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Art. 649 codice penale: Non punibilità a querela della persona offesa, per fatti commessi a danno di congiunti

Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dallo stesso titolo in danno: 1) del coniuge non legalmente separato; 2) di un ascendente o discendente o di un affine in linea retta, ovvero dell’adottante, o dell’adottato; 3) di un fratello o di una sorella che con lui convivano.

I fatti preveduti da questo titolo sono punibili a querela della persona offesa, se commessi a danno del coniuge legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella che non convivano coll’autore del fatto, ovvero dello zio o del nipote o dell’affine in secondo grado con lui conviventi.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai delitti preveduti dagli articoli 628, 629 e 630 e ad ogni altro delitto contro il patrimonio che sia commesso con violenza alle persone.


Giurisprudenza annotata

Non punibilità

I presupposti per la declaratoria della causa di non punibilità prevista per il coniuge dall'art. 649, comma primo, n. 1, cod. pen., devono sussistere al momento della commissione del fatto e, pertanto, non assume rilevanza il matrimonio contratto tra l'imputato e la persona offesa dopo la consumazione del reato. (Annulla in parte con rinvio, App. Torino, 12/12/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1381  

 

I presupposti per la declaratoria della causa di non punibilità prevista per il coniuge dall'art. 649, comma primo, n. 1, cod. pen., devono sussistere al momento della commissione del fatto e, pertanto, non assume rilevanza il matrimonio contratto tra l'imputato e la persona offesa dopo la consumazione del reato. (Annulla in parte con rinvio, App. Torino, 12/12/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1381  

 

Ricorrono i presupposti di operatività della causa di non punibilità di cui all'art. 649 c.p. nel caso in cui la cosa sottratta, di proprietà del congiunto, sia sottoposta a sequestro amministrativo, in quanto l'oggetto di tutela del delitto di furto è esclusivamente individuabile nel diritto di proprietà, nei diritti reali personali o di godimento, o nel possesso sulla cosa sottratta, di guisa che persona offesa deve intendersi il titolare di detti diritti o del predetto potere di fatto. Ne deriva che la lesione di eventuali ulteriori interessi di altri soggetti determinata dalla sottrazione della cosa rimane estranea all'oggettività giuridica del furto, ivi compreso l'interesse dell'autorità al mantenimento del vincolo cautelare sulla cosa oggetto di furto, interesse che, peraltro, trova la sua specifica tutela nell'ambito dell'art. 334 c.p. e nei tassativi limiti previsti da quest'ultima disposizione. (Rigetta, G.u.p. Trib. Min. Cagliari, 04/11/2013)

Cassazione penale sez. V  14 aprile 2014 n. 18885  

 

L'autonomia del delitto tentato comporta che gli effetti giuridici sfavorevoli previsti con specifico richiamo di determinate norme incriminatrici vanno riferiti alle sole ipotesi di reato consumato e ciò in quanto le norme sfavorevoli sono di stretta interpretazione e, in difetto di espressa previsione, non possono trovare applicazione anche per le corrispondenti ipotesi di delitto tentato. (Fattispecie, nella quale la Corte ha ritenuto che tra i reati di cui agli art. 628, 629 e 630 c.p., per i quali non opera, ai sensi dell'art. 649, comma 3, prima parte, c.p., la causa di non punibilità prevista da detta disposizione, non rientra l'ipotesi dell'estorsione tentata). Annulla in parte senza rinvio, App. Cagliari, 02/04/2012

Cassazione penale sez. II  22 ottobre 2013 n. 5504  

 

Il soggetto passivo del delitto di circonvenzione di incapace, titolare del diritto di querela nei casi previsti dal secondo comma dell'art. 649 c.p.. (fatti commessi a danno di congiunti), è soltanto l'incapace- ossia il soggetto che abbia subito la circonvenzione - quale portatore dell'interesse tutelato dalla norma incriminatrice, e non anche il terzo che abbia subito danni in conseguenza degli atti dispositivi posti in essere dall'incapace medesimo; il terzo, infatti, riveste solo la qualità di persona danneggiata dal reato ed è pertanto, come tale, legittimato solamente ad esercitare l'azione civile ai sensi dell'art. 2043 c.c.. Pertanto, qualora la "denunzia-querela" dalla quale ha tratto origine il procedimento penale e che ha portato al sequestro preventivo è stata presentata da soggetti diversi dalla persona offesa, l'atto in questione non integra, per difetto di legittimazione dei proponenti, una valida querela, con la conseguenza che deve essere annullato il provvedimento di sequestro preventivo, con la correlativa restituzione dei beni all'avente diritto.

Cassazione penale sez. II  16 aprile 2013 n. 19180  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 649, comma 3, c.p., censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non annovera tra le fattispecie escluse dalla causa di non punibilità il delitto di usura previsto dall'art. 644 c.p. La questione sollevata è diretta ad ottenere l'introduzione di una nuova ipotesi di esclusione della causa di non punibilità prevista dall'art. 649 c.p., con un effetto peggiorativo del trattamento penale nel caso di commissione di un delitto di usura a danno di congiunti, e la possibilità di una dichiarazione di illegittimità costituzionale in materia penale con effetti "in malam partem" incontra un limite nel principio della riserva di legge, che governa tale materia in forza dell'art. 25, comma 2, cost. (sent. n. 394 del 2006; ordd. n. 5, 66, 204 del 2009).

Corte Costituzionale  12 dicembre 2012 n. 285  

 

Nel caso in cui uno dei coniugi abbia un figlio nato da precedente matrimonio, ai fini dell'operatività della causa di non punibilità di cui all'art. 649, comma primo, n. 2, seconda ipotesi, il figlio del coniuge è affine in linea retta dell'altro coniuge. Annulla senza rinvio, App. Lecce, 27/05/2011

Cassazione penale sez. II  21 marzo 2012 n. 24643  

 

In tema di reati contro il patrimonio, non è applicabile la causa di non punibilità di cui all'art. 649 comma 1, c.p. ove oggetto del reato di truffa sia un bene di proprietà di società in nome collettivo a nulla rilevando il fatto che di tale società sia socio il figlio dell'imputato, atteso il principio della separazione patrimoniale tra società commerciale personale e socio illimitatamente responsabile per i debiti sociali con il conseguente corollario della preventiva escussione del patrimonio sociale e, in subordine, del patrimonio dei soci.

Cassazione penale sez. II  26 ottobre 2011 n. 41047  



 
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