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Art. 688 codice penale: Ubriachezza

Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

La pena è dell’arresto da tre a sei mesi se il fatto è commesso da chi ha già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l’incolumità individuale.

La pena è aumentata se la ubriachezza è abituale.


Giurisprudenza annotata

Ubriachezza

È legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, motivato in riferimento a distinte e concomitanti circostanze ostative (manifesta insufficienza reddituale e giudizio di pericolosità sociale in rapporto a sentenza 16 giugno 2011 di condanna penale del Tribunale di Bologna, per violenza sessuale commessa in stato di ubriachezza — irrevocabile dal 29 ottobre 2011 — nonché per ben 12 segnalazioni di violazione amministrativa ex art. 688 comma 1, c.p. — ubriachezza — ed un rinvio a giudizio per porto d'armi e di oggetti atti ad offendere, ex artt. 4 commi 2 e 33, l. n. 110 del 1975), escluso il permesso di soggiorno per attesa di occupazione, di cui all'art. 22, d.lg. n. 286 del 1998, in presenza di un originario rapporto di lavoro concluso sin dal 19 maggio 2010, per cui il termine di un anno concesso dall'ordinamento per la ricerca di nuova occupazione era comunque scaduto nel maggio 2011, prima dell'adozione dell'atto impugnato e datato 31 gennaio 2013).

T.A.R. Bologna (Emilia-Romagna) sez. II  18 settembre 2013 n. 607

 

La contravvenzione di ubriachezza punita dall'art. 688 c.p., concorre con la guida in stato di ebbrezza punita dall'art. 186 c. strad. (d.lg. n. 285 del 1992), data la diversità degli interessi giuridici rispettivamente tutelati dalle due norme. Nel codice penale, infatti, l'art. 688 c.p. mira alla prevenzione dell'alcolismo e alla tutela dell'ordine pubblico; in quello stradale, invece, l'art. 186 vuole garantire la sicurezza della circolazione sulle strade e l'incolumità di chi vi si trova. La differenza tra l'ebbrezza e l'ubriachezza sta nell'intensità dell'alterazione psicofisica, più grave nella seconda per la presenza di un maggior tasso alcoolemico, nonché nel fatto che mentre l'ebbrezza può non essere manifesta, l'ubriachezza è punibile solo quando lo è. L'ubriachezza, quindi, in sé comprende e assorbe, dal punto di vista clinico, l'ebbrezza perché ne costituisce uno stato più avanzato: ma, per essere perseguibile, deve essere oltre che in luogo pubblico, anche manifesta.

Tribunale Trento  11 giugno 2012 n. 452

 

L'abitacolo di un'autovettura è da considerare un luogo esposto al pubblico e non un luogo pubblico o aperto al pubblico. Esso pertanto non rientra nell'indicazione tassativa contenuta nell'art. 688 c.p., sicché non risponde dell'illecito amministrativo colui che è sorpreso in stato di manifesta ubriachezza all'interno di un'autovettura.

Cassazione penale sez. IV  13 maggio 2005 n. 22594

 

L'art. 688 comma 2 c.p. (che prevede il reato di ubriachezza manifesta in luogo pubblico o aperto al pubblico se il fatto è commesso da chi abbia già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l'incolumità individuale) è costituzionalmente illegittimo, per violazione degli art. 25 comma 2 e 27 comma 3 cost.

Corte Costituzionale  17 luglio 2002 n. 354

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 688 comma 2 c.p.

Corte Costituzionale  17 luglio 2002 n. 354

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 688, comma 2, c.p., che punisce con l'arresto il reato di ubriachezza, se commesso da chi aveva già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l'incolumità individuale. La norma risulta viziata da intrinseca irrazionalità in relazione alla avvenuta trasformazione in illecito amministrativo del reato di ubriachezza - e alle finalità perseguite dalla depenalizzazione - poiché essa non costituisce più una circostanza aggravante di quel reato, ma configura un reato autonomo e finisce con il punire non tanto l'ubriachezza in sè, ma qualità personali del soggetto; risulta altresì vanificata la finalità rieducativa che l'art. 27, comma 3, cost. assegna alla pena e apertamente violato il principio di offensività del reato, di cui all'art. 25, comma 2, cost., e il limite in base ad esso posto alla discrezionalità del legislatore che, nella specie, è quello di impedire, sulla base della qualità di condannato per determinati delitti, la trasformazione in reato di fatti che per la generalità dei soggetti non costituiscono illecito penale.

Corte Costituzionale  17 luglio 2002 n. 354  

 

È costituzionalmente illegittimo, in riferimento agli art. 3, 25 comma 2, e 27 comma 3 cost., l'art. 688 comma 2 c.p. nella parte in cui punisce con la pena dell'arresto da tre a sei mesi chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza, se il fatto è commesso da chi ha già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l'incolumità individuale.

Corte Costituzionale  17 luglio 2002 n. 354  

 

In tema di ubriachezza, l'ipotesi di cui al comma 2 dell'art. 688 c.p. (che contempla la condotta di colui che, avendo già riportato condanna per delitto non colposo contro la vita o l'incolumità individuale, sia colto in stato di manifesta ebbrezza in luogo pubblico o aperto al pubblico) costituisce autonoma fattispecie incriminatrice e non circostanza aggravante. Ne consegue che l'intervenuta depenalizzazione, disposta dall'art. 54 d.lg. 30 dicembre 1999 n. 507, attiene unicamente alla ipotesi di cui al comma 1 del predetto art. 688 c.p. (c.d. ubriachezza "semplice"), continuando, viceversa, a rivestire rilevanza penale la condotta descritta nei commi seguenti.

Cassazione penale sez. V  04 dicembre 2001 n. 1462



 
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