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Art. 676 codice penale: Rovina di edifici o di altre costruzioni

Chiunque ha avuto parte nel progetto o nei lavori concernenti un edificio o un’altra costruzione, che poi, per sua colpa, rovini, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.

Se dal fatto è derivato pericolo alle persone, la pena è dell’arresto fino a sei mesi ovvero dell’ammenda non inferiore a euro 309


Giurisprudenza annotata

Rovina di edifici

La contravvenzione prevista dall'art. 676 c.p. ha natura di natura proprio del progettista ovvero del costruttore o del direttore dei lavori. (Annulla senza rinvio, Trib. Sassari, 25/10/2011 )

Cassazione penale sez. I  09 aprile 2014 n. 19928  

 

Per la configurabilità del delitto di crollo colposo occorre che il fatto dia luogo a concreto pericolo, da valutarsi "ex ante", per la vita o l'incolumità di un numero indeterminato di persone, anche se appartenenti tutte a determinate categorie, restando irrilevante il mancato verificarsi del danno e differenziandosi la detta ipotesi di reato da quella contravvenzionale di cui all'art. 676 comma 2 c.p. proprio per la presenza, in essa, del pericolo per la pubblica incolumità, derivante dal diffondersi del crollo nello spazio circostante.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 47475  

 

Il crollo, ancorché rilevante, di edifici, non è sufficiente ad integrare il delitto di crollo colposo, essendo necessario altresì che dal fatto derivi un pericolo per la pubblica incolumità. Il pericolo per la pubblica incolumità non sussiste se il fatto si sia verificato in un cantiere a cui non accedano persone estranee e durante la sospensione dei lavori. In assenza di tale pericolo è configurabile invece la contravvenzione di rovina di edifici, se l'agente abbia avuto parte come progettista, direttore o esecutore dei lavori concernenti l'edificio.

Tribunale Cagliari  14 aprile 1992

 

Le due ipotesi di reato, rispettivamente delittuosa e contravvenzionale, previste dall'art. 449 c.p., con riferimento all'art. 434, e dall'art. 676 stesso codice, differiscono tra loro non soltanto perché soggetto attivo del delitto può essere chiunque, mentre soggetti attivi della contravvenzione possono essere esclusivamente il progettista ed il costruttore, ma si distinguono anche e soprattutto per la differenza inerente all'elemento materiale e, particolarmente, per la maggiore gravità dell'avvenimento che caratterizza il delitto rispetto alla contravvenzione. Per la sussistenza del delitto, invero, si richiede che il crollo della costruzione abbia assunto la fisionomia di un disastro, cioè di un avvenimento grave e complesso con conseguente pericolo per la vita e la incolumità delle persone, indeterminatamente considerate, mentre per la contravvenzione deve trattarsi di semplice rovina di un edificio o di altra costruzione e la circostanza che sia derivato pericolo alle persone è prevista come aggravante.

Cassazione penale sez. IV  05 febbraio 1991

 

La contravvenzione di rovina di edifici o di altre costruzioni rientra nella categoria dei reati propri e può essere commessa solo da chi abbia avuto parte nella elaborazione del progetto o nell'esecuzione dei lavori concernenti l'edificio od altra costruzione che poi per sua colpa siano crollati, cioè da chi abbia svolto, nella fase ideativa, o in quella esecutiva dell'opera edilizia, un'attività non meramente attuativa di direttive altrui, realizzando una condotta non conforme alle regole della scienza e della tecnica delle costruzioni. Conseguentemente, mentre possono essere compresi nel novero dei soggetti attivi del reato il progettista, il costruttore o il direttore dei lavori, ne deve essere escluso l'esecutore materiale dei lavori, salvo che non abbia operato colposamente di propria iniziativa, in contrasto o al di fuori delle istruzioni ricevute o comunque senza le direttive di un tecnico dell'edilizia.

Cassazione penale sez. I  26 aprile 1988

 

La contravvenzione prevista dall'art. 676 c.p. può essere commessa soltanto da chi abbia avuto parte con attività non meramente attuative delle direttive altrui nell'elaborazione del progetto o nell'esecuzione dei lavori concernenti l'edificio od altra costruzione che poi per sua colpa siano crollati, a differenza del delitto previsto dall'art. 449 c.p., in relazione all'art. 434 stesso codice, il quale, oltre a presentare quale elemento specializzante rispetto alla figura del reato contravvenzionale, l'evento del pericolo per la pubblica incolumità, può essere commesso da chiunque.

Cassazione penale sez. I  26 aprile 1988

 

L'evento del delitto di crollo, sia dell'ipotesi dolosa (art. 434 c.p.) che di quella colposa (art. 449 in relazione all'art. 334 c.p.) deve possedere modi di essere ed effetti tanto gravi ed estesi da colpire collettivamente, costituendo un pericolo di carattere personale e diffuso e perciò attinenti alla " pubblica incolumità ", mentre nell'ipotesi contravvenzionale (art. 676 c.p.) è sufficiente il semplice " pericolo alle persone ".

Cassazione penale sez. IV  10 gennaio 1985

 

Il delitto di disastro colposo differisce dalla contravvenzione di omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina non soltanto perché soggetto attivo del delitto può essere " chiunque ", mentre soggetti attivi della contravvenzione possono essere soltanto i " proprietari " o coloro che siano per loro conto " obbligati alla conservazione o alla vigilanza ", ma anche e soprattutto per la differenza inerente all'elemento materiale, particolarmente per la maggiore gravità dell'avvenimento che caratterizza il delitto rispetto alla contravvenzione. Il delitto di disastro colposo presuppone che il crollo della costruzione abbia assunto la fisionomia di un disastro, di un avvenimento, cioè grave e complesso con conseguente pericolo per la vita e l'incolumità delle persone, indeterminatamente considerate; a questo fine non ogni disfacimento di opere può essere considerato crollo, ma soltanto quei fatti che assumono proporzioni notevoli e tali da suscitare un diffuso senso di commozione anche se in una collettività limitata; sussiste, invece, la contravvenzione quando vi sia solo il pericolo di " rovina "; cioè di caduta dell'edificio o di una parte di esso; la contravvenzione non richiede dunque come suo elemento costitutivo il pericolo per le persone, che costituisce ai sensi dell'ultimo comma circostanza aggravante, ma soltanto una situazione di pericolo generico.

Cassazione penale sez. IV  31 maggio 1983

 

Il delitto di crollo colposo (art. 449 in relazione all'art. 434 c.p.) si distingue dalla contravvenzione di rovina di edifici (art. 676 c.p.) oltre che per l'individuazione del soggetto attivo del reato, anche e soprattutto perché nel delitto occorre sempre il verificarsi del pericolo per l'incolumità pubblica e perché, infine, l'evento perfezionatore del delitto deve essere un disastro vero e proprio, mentre per la contravvenzione è sufficiente che si tratti di piccolo crollo, anche se dal fatto possa derivare pericolo alle persone.

Cassazione penale sez. IV  04 febbraio 1983



 
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