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Art. 661 codice penale: Abuso della credulità popolare

Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è punito, se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 1.032


Giurisprudenza annotata

Abuso della credulità popolare

E' da escludersi la sussistenza del reato di cui all'art. 661 c.p. nella condotta dell'imputato che per ricevere offerte di denaro usa dei bigliettini in cui si chiede aiuto per un bambino senza un polmone; tale condotta è, all'evidenza, tesa ad ottenere danaro servendosi di un artificio, quale è la rappresentazione di una grave sventura, allo scopo di suscitare nell'animo delle persone sentimenti di pietà, ma nella specie, manca l'idoneità astratta ad approfittare della credulità popolare di un fatto che, ancorchè menzognero, in astratto può verosimilmente verificarsi nella realtà.

Cassazione penale sez. I  14 ottobre 2014 n. 50092  

 

Ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dall'art. 661 c.p., sono requisiti necessari sia l'impostura, ossia un atteggiamento malizioso diretto ad ingannare ed idoneo allo scopo, sia l'abuso della credulità popolare, e cioè l'approfittamento della corrività delle persone a prestare fede a fatti immaginari, derivante da mancanza di cultura, scarsa intelligenza, soggezione o inclinazione superstiziosa. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato nei confronti di imputato il quale aveva raccolto offerte in denaro previa distribuzione di biglietti nei quali si indicava che un bambino di nome Carlo, rivelatosi poi inesistente, aveva bisogno di aiuto perché affetto da una grave menomazione). (Annulla senza rinvio, Trib. Urbino, 07/05/2013 )

Cassazione penale sez. I  14 ottobre 2014 n. 50092  

 

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 660 c.p. (reato di molestia o disturbo alle persone) per possibile contrasto con l'art. 3 della Costituzione, in relazione, tra altri, agli artt. 582, comma 2, 594 e 595 c.p., delitti lesivi di beni personali suscettibili di provocare reazione alterata nella persona offesa, perseguibili a querela, e ciò anche in relazione tra altri, agli art. 650 e 661 c.p., contravvenzioni rientranti nello stesso libro, titolo, capo e stessa sezione e che apprestano tutela solo in quanto sia minacciato interesse diffuso e collettivo. Se la ratio della norma è quella di tutelare la tranquillità pubblica, è evidente che ogni reato che si risolva in lesione di beni personali è suscettibile di produrre una reazione alterata del soggetto leso, sicché non si comprende perché talune condotte dovrebbero essere perseguibili a querela ed altre no (malgrado il legislatore le abbia ritenute più gravi e, quindi, astrattamente idonee a suscitare maggiore reazione). Inoltre, ove si ritenga che il suddetto reato, oltre a tutelare la tranquillità pubblica sia destinato a preservare anche quella privata, non si comprende ugualmente perché tale tutela debba essere imposta al cittadino anche in mancanza di qualsiasi sua manifestazione di desiderio in tal senso. Detto sistema di tutela forzosa potrebbe risultare anche pregiudizievole per la persona offesa, la quale - pur non volendolo - verrebbe a trovarsi coinvolta nella fastidiosa vicenda processuale.

Tribunale minorenni Ancona  24 gennaio 2008 n. 146  

 

Risponde del reato di cui all'art. 661 c.p. il pranoterapista che, tramite l'usurpazione del titolo di "dottore" e l'abusivo esercizio di attività medico-sanitarie, abusi o comunque cerchi di abusare della credulità popolare, servendosi a tal fine anche del mezzo televisivo.

Pretura Clusone  06 giugno 1985



 
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