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Art. 641 codice penale: Insolvenza fraudolenta

Chiunque, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla è punito, a querela della persona offesa, qualora la obbligazione non sia adempiuta, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire un milione.

L’adempimento della obbligazione avvenuto prima della condanna estingue il reato.


Giurisprudenza annotata

Insolvenza fraudolenta

Il discrimine tra mero inadempimento di natura civilistica e commissione del reato di cui all'art. 641 c.p. (insolvenza fraudolenta) poggia sull'elemento ispiratore della condotta. Dunque, il comportamento consistente nel tenere il creditore all'oscuro dello stato d'insolvenza in cui si versa al momento di contrarre l'obbligazione ha rilievo quando legato al preordinato proposito di non effettuare la dovuta prestazione, mentre l'inadempimento non preordinato non costituisce tale delitto, ma ricade solo nell'ambito della responsabilità civile. (cassata la sentenza di condanna nei confronti dell'imputato, che approfittando dei rapporto di fiducia ultradecennale con la parte offesa aveva acquistato materiale elettrico dalla rivendita di quest'ultima pagando con assegni postdatati privi di copertura, atteso che la Corte di Appello aveva tratto la prova del proposito criminoso da elementi non univoci con riguardo alla preordinata dissimulazione dello stato di insolvenza).

Cassazione penale sez. II  21 gennaio 2015 n. 6847  

 

Deve essere confermata la responsabilità per il reato di insolvenza fraudolenta, in relazione al reiterato transito nella corsia riservata ai possessori di viacard effettuata senza essere in possesso del mezzo di pagamento elettronico, nei confronti del legale rappresentante della società a cui appartiene il veicolo, atteso che l'elevato numero di passaggi unitamente alla ulteriore circostanza che l'imputato si era reso inadempiente ai successivi solleciti di pagamento rivolti alla società dallo stesso rappresentata, configurano un quadro indiziario idoneo a consentire la valutazione di univocità e convergenza degli indizi si da poter affermare una volontà aziendale di non ottemperare alle obbligazioni assunte.

Cassazione penale sez. II  16 ottobre 2014 n. 45654  

 

La condotta prevista dall'art. 641 c.p. che punisce il fatto di chiunque, dissimulando il proprio stato d'insolvenza, contrae un'obbligazione col proposito di non adempierla, nell'ipotesi in cui il debitore insolvente si sottragga al pagamento dell'obbligazione ricorrendo ad atteggiamenti minacciosi o violenti, non può mai progredire nella fattispecie della rapina impropria, prevista dall'art. 628, comma 2 c.p.. In tali circostanze con il reato di insolvenza fraudolenta concorrono gli autonomi reati corrispondenti ai comportamenti minacciosi o violenti posti in essere dall'agente.

Cassazione penale sez. II  15 aprile 2014 n. 18039  

 

La condotta dissimulativa della propria condizione di insolvenza, ex art. 641 c.p., è integrata da chi, scientemente, consapevole della propria condizione economica, nulla riferisca alla persona con la quale contrae un'obbligazione. Per cui anche il semplice "silenzio" può integrare la condotta dissimulatoria, perché in pieno contrasto con i principi cardine di correttezza e buona fede, cui deve essere improntato il comportamento del privato nella stipulazione di qualsiasi negozio giuridico. L'atto di tacere in modo preordinato delle proprie condizioni economiche ai fini della capacità di assolvimento di un'obbligazione, costituisce violazione del principio di buona fede contrattuale e vale ad integrare la dissimulazione (cioè il nascondimento) della propria condizione di insolvenza quale elemento costitutivo del delitto di cui all'art. 641 c.p. (confermata la condanna nei confronti dell'imputato che aveva consegnato al titolare di una autofficina , per il pagamento di prestazioni fornite dalla predetta officina, un assegno bancario privo della relativa copertura monetaria).

Cassazione penale sez. II  15 aprile 2014 n. 30022  

 

Integra il reato di insolvenza fraudolenta la condotta di chi tiene il creditore all'oscuro del proprio stato di insolvenza al momento di contrarre l'obbligazione, con il preordinato proposito di non adempiere la dovuta prestazione, mentre si configura solo un illecito civile nel mero inadempimento non preceduto da alcuna preordinazione. Dunque, in tema di insolvenza fraudolenta, il discrimine tra mero inadempimento di natura civilistica e commissione del reato poggia sull'elemento ispiratore della condotta; con la conseguenza che il comportamento consistente nel tenere il creditore all'oscuro dello stato di insolvenza in cui si versa al momento di contrarre l'obbligazione ha rilievo quando sia legata al preordinato proposito di non effettuare la dovuta prestazione, mentre l'inadempimento contrattuale non preordinato non costituisce tale delitto e ricade, normalmente, solo nell'ambito della responsabilità civile. (Nel caso di specie, infatti, la prova degli elementi caratterizzanti la fattispecie criminosa non è stata raggiunta con la tranquillante sicurezza necessaria per supportare una pronuncia di condanna, perché non vi è prova sicura né dello stato di insolvenza e nemmeno della dissimulazione di tale eventuale situazione).

Corte appello Campobasso  24 gennaio 2014 n. 13  

 

Integra il reato di insolvenza fraudolenta la condotta di chi, approfittando della propria posizione lavorativa, al momento do contrarre un'obbligazione, tenga il creditore all'oscuro del proprio stato di incapienza, dissimulando in modo preordinato tale stato ed anzi offrendo garanzie delle proprie capacità economiche; mentre si configura un mero illecito civile, nel caso in cui l'inadempimento, conseguente l'incapienza, non sia preceduto da alcuna preordinazione.

Corte appello Roma sez. II  29 aprile 2013 n. 1030  

 

La dissimulazione dello stato di insolvenza, se tale presupposto si configuri in concreto, non può consistere in un comportamento meramente omissivo, necessitando - perché si configuri il delitto di cui all'art. 641 c.p. - un comportamento positivo che, a differenza da quanto avviene nella truffa, non induca in errore la vittima sulla solvibilità, ma dissimuli l'insolvibilità, e, quindi, non induca in errore la parte lesa, lasciandola, invece, nell'ignoranza al riguardo.

Corte appello Napoli sez. II  28 febbraio 2011 n. 951  

 

Il reato di insolvenza fraudolenta sussiste se è provata l'esistenza di una situazione debitoria che renda impossibile l'assolvimento delle obbligazioni assunte, né il pagamento sporadico e saltuario di alcuni obblighi assunti può far venire meno la sussistenza del reato.(Nel caso di specie, si trattava di un soggetto che aveva stipulato due contratti di locazione per un importo considerevole, intestando i sopradetti contratti ad un'organizzazione non governativa internazionale di cui sosteneva essere il rappresentante, nonostante i due beni locati fossero per uso personale e della sua famiglia. Il pagamento di alcuni importi, dopo il protesto di alcuni assegni consegnati, non fa venir meno la sussistenza del reato).

Corte appello Torino sez. I  02 novembre 2010 n. 3424  



 
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