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Art. 663 codice penale: Vendita, distribuzione o affissione abusiva di scritti o disegni

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico vende o distribuisce o mette comunque in circolazione scritti o disegni, senza avere ottenuto l’autorizzazione richiesta dalla legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

Alla stessa sanzione soggiace chiunque, senza licenza dell’autorità o senza osservarne le prescrizioni, in un luogo pubblico aperto o esposto al pubblico, affigge scritti o disegni, o fa uso di mezzi luminosi o acustici per comunicazioni al pubblico, o comunque colloca iscrizioni o disegni.

Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano all’affissione di scritti o disegni fuori dai luoghi destinati dall’autorità competente.

 


Giurisprudenza annotata

Vendita, distribuzione o affissione di scritti o disegni

L'affissione, in luogo pubblico od aperto al pubblico, di manifesti, non inerenti alla propaganda elettorale, al di fuori degli spazi determinati non è prevista dalla legge come reato, ma costituisce un illecito amministrativo. La fattispecie, infatti, è contemplata dall'art. 2, legge 23 gennaio 1941 n. 166 ed, a norma dell'art. 4 della stessa legge, è punita con la pena stabilita dall'art. 663 c.p., che è soltanto l'ammenda in quanto tale era la pena prevista nel testo originario della norma, vigente all'epoca di entrata in vigore della legge n. 166 del 1941 citata.

Cassazione penale sez. I  17 novembre 1993

 

Non costituisce il reato di cui all'art. 663 comma 2 c.p. l'affissione di volantini in un ambulatorio pubblico, che attiene ad una consuetudine ritenuta lecita.

Pretura Roma  30 gennaio 1992

 

Affiggere volantini in un ambulatorio pubblico non costituisce reato ai sensi dell'art. 663 comma 2 c.p. in quanto espressione di un una consuetudine che, nel silenzio della legge, considera lecita l'affissione sulle pareti, presso tutti gli uffici pubblici, di pareri, richieste ed opinioni scritti.

Pretura Roma  30 gennaio 1992

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 663 comma 2, c.p., in relazione all'art. 21 cost., in quanto il controllo preventivo prescritto dalla norma penale in questione non contrasta con il diritto alla libera manifestazione del pensiero, non essendo esercitato sul contenuto del messaggio, bensì sulle modalità della loro divulgazione.

Pretura Cremona  11 giugno 1990

 

È estinguibile per oblazione ex art. 162 c.p. il reato di affissione di stampati e manoscritti fuori delle tabelle o comunque dei luoghi determinati dall'autorità prefettizia, in quanto il richiamo operato dalla legge n. 166 del 1941 all'art. 663 c.p., ai fini della determinazione della pena, è riferito al testo originario, prevedente la sola pena dell'ammenda.

Pretura Cremona  11 giugno 1990

 

La collocazione in luogo pubblico di iscrizioni non autorizzate (nella fattispecie scritte effettuate con vernice sui muri) rientra nella previsione di cui all'art. 663 c.p., e non già dell'art. 2 legge n. 166 del 1941, che contempla la diversa ipotesi di soggetto munito di licenza dell'autorità che esponga al pubblico scritti o disegni al di fuori delle apposite tabelle o degli altri luoghi a ciò destinati dalla competente autorità.

Pretura Cremona  11 giugno 1990

 

L'infrazione relativa all'affissione, in luogo pubblico e esposto al pubblico, di stampati e manoscritti (non inerenti alla propaganda elettorale) al di fuori degli spazi determinati è prevista dall'art. 2 l. 23 gennaio 1941 n. 166, ed è punita, ai sensi dell'art. 4 della stessa legge, con la pena stabilita dall'art. 663 c.p., nel testo originario e cioè con la sola ammenda e non anche con la sanzione aggravata (arresto ed ammenda) di cui all'art. 2 d.l.C.p.S. 8 novembre 1947 n. 1382. Il richiamo all'art. 663 c.p. è esclusivamente "quoad poenam" : si riferisce quindi, alla sola pena dell'ammenda prevista dal testo originario di tale norma vigente all'epoca dell'entrata in vigore della l. n. 166 del 1941 senza riferimento alla pena aggiunta con il d.l.C.p.S. n. 1382 citato. Conseguentemente l'infrazione deve essere considerata prevista da legge diversa dal codice penale ed anche dal T.u.l.p.s. (art. 113 comma 5 ritenuto costituzionale con sentenza n. 1 del 14 giugno 1956), sicché non ricorre alcuno dei casi di esclusione della depenalizzazione di cui all'art. 14 l. 24 dicembre 1975 n. 706 e successiva l. 24 novembre 1981 n. 689.

Cassazione penale sez. I  01 ottobre 1987



 
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