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Art. 684 codice penale: Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale

Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d’informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione, è punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da euro 51 a euro 258 (1).

(1) Articolo così sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.


Giurisprudenza annotata

Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale

In tema di diffamazione a mezzo stampa, la pubblicazione della iscrizione della denuncia nel registro delle notizie di reato non costituisce evento lesivo della reputazione del soggetto indagato, atteso che la tutela ex art. 684 cod. pen. attiene alla protezione delle esigenze di giustizia inerenti al processo penale e non alla sfera di riservatezza dell'indagato. Rigetta, App. Bolzano, 08/02/2010

Cassazione civile sez. III  19 settembre 2014 n. 19746  

 

Il sequestro preventivo mediante oscuramento di un giornale telematico che pubblichi in forma testuale alcune intercettazioni telefoniche fa venir meno l'obbligo del segreto intraprocessuale, ma non esclude il divieto di pubblicazione, atteso che va fatta una distinzione tra atti coperti da segreto ed atti non pubblicati, in quanto, mentre il segreto opera all'interno del procedimento, il divieto di pubblicazione riguarda la divulgazione tramite la stampa e gli altri mezzi di comunicazione sociale. (Annulla senza rinvio, Trib. lib. Perugia, 10/01/2014 )

Cassazione penale sez. I  04 giugno 2014 n. 32846  

 

Viola il principio di correlazione con l'accusa la sentenza con cui, a fronte della imputazione del delitto previsto dall'art. 326 c.p., in cui è contestata la rivelazione del contenuto di una comunicazione di reato, l'imputato venga ritenuto responsabile della contravvenzione prevista dall'art. 684 c.p., per aver pubblicato l'interrogatorio dell'indagato. Annulla senza rinvio, Trib. Catania, 10/10/2011

Cassazione penale sez. I  10 ottobre 2013 n. 43479  

 

Non integra la contravvenzione di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale la pubblicazione di una brevissima frase, riportata tra virgolette, dell'interrogatorio dell'indagato. Annulla senza rinvio, Trib. Catania, 10/10/2011

Cassazione penale sez. I  10 ottobre 2013 n. 43479

 

Ai fini della sussistenza del reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale (art. 684 c.p.), è irrilevante che la notizia sia stata già diffusa da altra fonte di informazione e non desunta direttamente dagli atti processuali, perché con la successiva pubblicazione viene data all'atto maggiore diffusione e propagazione.

Cassazione penale sez. I  17 dicembre 2012 n. 473  

 

Il reato di cui all'art. 684 c.p. (pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale), pur potendo avere ad oggetto, oltre agli "atti" propriamente detti, anche i "documenti", presuppone che anch'essi, come gli "atti", derivino da attività d'indagine compiuta dal p.m. o dalla polizia giudiziaria, solo a tale condizione configurandosi, ai sensi dell'art. 329 c.p.p., l'obbligo del segreto che determina il divieto di pubblicazione previsto dall'art. 114 c.p.p. Ne consegue che non può ritenersi sussistente il suddetto reato nel caso in cui vengano pubblicati documenti che, pur se acquisiti agli atti del procedimento penale per ordine del p.m. o per iniziativa della polizia giudiziaria, siano stati prodotti da diversa fonte soggettiva e secondo linee giustificative a sé stanti. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha escluso la sussistenza del reato in un caso in cui la pubblicazione aveva avuto ad oggetto il contenuto di un'informativa inviata da un organo meramente amministrativo quale l'Agenzia delle entrate al Procuratore della Repubblica; informativa nella quale erano indicati i nomi di cittadini italiani cui erano intestati depositi presso una banca sita nel territorio del principato del Liechtenstein).

Cassazione penale sez. I  09 marzo 2011 n. 13494  

 

I documenti di origine extraprocessuale acquisiti ad un procedimento, non compiuti dal p.m. o dalla polizia giudiziaria, non sono coperti da segreto ex art. 329 c.p.p.; per essi non vige dunque il divieto di pubblicazione di cui all'art. 114 c.p.p. la cui violazione può costituire il reato di cui all'art. 684 c.p. (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha annullato la sentenza di merito che aveva condannato una giornalista per la pubblicazione arbitraria di atti di procedimento penale coperti da segreto d'ufficio). Nella specie, si trattava di una lista con l'indicazione di potenziali evasori contenuta in una informativa dell'Agenzia delle entrate inviata al Procuratore della Repubblica).

Cassazione penale sez. I  09 marzo 2011 n. 13494  

 

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, l'operatività dell'art. 11 c.p.p. è subordinata alla condizione che il magistrato, nel procedimento penale, assuma formalmente la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, per cui, in difetto di tali qualificazioni formali, manca il presupposto richiesto perché si verifichi la "perpetuatio iurisdictionis" del giudice cui gli atti siano stati trasmessi per competenza territoriale funzionale. (Nella specie, quindi, l'autorità giudiziaria, che aveva ricevuto ex art. 11 c.p.p. gli atti del procedimento penale aperto in ordine al concorso, meramente ipotetico, di un magistrato nei reati di cui agli art. 326 e 684 c.p., correttamente li aveva restituiti all'autorità ordinariamente competente per territorio, non essendo emersi elementi di responsabilità a carico di alcun magistrato del distretto).

Cassazione penale sez. VI  28 gennaio 2009 n. 22710  

 

Non costituisce il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, di cui all’art. 684 c.p., dare in copia la richiesta di rinvio a giudizio ad un numero ristretto di persone al fine di vagliare l’opportunità di costituirsi parte civile, posto che ciò non rappresenta una pubblicazione non essendoci il numero indefinibile di persone destinatarie dell’atto.

Tribunale Ragusa  25 novembre 2002



 
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