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Art. 643 codice penale: Circonvenzione di persone incapaci

Chiunque, per procurare a sè o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire quattrocentomila a quattro milioni.


Giurisprudenza annotata

Circonvenzione di persone

Il fatto che il giudice sia peritus peritorum non significa che può impunemente disattendere una serie di concordi conclusioni provenienti da plurime fonti qualificate, sulla base della propria scienza personale derivante dalla lettura della voce "Demenza" tratta da un semplice Dizionario di medicina destinato, quindi, ad un pubblico generico e neppure agli specialisti; ammettere una conclusione del genere, equivarrebbe a sminuire e porre nel nulla la competenza altrui frutto di anni di studi specialistici, sulla base della lettura di un semplice articolo letto nel giro di pochi minuti (nella specie, relativa alla contestazione del reato di circonvenzione di incapace, la Corte ha cassato la decisione dei giudici del merito che avevano ignorato, in maniera illogica, le conclusioni del perito d'ufficio, secondo cui la vittima, nel momento in cui aveva effettuato gli atti dispositivi a favore dell'imputato, si trovava in un conclamato stato d'incapacità di intendere e di volere).

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2015 n. 9358  

 

Ai fini del delitto di circonvenzione di incapace rileva anche una menomazione della sfera intellettiva, volitiva od anche solo affettiva del soggetto passivo che ne affievolisca le capacità critiche e/o volitive, senza che sia necessario che tale menomazione consiste in una vera e propria patologia psichica, né che essa sia di natura irreversibile.

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1381

 

Per la configurabilità del reato di circonvenzione di incapace non è necessario che il soggetto passivo versi in uno stato di incapacità di intendere di volere, essendo sufficiente che esso sia affetto da infermità psichica o deficienza psichica, ovvero da un'alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell'incapacità, risulti tuttavia idonea a porre uno stato di minorata capacità intellettiva, volitiva od affettiva e ne affievolisca le capacità critiche ed agevoli la suggestionabilità della vittima riducendone i poteri di difesa contro le altrui insidie.

Cassazione penale sez. II  17 giugno 2014 n. 30891  

 

In tema di circonvenzione di persone incapaci (art. 643 c.p.), per "infermità psichica" deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile tra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive, mentre la "deficienza psichica" è identificabile in un'alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell'infermità, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico (vi rientrano, per esempio, l'emarginazione ambientale, la fragilità e la debolezza di carattere). In ogni caso, minimo comune denominatore rinvenibile in entrambe le situazioni consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato, in quanto si dimostri l'instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima e agente, nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l'agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica.

Cassazione penale sez. II  12 giugno 2014 n. 28907  

 

La fattispecie di cui all'art. 643 c.p. (circonvenzione di persone incapaci) è un reato di pericolo, e con evento naturalistico, per cui non occorre che l'evento dannoso derivi dall'atto come sua conseguenza giuridica immediata, essendo, invece, sufficiente che l'atto compiuto sia idoneo ad ingenerare un pregiudizio o un pericolo di pregiudizio per il soggetto passivo che l'ha posto in essere.

Cassazione penale sez. II  07 marzo 2014 n. 29632  

 

Il delitto di circonvenzione di incapace non esige che il soggetto passivo versi in stato di incapacità di intendere e di volere, essendo sufficiente anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione e pressione. Rigetta, App. Lecce, sez. dist. Taranto, 04/12/2012

Cassazione penale sez. II  20 dicembre 2013 n. 3209  

 

In tema di delitto di circonvenzione di persone incapaci, la condotta di induzione implica il compimento di attività di sollecitazione e suggestione capaci di far sì che il soggetto passivo presti il suo consenso al compimento dell'atto dannoso, con la conseguenza che, ai fini dell'integrazione del reato, non è sufficiente che l'agente si limiti a trarre giovamento dalle menomate condizioni psichiche del soggetto passivo. (Annulla senza rinvio, App. Brescia, 21/06/2013 )

Cassazione penale sez. II  13 dicembre 2013 n. 1419  

 

Ai fini dell'integrazione dell'elemento materiale del delitto di circonvenzione di incapace, devono concorrere: (a) la minorata condizione di autodeterminazione del soggetto passivo (minore, infermo psichico e deficiente psichico) in ordine ai suoi interessi patrimoniali: (b) l'induzione a compiere un atto che comporti, per il soggetto passivo e/o per terzi, effetti giuridici dannosi di qualsiasi natura, che deve consistere in un'apprezzabile attività di pressione morale e persuasione che si ponga, in relazione all'atto dispositivo compiuto, in rapporto di causa ad effetto; (c) l'abuso dello stato di vulnerabilità del soggetto passivo, che si verifica quando l'agente, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Annulla senza rinvio, App. Firenze, 23/03/2012

Cassazione penale sez. II  20 giugno 2013 n. 39144  

 



 
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