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Art. 640-bis codice penale: Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

La pena è della reclusione da uno a sei anni e si procede d’ufficio se il fatto di cui all’articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee (1).

(1) Articolo aggiunto dalla L. 19 marzo 1990, n. 55.


Giurisprudenza annotata

Truffa aggravata

Nell'ambito della truffa non contrattuale, ed in particolare per quanto attiene alle frodi per il conseguimento di erogazioni pubbliche, è necessario che il soggetto attivo ponga in essere un comportamento fraudolento in aggiunta al mero silenzio che, quindi, da solo non basta ad integrare il requisito degli 'artifici e raggiri'.

Cassazione penale sez. II  20 gennaio 2015 n. 4151

 

Il delitto di truffa aggravata ex art. 640 bis c.p. non è configurabile tutte le volte in cui le somme, costituenti il profitto ingiusto derivante dall'attività decettiva posta in essere dal pubblico ufficiale, vengono destinate all'ente di cui il suddetto pubblico ufficiale fa parte, perché uno degli elementi costitutivi del reato è il procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, e altri non può essere considerato lo stesso ente per il quale la persona o le persone fisiche, suoi organi, agiscono ed operano

Cassazione penale sez. II  14 gennaio 2015 n. 4416  

 

Il fumus commissi delicti del reato di truffa ai danni di ente pubblico, commesso nell'ambito di un aggiramento della normativa di scelta del contraente, deve essere valutato con riferimento all'eventuale artificiosità della motivazione del provvedimento di individuazione del professionista (fattispecie relativa all'accusa mossa ad un avvocato per truffa ai danni di una società pubblica per aver ottenuto l'attività dei servizi legali di assistenza e supporto in relazione allo svolgimento delle attività tecnico-amministrative inerenti il patrimonio immobiliare in difetto della procedura di selezione del contraente prevista per legge).

Cassazione penale sez. V  06 novembre 2014 n. 496  

 

Deve ammettersi la possibilità del concorso formale fra il reato di turbata libertà degli incanti e quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, attesa la loro diversa obiettività giuridica (essendo rivolto l'uno alla tutela del regolare svolgimento dei pubblici incanti e delle licitazioni private, l'altro alla difesa della integrità patrimoniale del soggetto passivo), e differenziandosi inoltre gli stessi sotto il profilo degli elementi strutturali che li compongono. (Conf. sent. 33872 del 2014 non mass.). (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 30/01/2014 )

Cassazione penale sez. II  11 giugno 2014 n. 30050  

 

La truffa cosiddetta a consumazione prolungata, configurabile quando la frode è strumentale al conseguimento di erogazioni pubbliche il cui versamento viene rateizzato, e che si consuma al momento della percezione dell'ultima rata di finanziamento, necessita che tutte le erogazioni siano riconducibili all'originario ed unico comportamento fraudolento, mentre quando per il conseguimento delle erogazioni successive alla prima, è necessario il compimento di ulteriori attività fraudolente, devono ritenersi integrati altrettanti ed autonomi fatti di reato. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata che aveva dichiarato la prescrizione escludendo l'ipotesi di truffa a consumazione prolungata con riferimento ad una vicenda in cui, dopo l'erogazione di una rata di finanziamento conseguita per effetto di una condotta fraudolenta, erano stati posti in essere ulteriori atti fraudolenti che, finalizzati ad ottenere il pagamento di altri ratei, non erano punibili per la sopravvenuta desistenza dell'imputato). (Annulla con rinvio, App. Milano, 03/02/2012 )

Cassazione penale sez. V  11 giugno 2014 n. 32050  

 

La differenza tra l'ipotesi di peculato e quella di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche risiede nella modalità del possesso di denaro o d'altra cosa mobile altrui oggetto di appropriazione, ricorrendo la prima figura quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio se ne appropri avendone già il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio e ravvisandosi invece la seconda ipotesi quando il soggetto attivo, non avendo tale possesso, se lo procuri fraudolentemente, facendo ricorso ad artifici o raggiri per appropriarsi del bene

Cassazione penale sez. VI  28 maggio 2014 n. 28020  

 

È legittimo il sequestro preventivo, funzionale alla confisca di cui all'art. 322-ter c.p., eseguito in danno di un concorrente del reato di cui all'art. 640-bis c.p., per l'intero importo relativo al prezzo o profitto dello stesso reato, nonostante le somme illecite siano state incamerate in tutto o in parte da altri coindagati, in quanto, da un lato, il principio solidaristico, che informa la disciplina del concorso di persone nel reato, implica l'imputazione dell'intera azione delittuosa e dell'effetto conseguente in capo a ciascun concorrente e comporta solidarietà nella pena; dall'altro, la confisca per equivalente riveste preminente carattere sanzionatorio e può interessare ciascuno dei concorrenti anche per l'intera entità del prezzo o profitto accertato, salvo l'eventuale riparto tra i medesimi concorrenti che costituisce fatto interno a questi ultimi e che non ha alcun rilievo penale.

Cassazione penale sez. II  09 gennaio 2014 n. 5553  

 

In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, qualora, pur essendo stata prevista la corresponsione in più rate della somma di cui l'agente abbia fraudolentemente ottenuto lo stanziamento in proprio favore, risulti di fatto corrisposta soltanto la prima rata, il reato deve ritenersi definitivamente consumato alla data di tale corresponsione, salvo che risulti posta in essere successivamente altra attività finalizzata ad ottenere anche il pagamento delle rate successive, nel qual caso, ove esso non abbia luogo, detta attività potrà essere autonomamente punibile a titolo di tentativo.

Cassazione penale sez. III  15 ottobre 2013 n. 44446  

 

In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.), la confisca del profitto non può essere disposta nel caso di restituzione integrale all'erario della somma anticipata dallo Stato, giacché tale comportamento elimina in radice l'oggetto della misura ablatoria che, se disposta, comporterebbe una duplicazione sanzionatoria contrastante i principi dettati dagli art. 3, 23 e 25 cost. ai quali l'interpretazione dell'art. 640 quater c.p. deve conformarsi. (Fattispecie in cui la restituzione del profitto e la correlata eliminazione del danno erariale erano avvenuti mediante l'escussione di una polizza fideiussoria bancaria prestata dallo stesso imputato). Annulla in parte senza rinvio, App. Catanzaro, 22/06/2012

Cassazione penale sez. III  15 ottobre 2013 n. 44446  

 

In tema di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la restituzione all’avente diritto delle somme rappresentanti il profitto derivante dal reato elimina in radice lo stesso oggetto sul quale dovrebbe incidere la confisca, la cui applicazione è pertanto illegittima posto che, diversamente, si avrebbe una inammissibile duplicazione sanzionatoria, in contrasto col principio secondo cui l’espropriazione definitiva di un bene non può mai essere superiore al profitto derivato dal reato.

Cassazione penale sez. III  15 ottobre 2013 n. 44446  

 

Nel caso in cui un soggetto abbia truffaldinamente ottenuto l'instaurazione di un rapporto negoziale e, svolgendo la prestazione che ne costituiva l'oggetto, abbia conseguito somme di denaro, la nullità del rapporto non esclude necessariamente il diritto al pagamento delle prestazioni effettivamente svolte. Infatti, l'illiceità della causa che, ai sensi dell'art. 2126 c.c. (applicabile ex art. 2129 c.c. anche al rapporto di pubblico impiego per i dipendenti da enti pubblici), priva il lavoro prestato della tutela accordata al rapporto di lavoro nullo non può ravvisarsi nella violazione della mera ristretta legalità, ma nel contrasto con norme fondamentali e generali o con principi basilari pubblicistici dell'ordinamento: deve trattarsi, cioè, dell'ipotesi di contrarietà della causa a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume ex art. 1343 c.c., dell'ipotesi di utilizzazione dello strumento negoziale per frodare la legge ex art. 1344 c.c., dell'ipotesi di motivo illecito, comune alle parti e determinante, ex art. 1345 c.c.; non rientrandovi, quindi, la semplice illegalità che invalida il negozio o l'atto costitutivo del rapporto a norma dell'art. 1418 del codice civile. (Nella fattispecie, era stata pronunciata sentenza di non doversi procedere in ordine ai reati di cui agli art. 640 e 640 bis del c.p. perché estinti per prescrizione nei confronti degli imputati cui era stato contestato di avere truffaldinamente ottenuta l'erogazione di una borsa di studio da parte della regione, svolgendo però, poi, l'attività che ne costituiva l'oggetto: il giudice di merito aveva disposto la restituzione all'amministrazione regionale della somme di denaro - già sottoposte a sequestro preventivo - corrispondenti all'importo illegittimamente erogato; la Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento di restituzione invitando il giudice di merito a verificare la possibilità della restituzione delle somme agli imputati in quanto corrispettivo del lavoro effettivamente svolto ovvero a rimettere la questione al giudice civile, vertendosi in ipotesi di contestazione sulla proprietà del denaro).

Cassazione penale sez. VI  02 maggio 2013 n. 35320  



 
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