anche se è ritenuta sussistente (e dichiarata), può tuttavia non essere applicata.

Tribunale Milano  25 ottobre 2006

 

L'aggravante di cui all'art. 74 comma 4 d.P.R. n. 309/90 non può essere ricondotta alla categoria delle circostanze aggravanti comuni, in quanto la pena in essa prevista (reclusione non inferiore a 24 anni che, a norma dell'art. 64 comma 2 c.p., può estendersi fino a 30 anni) è stabilita in maniera del tutto autonoma e indipendente da quella comminata per l'ipotesi base di cui al comma 1 (reclusione non inferiore a 20 anni e, a norma dell' art. 63 comma 1 c.p., fino a 24 anni) Ne consegue che, l'aggravante in parola, rientrando tra quelle ad effetto speciale, deve intendersi ricompresa nella previsione di cui all'art. 4 c.p.p. e, ovviamente, di essa deve tenersi conto ai fini del computo della pena per la determinazione del reato più grave che radica la competenza territoriale. (Nella fattispecie il tribunale ha ritenuto più grave il delitto di cui all'art. 74 comma 1 d.P.R. 309/90, con l'aggravante dell'essere l'associazione armata di cui al comma 4, rispetto al delitto di cui all'art. 73 comma 1, aggravato dall'ingente quantità ex art. 80 comma 2 d.P.R. 309/90).

Tribunale Milano  13 dicembre 2002

 

L'art. 23 c.p.m.g. (ultrattività della legge penale militare di guerra) si riferisce all'intera disciplina sanzionatoria stabilita dalla legge penale militare di guerra, compresa quella concernente le circostanze anche se rinvenibile in norme meramente recettive della normativa comune, come nel combinato disposto degli art. 19 e 52 c.p.m.p., secondo cui la materia regolata dalla legge penale militare di guerra si applicano gli art. 63, 64, 65, 68 e 69 c.p., che perciò operano nella versione vigente al momento del commesso reato e, quindi, con esclusione, in particolare, del giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti che comportano una pena di specie diversa, da un lato, e circostanze attenuanti dall'altro lato.

Tribunale sup. militare Roma  13 settembre 1997



 
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