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Art. 67 codice penale: Limiti delle diminuzioni di pena nel caso di concorso di più circostanze attenuanti

Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore: 1) a quindici anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la pena di morte (1); 2) a dieci anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la pena dell’ergastolo.

Le altre pene sono diminuite. In tal caso, quando non si tratta delle circostanze indicate nel secondo capoverso dell’articolo 63, la pena non può essere applicata in misura inferiore a un quarto.

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Circostanze del reato

Qualora, in virtù della concessione dell'attenuante ad effetto speciale della cosiddetta "dissociazione attuosa" prevista dall'art. 8 d.l. 13 maggio 1991 n. 152, convertito in l. 12 luglio 1991 n. 203 (provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata), alla pena per delitto punito con l'ergastolo nella sua forma aggravata (nella specie, omicidio volontario aggravato a norma dell'art. 577 c.p.) sia sostituita la prevista pena detentiva temporanea (da dodici a venti anni di reclusione), le circostanze aggravanti che determinavano la previsione della pena perpetua devono considerarsi obliterate dal riconoscimento di quella attenuante, sicché le residue circostanze attenuanti che siano state riconosciute simultaneamente ad essa, in assenza di altre circostanze di segno opposto, non possono confluire in un giudizio di comparazione, ma devono essere valutate ai fini delle diminuzioni di pena ulteriori a norma degli art. 65 e 67 c.p. Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Catania, 05/12/2007

Cassazione penale sez. V  08 ottobre 2009 n. 4977

 

Nel procedimento minorile, la disposizione dell'art. 32 comma 2 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, che prevede, nell'ipotesi di condanna a pena pecuniaria o sanzione sostitutiva, la possibilità di diminuzione della pena fino alla metà rispetto al "minimo edittale", ha riferimento, con tale ultima espressione, alla pena minima indicata nella specifica norma incriminatrice applicabile, rappresentando tale minimo il limite della pena base sulla quale può essere operata la riduzione fino alla metà al fine di determinare la pena in concreto, per poi apportare sulla risultante di tale calcolo riduzioni ulteriori per la eventuale presenza di circostanze attenuanti, fermo restando il limite invalicabile di cui all'art. 67 c.p.

Cassazione penale sez. IV  04 maggio 2005 n. 31290  

 

La riduzione della pena per il concorso di più circostanze attenuanti, prevista dall'art. 67 cpv. c.p., va applicata in modo che la pena da irrogare in concreto non sia mai inferiore ad un quarto della pena base e non diminuendo la pena nella misura massima di un quarto della pena base.

Cassazione penale sez. VI  20 febbraio 2003 n. 17908  

 

Il limite fissato dall'art. 67 comma 2 c.p., secondo cui, nel caso di concorso di più circostanze, la pena non può essere applicata in misura inferiore a un quarto, opera anche quando fra le circostanze attenuanti concorrenti vi sia quella premiale di cui all'art. 442 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  14 marzo 2000 n. 4923  

 

Il limite fissato dall'art. 67, comma 2, c.p., secondo cui, nel caso di concorso di più circostanze, la pena non può essere applicata in misura inferiore ad un quarto, opera anche quando fra le circostanze attenuanti concorrenti vi sia quella premiale di cui all'art. 442 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  14 marzo 2000 n. 4923  

 

La riduzione della pena di cui all'art. 444 c.p.p., ha carattere meramente processuale e premiale e non ha alcuna attinenza al fatto criminoso ed alla personalità dell'imputato: essa pertanto non è assimilabile alla diminuzione conseguente al riconoscimento di una circostanza attenuante del reato ed alla medesima risulta quindi inapplicabile il limite di cui all'art. 67 c.p. (quarto del minimo edittale).

Cassazione penale sez. VI  02 giugno 1994

 

In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, la riduzione di pena ex art. 444 c.p.p. ha una sua ragione di essere particolare del tutto diversa da quella propria delle attenuanti e delle diminuenti. Essa, infatti, ha carattere meramente processuale e premiale e non ha alcuna attinenza al fatto criminoso o alla personalità dell'imputato; inoltre, opera in un momento logicamente e temporalmente successivo a quello in cui operano le attenuanti o le diminuenti e, infine, non è oggetto di giudizio di bilanciamento e non incide affatto nella determinazione del termine di prescrizione del reato. Pertanto, dalla eterogeneità della riduzione di pena ex art. 444 c.p.p. rispetto alla riduzione di pena dipendente dalla esistenza di circostanze attenuanti ovvero di diminuenti, consegue la inapplicabilità alla prima del limite posto dall'art. 67 c.p..

Cassazione penale sez. I  18 giugno 1992

 

Il comma 2 dell'art. 67 c.p. impone, in caso di concorso di più circostanze attenuanti, il divieto di applicazione di una pena inferiore ad un quarto del minimo edittale, sempre che non si tratti di circostanze ad effetto speciale, perché in tal caso il detto limite non è operativo relativamente alle circostanze indicate nel secondo capoverso dell'art. 63 c.p. e, tra queste, quelle ad effetto speciale, nel qual caso la pena può essere irrogata anche in misura inferiore ad quarto edittale. La diminuzione per la altre circostanze che non siano ad effetto speciale (o del genere indicato nel secondo capoverso dell'art. 63 c.p.), ai fini del contenimento della pena in misura non inferiore al limite invalicabile di cui al comma 2 dell'art. 67 c.p, deve essere, quindi, operata non con riferimento alla ordinaria pena minima edittale, ma con riferimento alla pena risultante dalla diminuzione dovuta alla applicazione della circostanza ad effetto speciale che, come detto, sfugge normativamente al limite anzidetto. La disciplina dell'invalidità dei limiti minimi di cui all'art. 67 non si rende estensibile alla diminuzione di pena operata in applicazione dell'art. 444 c.p.p. data la sua natura di carattere processuale e premiale che non la rende assimilabile del tutto alle attenuanti in senso tecnico. (Fattispecie di riduzione di pena in applicazione di attenuante ad effetto speciale, con ulteriore riduzione per le attenuanti generiche e, infine, sulla pena così ottenuta, con ulteriore riduzione di un terzo ex art. 444 c.p. La Corte ha ritenuto che la pena ottenuta dopo la riduzione per le attenuanti generiche rientrava nella misura di un quarto della pena determinata, per la concessione dell'attenuante ad effetto speciale).

Cassazione penale sez. V  19 maggio 1992

 

La mitigazione della pena, in applicazione di una circostanza ad effetto speciale come quella di cui all'art. 219 comma 3 l. fall., non incontra il limite di cui all'art. 67 c.p., sicché il giudice, una volta riconosciuta la sussistenza della circostanza e applicata la riduzione nella sua massima estensione possibile scendendo anche al di sotto del quarto della pena minima edittale prevista per il reato e dovendo operare la ulteriore riduzione dovuta al riconoscimento di una o più circostanze comuni, trova l'unico limite rappresentato dalla impossibilità della irrogazione di una pena che sia inferiore al quarto di quella risultante a seguito della diminuzione conseguente alla circostanza ad effetto speciale.

Cassazione penale sez. V  19 maggio 1992

 

In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. (cosiddetto patteggiamento), è illegittima, per violazione dell'ultimo comma dell'art. 67 c.p., la statuizione della sentenza con cui, nel concorso delle riconosciute attenuanti e della diminuente ex art. 444 citato, la pena sia stata applicata in misura inferiore ad un quarto del minimo edittale.

Cassazione penale sez. I  03 luglio 1991

 

Il limite alla diminuzione di pena nel caso di una sola attenuante, previsto dall'art. 65 comma 1 n. 2 c.p., va concordato con il nuovo testo dell'art. 69 stesso codice ed interpretato nel senso che lo stesso si riferisce a reati per i quali è prevista originariamente la pena dell'ergastolo, ma non ha alcuna rilevanza quando per il reato base è prevista la pena della reclusione e l'ergastolo consegua per la ritenuta prevalenza dell'aggravante sull'attenuante. Ne consegue, pertanto, che in tal caso, per lo stesso principio, la prevalenza dell'attenuante può portare ad una riduzione della pena oltre il limite indicato e fino a quello consentito dall'ultimo comma art. 67 c.p..

Cassazione penale sez. I  14 gennaio 1991

 

 



 
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