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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 647 codice penale: Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito

È punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 309:

1) chiunque, avendo trovato denaro o cose da altri smarrite, se li appropria, senza osservare le prescrizioni della legge civile sull’acquisto della proprietà di cose trovate;

2) chiunque, avendo trovato un tesoro, si appropria, in tutto o in parte, la quota dovuta al proprietario del fondo;

3) chiunque si appropria cose, delle quali sia venuto in possesso per errore altrui o per caso fortuito.

Nei casi preveduti dai numeri 1 e 3, se il colpevole conosceva il proprietario della cosa che si è appropriata, la pena è della reclusione fino a due anni e della multa fino a euro 309.


Giurisprudenza annotata

Appropriazione di cose smarrite

Il ritrovamento e l’utilizzo di un assegno bancario denunciato smarrito dal legittimo proprietario integra il reato di furto o ricettazione e non quello di appropriazione di cosa smarrita (art. 647 c.p.) poiché in quest’ultimo reato è necessario che il proprietario o il possessore non possa ripristinare sull’oggetto il primitivo potere mentre dall’assegno bancario è sicuramente possibile risalire al titolare del conto corrente (Nel caso di specie, l’imputato aveva consegnato un assegno, denunciato smarrito dal proprietario, riempendolo di persona, come caparra per il noleggio di attrezzature e macchinari da lavoro).

Tribunale La Spezia  14 dicembre 2013 n. 842  

 

Le ricette mediche in bianco, come gli assegni in bianco, sono beni dai cui dati è sempre possibile risalire al legittimo possessore, il che implica la consapevolezza dell'illecita provenienza da parte di chi se ne impossessi o le riceva, consapevolezza idonea a configurare il reato di ricettazione di cui all'art. 648 c.p., sulla base del reato presupposto di furto o, tuttalpiù, di appropriazione di cose smarrite di cui all'art. 647 c.p. (nello specifico, la Corte ha condiviso le conclusioni dei Giudici di merito per cui il ricorrente che asseriva di esseresene appropriato dopo averle rinvenute all'interno di un rivista accanto ad un cassonetto dei rifiuti non poteva pensare che si trattasse di cose derelitte o abbandonate, ma al più smarrite, circostanza, peraltro confermata dalla denuncia presentata dal medico).

Cassazione penale sez. II  04 dicembre 2013 n. 51417  

 

L'acquisizione del possesso di un cane che si sia “smarrito” può essere fatta rientrare fra le ipotesi di “caso fortuito” di cui all'art. 647 c.p., dovendo tale ultima disposizione essere coordinata con l'art. 925 c.c. che prevede l'acquisto della “proprietà” dell'animale mansuefatto da parte di chi se ne sia impossessato qualora l'animale non sia stato reclamato entro venti giorni da quando il proprietario ha avuto conoscenza del luogo ove esso si trova.

Cassazione penale sez. II  05 febbraio 2013 n. 18749  

 

In tema di appropriazione di cosa smarrita (art. 647 c.p.), non può essere considerata cosa smarrita quella rinvenuta all'interno di luoghi che rientrano nella sfera di dominio e custodia del legittimo proprietario e possessore - come le parti comuni del condominio in cui abita - ancorché egli ne ignori l'esatta collocazione (nella specie, relativa alla contestazione del reato di furto nei confronti dell'imputato che aveva sottratto un assegno da una busta rinvenuta nell'androne di un condominio, la Corte ha sottolineato che, avendo il servizio postale regolarmente recapitato la busta chiusa che conteneva l'assegno presso il domicilio del destinatario, risultava del tutto irrilevante che la stessa non fosse stata fin dall'inizio introdotta nell'apposita buca delle lettere ovvero da questa fosse fortuitamente fuoriuscita per l'eccesivo riempimento della medesima. A detta della Corte, ciò che rilevava era che attraverso la consegna la cosa era entrata nella sfera di possesso del destinatario, dovendosi altrimenti concludere che la corrispondenza, fino a che questi non la ritira dalla buca delle lettere dove viene consuetudinariamente depositata, sia sempre cosa smarrita se non addirittura abbandonata).

Cassazione penale sez. V  09 maggio 2012 n. 24138  

 

Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 647 c.p., cosa smarrita è quella rispetto alla quale il possessore non ha di fatto alcun rapporto o potere materiale e psicologico; una volta accertato l'avvenuto smarrimento, l'agente, per essere ritenuto responsabile del reato, deve avere la coscienza e volontà che la cosa di cui si appropria è, appunto, stata smarrita da un terzo. Ne consegue che laddove non vi sia smarrimento ma abbandono (ovvero "derelictio" della cosa) la cosa diventa "res nullius" e quindi chi la trova e se ne appropria ne diventa proprietario senza commettere alcun reato.

Cassazione penale sez. II  10 maggio 2011 n. 23626  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 647 c.p. (appropriazione di cose smarrite), è necessario che il legittimo detentore (la parte offesa), al momento dell'appropriazione si trovi nell'impossibilità di ricostituire sulla cosa smarrita il primitivo potere di fatto per ignoranza del luogo ove la stessa si trovi. Ne consegue che non può parlarsi di smarrimento nel caso in cui la cosa possa essere rintracciata dal detentore con relativa facilità, sulla base di uno sforzo di memoria che consenta una ricerca mirata nel luogo in cui è stata inavvertitamente lasciata. (Facendo applicazione del principio di diritto appena espresso, nel caso di specie, consistente nell'impossessamento da parte di terzi di un portafogli lasciato inavvertitamente da un automobilista vicino alla cassa di un autogrill, il giudice di primo grado ha ritenuto configurato il reato di furto e non quello di appropriazione di cose smarrite, in considerazione del fatto che la parte offesa era immediatamente ritornata all'interno dell'autogrill dove ricordava benissimo di aver lasciato il portafogli).

Tribunale La Spezia  26 ottobre 2009 n. 933  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 647 c.p. (appropriazione di cose smarrite), è necessario che il legittimo detentore, al momento dell'appropriazione, si trovi nell'impossibilità di ricostruire sulla cosa smarrita il primitivo potere di fatto per ignoranza del luogo ove la stessa si trovi. Ne consegue che non può parlarsi di smarrimento nel caso in cui la cosa possa essere rintracciata dal detentore con relativa facilità, sulla base di uno sforzo di memoria che consenta una ricerca mirata nel luogo in cui è stata inavvertitamente lasciata. (In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale del riesame che aveva ravvisato nell'appropriazione di scatoloni dimenticati da un autotrasportatore sul marciapiede la fattispecie di cui all'art. 647 c.p., anziché quella di rapina impropria, attribuendo valore dirimente alla circostanza che al momento dell'impossessamento non era certo nel detentore il ricordo del luogo dello smarrimento.

Cassazione penale sez. II  20 dicembre 2005 n. 5905  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 647 c.p. (appropriazione di cose smarrite), è necessario che il legittimo detentore, al momento dell'appropriazione, si trovi nell'impossibilità di ricostituire sulla cosa smarrita il primitivo potere di fatto per ignoranza del luogo ove la stessa si trovi. Ne consegue che non può parlarsi di smarrimento nel caso in cui la cosa possa essere rintracciata dal detentore con relativa facilità, sulla base di uno sforzo di memoria che consenta una ricerca mirata nel luogo in cui è stata inavvertitamente lasciata. (In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale del riesame che aveva ravvisato nell'appropriazione di scatoloni dimenticati da un autotrasportatore sul marciapiede la fattispecie di cui all'art. 647 c.p., anziché quella di rapina impropria, attribuendo valore dirimente alla circostanza che al momento dell'impossessamento non era certo nel detentore il ricordo del luogo dello smarrimento).

Cassazione penale sez. II  20 dicembre 2005 n. 5905  



 
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