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Art. 672 codice penale: Omessa custodia e mal governo di animali

Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa (1) da euro 25 a euro 258.

Alla stessa pena soggiace: 1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi gli animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta; 2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone.

(1) Sanzione così modificata dall’art. 33, L. 24 novembre 1981, n. 689.


Giurisprudenza annotata

Omessa custodia e mal governo di animali

Deve essere riconosciuta la responsabilità del padrone di un cane per le lesioni riportate alla persona offesa, a nulla rilevando che in occasione di talune visite effettuate dalla polizia locale lo stesso si fosse mostrato non aggressivo, atteso che corrisponde a norma cautelare ovvia che un animale di tal fatta (pastore maremmano), il quale, per qualsivoglia ragione, può dar luogo a pericolose aggressioni, venga adeguatamente custodito o, comunque, reso inoffensivo mediate museruola.

Cassazione penale sez. IV  19 giugno 2014 n. 36461  

 

In caso di lesioni provocate a terzi da un animale mal custodito, per valutare il comportamento del soggetto tenuto alla custodia e accertarne in positivo la colpa, può e deve aversi riguardo a quanto stabilito dall'art. 672 c.p., che, a prescindere dall'intervenuta depenalizzazione, costituisce valido termine di riferimento per la valutazione della colpa. Con la precisazione che, in proposito, non sarebbe sufficiente rifarsi alla presunzione di responsabilità stabilita dall'art. 2052 c.c., che stabilisce principi che rilevano solo in sede civile, ma con l'ulteriore, doverosa precisazione che compete pur sempre al soggetto onerato della custodia l'onere di fornire la prova del caso fortuito, ossia dell'essersi verificato un fatto assolutamente improvviso, imprevedibile e non evitabile dal custode, il quale, pur facendo uso di ogni diligenza, risulti essere stato impedito di adeguare la propria azione alla situazione creatasi, rendendo fatale la verificazione dell'evento, in assenza di colpa, anche minima. Da ciò deriva la configurabilità della colpa allorquando l'animale sia custodito in un luogo privato o recintato, ma in tale luogo risulti possibile l'introduzione inconsapevole di persone estranee, owero allorquando l'animale sia ricoverato in un luogo inidoneo a prevenirne la fuga. (Nella specie, è stato rigettato il ricorso awerso lacondanna per il reato di omicidio colposo pronunciata a carico del proprietario di due cani pitbull, che avevano assalito e ucciso due persone, essendosi accertato che il proprietario, non avendo assicurato un sistema idoneo di chiusura del cancello del luogo di custodia, aveva colposamente consentito la fuga degli animali, così ponendo le condizioni per l'aggressione mortale).

Cassazione penale sez. IV  29 novembre 2011 n. 48429  

 

In tema di custodia di animali, l'obbligo sorge ogni volta che sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l'animale e una data persona, posto che l'art. 672 c.p. relaziona l'obbligo di non lasciare libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al possesso dell'animale, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto senza che sia necessario che sussista una relazione di proprietà in senso civilistico. (Fattispecie in tema di responsabilità per lesioni colpose cagionate dal morso di un cane in cui la Corte ha rigettato il ricorso dell'imputata sottolineando come la stessa, proprio perché aveva in custodia temporanea il cane, avrebbe dovuto mettergli la museruola, a prescindere da un obbligo legale in tal senso, vuoi per la grossa taglia dell'animale, vuoi per il fatto che, trattandosi di semplice detentrice momentanea dell'animale, non era in grado di conoscere le possibili reazioni di questo anche nei confronti degli altri cani).

Cassazione penale sez. IV  20 settembre 2011 n. 36089  

 

In tema di custodia di animali, il proprietario o detentore di un cane è tenuto a controllarlo in ogni momento con le debite cautele. Ne deriva che qualora un incidente stradale sia determinato dalla presenza sulla pubblica via di un animale incustodito che, investito, provochi lo sbandamento di un veicolo, va addebitata al proprietario dell'animale medesimo la responsabilità del fatto per omessa custodia, sia pure, eventualmente, con il concorso di colpa della persona offesa, ove questa non si sia accorta tempestivamente dell'ostacolo prevedibile ed evitabile. (Nel caso di specie i cani sono usciti dal cancello che il proprietario stava aprendo, accedendo alla pubblica strada e causando il sinistro stradale).

Cassazione penale sez. IV  16 giugno 2011 n. 34070  

 

L'obbligo di risarcimento dei danni procurati da un cane domestico, che circola senza guinzaglio e museruola, incombe su tutti i componenti del nucleo famigliare presenti in quel momento e non solo sul proprietario dell'animale, atteso che, nonostante il cane appartenga solo ad un componente della famiglia, di fatto, tutti i componenti del nucleo nel quale vive hanno con lui una relazione di possesso che li obbliga a non lasciarlo libero e a custodirlo con le debite cautele.

Cassazione penale sez. IV  03 febbraio 2011 n. 8875  

 

In tema di omessa custodia di animali, l'obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l'animale e una data persona, in quanto l'art. 672 c.p. collega il dovere di non lasciare libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico. (Fattispecie in tema di responsabilità per lesioni colpose cagionate dal morso di un cane). Dichiara inammissibile, Trib. Palermo, 19 maggio 2009

Cassazione penale sez. IV  02 luglio 2010 n. 34813  

 

Anche in relazione agli animali non pericolosi può porsi un problema di colpa nella custodia: l'addebito, in tal caso, se non può essere di colpa specifica per violazione di legge, e precisamente dell'art. 672 c.p. (norma che concerne la custodia di animali "pericolosi"), può essere a titolo di colpa generica (negligenza, imprudenza e imperizia) (come nella specie, ove si discuteva di colpa generica sotto il profilo della "culpa in eligendo" alla persona cui la proprietaria aveva affidato un cane, cui il cane stesso era riuscito a fuggire, provocando, secondo la prospettazione accusatoria, un incidente stradale con conseguenti lesioni subite da un'automobilista).

Cassazione penale sez. IV  23 settembre 2008 n. 41021  

 

In tema di omessa custodia di animali, al fine di escludere la colpa, consistente nella mancata adozione delle debite cautele nella custodia, non è sufficiente tenere l'animale in un luogo privato e recintato, ma è necessario che tale luogo sia idoneo a prevenirne la fuga. (Nella fattispecie la Corte ha ravvisato la responsabilità dell'imputato che aveva rinchiuso il cane in un cortile da cui l'animale era facilmente scappato per un'apertura nella recinzione, ed aveva provocato un sinistro stradale) Dichiara inammissibile, Trib. Cassino, 1 Dicembre 2003

Cassazione penale sez. IV  09 ottobre 2007 n. 47141  

 

Il proprietario di un animale ha l'obbligo, sancito dall’art. 672 c.p., di non lasciarlo libero, ovvero di custodirlo con le debite cautele, in manca delle quali lo stesso si renderà responsabile del reato di lesioni personali colpose ex art. 590 c.p. poiché lesioni traumatiche subite dalla vittima, a seguito dell'aggressione dell'animale, possono configurare una malattia costituente l’evento del delitto di lesioni colpose.

Tribunale Arezzo  29 marzo 2007

 

In caso di custodia di animali, al fine di escludere l'elemento della colpa, rappresentato dalla mancata adozione delle debite cautele nella custodia dell’animale pericoloso, non basta che questo si trovi in un luogo privato o recintato, ma è necessario che in tale luogo non possano introdursi persone estranee. (Da queste premesse, la Corte ha rigettato il ricorso del procuratore generale avverso la sentenza che aveva mandato assolti dal reato di lesioni personali colpose gli imputati, sul rilievo dell’assenza di colpa dei medesimi, essendosi accertato che il cane che aveva provocato le lesioni all'infortunata era custodito in un giardino privato, recintato e chiuso da un cancello con serratura a molla, mentre l'infortunata vi si era introdotta, pur sapendo del cane, la cui presenza era del resto segnalata da apposito cartello). (Conferma, App. Roma 9 novembre 2005)

Cassazione penale sez. IV  14 marzo 2006 n. 14829  

 

In tema di omessa custodia di animali, tra i destinatari del precetto di cui all'art. 672 c.p. è innanzitutto, anche se non esclusivamente, il proprietario dell'animale pericoloso, il quale non è esonerato da responsabilità in caso di provvisoria assenza, che non implica di per sè nè che egli abbia affidato la custodia o trasferito la detenzione ad altri nè che questi, assunta tale relazione di fatto con l'animale, a tanto fosse idoneo e capace.

Cassazione penale sez. IV  12 maggio 1999 n. 7032  

 

In tema di custodia di animali, l'obbligo sorge ogni volta sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l'animale e una data persona, posto che l'art. 672 c.p. relaziona l'obbligo di non lasciare libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al possesso dell'animale, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto senza che sia necessario che sussista una relazione di proprietà in senso civilistico. (Fattispecie in tema di responsabilità per lesioni colpose cagionate dal morso di un cane).

Cassazione penale sez. IV  16 dicembre 1998 n. 599  

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 3, legge n. 218 del 1988, contenente misure per la lotta contro alcune malattie epizootiche degli animali, in relazione all'art. 672 c.p. ("depenalizzato" dall'art. 33 lett. a) legge n. 689 del 1981 e sanzionato in base al successivo art. 38, comma 2 ed all'art. 5, comma 1, legge n. 281 del 1991, legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, sollevata in riferimento all'art. 3 Cost, per pretesa irragionevole disparità nel trattamento sanzionatorio, in quanto una fattispecie illecita di minore gravità, quale l'omessa custodia di cane lasciato libero di vagare senza guinzaglio e senza museruola, sarebbe assoggettata a sanzione pecuniaria edittale di entità maggiore rispetto a quella prevista per ipotesi più gravi, quali (ad avviso del ricorrente) quelle di abbandono e mal governo di animali pericolosi e di abbandono di animali domestici custoditi nella propria abitazione, previste dalle disposizioni di comparazione sopra richiamate, in quanto le fattispecie poste a raffronto non sono nè identiche, nè analoghe - dato che la legge n. 218 del 1988 sanziona condotte che, violando misure di prevenzione contro la rabbia, pongono in pericolo la sanità pubblica, mentre l'art. 672 c.p. mira a tutelare la pubblica incolumità e l'art. 5 legge n. 281 del 1991 a tutelare gli animali di affezione, sanzionando gli atti di crudeltà e i maltrattamenti contro di essi, nonché il loro abbandono - e considerato, comunque, che la determinazione della sanzione pecuniaria per gli illeciti amministrativi (come la determinazione della pena per i reati) rientra nelle valutazioni discrezionali attribuite al legislatore (statale o regionale), salvi i casi di palese irrazionalità.

Cassazione civile sez. I  17 luglio 1996 n. 6455  

 

I cani da guardia in genere, e quelli appartenenti anche per somiglianza alla razza dei pastori tedeschi in particolare, sono da considerarsi pericolosi e, quindi, rientranti nella disciplina di cui all'art. 672 c.p. (omessa custodia e malgoverno di animali).

Cassazione civile sez. I  08 marzo 1990 n. 1840  

 

Al fine di escludere l'elemento di colpa, di cui all'art. 672 comma 1 c.p., rappresentato dalla mancata adozione delle debite cautele nella custodia di un cane da guardia, non basta che l'animale pericoloso si trovi in luogo privato o recintato, ma è necessario che in tale luogo non possano introdursi estranei. (Nella specie è stato precisato, altresì, che vertendosi in materia penale, è inconferente il richiamo all'art. 2052 c.c., in quanto non bisogna stabilire se l'imputato ha fornito la prova liberatoria richiesta da detta norma per vincere la presunzione di responsabilità per danno cagionato da animali, ma soltanto accertare se sussiste o no il predetto elemento di colpa).

Cassazione penale sez. IV  01 marzo 1988

 

È manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale degli art. 636 e 672 c.p. nonché dell'art. 33 della l. 24 novembre 1981 n. 689, denunciati in collegamento ed unione con gli art. 17 e 24 r.d. 14 luglio 1898 n. 404, in tema di sanzioni per l'omessa custodia di bestiame di ogni tipo, punita ai sensi del r.d. n. 404 con pena incongruamente più grave di quanto stabilito rispetto alle ipotesi di cui agli art. 672 e 636 c.p.

Corte Costituzionale  11 aprile 1984 n. 107  

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento all'art. 3 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 17 e 24 r.d. 14 luglio 1898 n. 404, 33 lett. a) della l. 24 novembre 1981 n. 689 e 672 e 636 c.p. La contravvenzione per omessa custodia del bestiame (di ogni tipo), di cui all'art. 24 r.d. n. 404 del 1898, è punita, ai sensi dell'art. 650 c.p., mentre l'omessa custodia di animali da tiro, da soma, o da corsa, o comunque pericolosi, pur essendo più grave, è sanzionata solo amministrativamente, ai sensi dell'art. 33 della legge n. 689. Inoltre la introduzione, o abbandono di animali, nel fondo altrui, di cui all'art. 636 c.p., quantunque abbia la medesima consistenza dell'illecito di cui all'art. 17 del r.d. del 1898, e natura di reato doloso (anziché di contravvenzione colposa), è punita a querela di parte, mentre nell'ipotesi contravvenzionale sussiste la perseguibilità d'ufficio.

Pretura Oristano  09 dicembre 1982



 
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