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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 69 codice penale: Concorso di circostanze aggravanti e attenuanti

Quando concorrono insieme circostanze aggravanti e circostanze attenuanti, e le prime sono dal giudice ritenute prevalenti, non si tien conto delle diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti, e si fa luogo soltanto agli aumenti di pena stabiliti per le circostanze aggravanti.

Se le circostanze attenuanti sono ritenute prevalenti sulle circostanze aggravanti, non si tien conto degli aumenti di pena stabiliti per queste ultime, e si fa luogo soltanto alle diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti.

Se fra le circostanze aggravanti e quelle attenuanti il giudice ritiene che vi sia equivalenza, si applica la pena che sarebbe inflitta se non concorresse alcuna di dette circostanze.

Le disposizioni precedenti si applicano anche alle circostanze inerenti alla persona del colpevole e a qualsiasi altra circostanza per la quale la legge stabilisca una pena di specie diversa o determini la misura della pena in modo indipendente da quella ordinaria del reato (1).

In tal caso, gli aumenti e le diminuzioni di pena si operano a norma dell’articolo 63, valutata per ultima la recidiva (2).

(1)Comma così modificato dal D.L. 11 aprile 1974, n. 99. Successivamente la Corte costituzionale, sentenza 28 aprile 1994, n. 168, ha dichiarato, in applicazione dell’art. 27, L. 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del quarto comma del presente articolo nella parte in cui prevede che nei confronti del minore imputabile sia applicabile la disposizione del primo comma dello stesso articolo 69 in caso di concorso tra la circostanza attenuante di cui all’art. 98 del codice penale e una o più circostanze aggravanti che comportano la pena dell’ergastolo, nonchè nella parte in cui prevede che nei confronti del minore stesso siano applicabili le disposizioni del primo e del terzo comma del citato art.

69, in caso di concorso tra la circostanza attenuante di cui all’art. 98 del codice penale e una o più circostanze aggravanti che accedono ad un reato per il quale è prevista la pena base dell’ergastolo.

(2)Comma abrogato dal D.L. 11 aprile 1974, n. 99.


Giurisprudenza annotata

Concorso di circostanze

Per effetto delle sentenze della Corte costituzionale nn. 251 del 2012 e 32 del 2014, il giudice dell'esecuzione, ove il trattamento sanzionatorio non sia stato ancora interamente eseguito, deve rideterminare la pena in favore del condannato pur se il provvedimento "correttivo" da adottare non è a contenuto predeterminato, potendo egli avvalersi di penetranti poteri di accertamento e di valutazione, fermi restando i limiti fissati dalla pronuncia di cognizione in applicazione di norme diverse da quelle dichiarate incostituzionali. (In motivazione la Corte ha precisato, stante la particolarità della fattispecie - relativa a sentenza di condanna per illecita detenzione di sostanza stupefacente, in cui era affermata l'equivalenza della circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all'art. 73, comma quinto, d.P.R. 309/1990 con la ritenuta recidiva reiterata in ragione del divieto di prevalenza di cui all'art. 69, comma quarto, cod. pen. dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla sentenza n. 251 del 2012 - che il giudice dell'esecuzione nel rideterminare il trattamento sanzionatorio è tenuto ad applicare l'art. 73 d.P.R. n. 309/1990 nel testo ritornato in vigore a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014). (Vedi, n. 52981/2014 in corso di mass.). (Annulla con rinvio, Gip Trib. Fermo, 27/02/2013 )

Cassazione penale sez. I  04 dicembre 2014 n. 53019  

 

Trattandosi formalmente di circostanza aggravante, alla continuazione fallimentare deve applicarsi tra l'altro anche l'art. 69 c.p. e, pertanto, nell'ipotesi in cui vengano contestualmente riconosciute una o più attenuanti, la stessa deve essere posta in comparazione con queste ultime, con la conseguente esclusione della possibilità di irrogare l'aumento di pena previsto dall'art. 219 l.f. qualora all'esito del giudizio di bilanciamento la "circostanza" in questione venga ritenuta minusvalenze.

Cassazione penale sez. V  22 ottobre 2014 n. 50349  

 

La comparazione tra circostanze opera soltanto ai fini della quantificazione della pena, che, come imposto dall'art. 69 c.p., deve avvenire previa effettuazione del giudizio di comparazione tra attenuanti di segno opposto e con valutazione delle sole circostanze ritenute prevalenti, ma non consente di escludere la rilevanza di una circostanza alla cui presenza la legge riconnetta - come nella specie, ove l'esclusione della sostituzione della pena detentiva è espressamente prevista dall'art. 186, comma 9 bis, C.d.S. - determinati effetti sia pure negativi per l'imputato. Infatti il giudizio di comparazione tra le circostanze, che conduca all'esclusione dell'operatività dell'aggravante sul piano sanzionatorio, non fa venir meno la configurazione giuridica del reato aggravato (confermata, nella specie, la legittimità della decisione dei giudici del merito che avevano escluso la sostituzione della pena pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità, pur essendo state concesse le attenuanti generiche che avevano eliminato l'aggravante prevista dall'art. 186, comma 2 bis C.d.S.).

Cassazione penale sez. IV  25 settembre 2014 n. 44795  

 

In tema di turbata libertà degli incanti, l'ipotesi di cui all'art. 353, comma 2, c.p. (concernente la turbata libertà degli incanti commessa da una persona che vi è "preposta dalla legge o dall'autorità") ha natura di circostanza aggravante del reato, per la quale trova applicazione la disciplina ordinaria del concorso di circostanze di cui all'art. 69 c.p.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 40304  

 

Sussiste l'interesse all'impugnazione dell'imputato che propone appello al fine di ottenere l'esclusione di una circostanza aggravante anche quando con il provvedimento impugnato gli siano state concesse circostanze attenuanti con giudizio di prevalenza su tale aggravante, poichè costituisce suo diritto vedersi riconoscere colpevole di una condotta meno grave di quella contestatagli. (Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Lecce, 11/02/2013)

Cassazione penale sez. I  24 giugno 2014 n. 35429  

 

Il giudice dell'esecuzione, per effetto della sentenza della C. cost. n. 251 del 2012, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, comma 4, c.p., nella parte in cui vietava di valutare prevalente la circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, sulla recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., può affermare la prevalenza dell'attenuante anche compiendo attività di accertamento, sempre che tale valutazione non sia stata esclusa dal giudice della cognizione in applicazione di norme diverse da quelle dichiarate incostituzionali; tuttavia, nel rideterminare la pena, deve attenersi ai limiti derivanti dai principi in materia di successione di leggi penali nel tempo, che inibiscono l'applicazione di norme più favorevoli eventualmente medio tempore approvate dal legislatore.

Cassazione penale sez. un.  29 maggio 2014 n. 42858

 

Al p.m., in ragione delle sue funzioni istituzionali, per effetto della sentenza della C. cost. n. 251 del 2012, spetta il compito di richiedere al giudice dell'esecuzione l'eventuale rideterminazione della pena inflitta anche in applicazione dell'art. 69, comma 4, c.p., nel testo dichiarato costituzionalmente illegittimo, pur se il trattamento sanzionatorio sia già in corso di attuazione, e fino a quando questo non sia stato interamente eseguito.

Cassazione penale sez. un.  29 maggio 2014 n. 42858  

 

L'art. 73 comma 5 d.P.R. n. 309 del 1990, nella formulazione oggi vigente, introdotta dal d.l. n. 36 del 2014, conv. dalla l. n. 79 del 2014, trova applicazione quale norma più favorevole ex art. 2 comma 4 c.p., a tutti i processi ancora in corso per fatti di lieve entità relativi a droghe pesanti. Invece, per i processi relativi a droghe leggere per fatti commessi fino al 23 dicembre 2013 (dal 24 dicembre è entrato in vigore il d.l. n. 146 del 2013, conv. dalla l. n. 10 del 2014, poi sostituito dal citato d.l. n. 36 del 2014, conv. dalla l. n. 79 del 2014), occorre verificare, pur a parità della pena (quella attuale e quella già prevista dall'art. 73 comma 5, nel testo della legge Vassalli-Jervolino, fatto rivivere dalla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionali le modifiche introdotte con la legge Fini-Giovanardi n. 49 del 2006) se in concreto sia più favorevole per l'imputato l'applicazione della fattispecie di cui al comma 5 dell'art. 73 quale ipotesi circostanziale ovvero quale reato autonomo: ricorrerà la prima evenienza solo in quei casi in cui vi siano recidiva o circostanze aggravanti contestate e il giudice ritenga le stesse minusvalenti, ex art. 69 c.p., rispetto all'ipotesi attenuata di cui all'art. 73 comma 5. Mentre, per quanto riguarda i profili processuali, la norma di cui all'art. 73 comma 5, oggi vigente è in ogni caso più favorevole, vuoi ai fini del computo della prescrizione, vuoi ai fini dell'applicabilità della custodia cautelare in carcere, vuoi in quanto determina la possibilità per l'imputato di richiedere la sospensione del processo con messa alla prova.

Cassazione penale sez. III  29 maggio 2014 n. 28548  

 

In tema di patteggiamento, è illegale la pena applicata dal giudice che, operando il giudizio di bilanciamento tra le circostanze, compari le attenuanti ed una sola delle aggravanti, in quanto l'art. 69 c.p. impone di procedere alla simultanea comparizione di tutte le circostanze ritenute. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza in cui, in relazione al reato di rissa aggravata ai sensi dell'art. 588, comma secondo c.p., il giudice, dopo aver riconosciuto all'imputato le circostanze attenuanti generiche, aveva effettuato il giudizio di comparazione solo tra queste e la recidiva e non anche con la suddetta aggravante di cui al citato art. 588, comma 2, c.p.). (Annulla senza rinvio, Trib. Nola, 22/10/2013 )

Cassazione penale sez. V  23 maggio 2014 n. 24054  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di uguaglianza e del principio di proporzionalità della pena, l'art. 69, comma 4, c.p., nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all'art. 609 bis, comma 3, c.p., sulla recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p.

Corte Costituzionale  18 aprile 2014 n. 106  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di uguaglianza, del principio di offensività e del principio di proporzionalità della pena, l'art. 69, comma 4, c.p., nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui di cui all'art. 648, comma 2, c.p., sulla recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p.

Corte Costituzionale  18 aprile 2014 n. 105  

 

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale, per violazione dei principi di offensività, uguaglianza e proporzionalità, dell'art. 69 comma 4 c.p., come sostituito dall'art. 3 l. 5 dicembre 2005 n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975 n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all'art. 648 comma 2 c.p., sulla recidiva di cui all'art. 99 comma 4 c.p.; le conseguenze del divieto di prevalenza dell'attenuante di cui al secondo comma dell'art. 648 c.p. sulla recidiva risultano, infatti, manifestamente irragionevoli, per l'annullamento delle differenze tra le due diverse cornici edittali delineate dal primo e dal secondo comma dell'art. 648 c.p., in particolare non tanto per la divaricazione tra i livelli massimi della pena detentiva prevista nei due commi, quanto tra i livelli minimi, perché, per effetto della recidiva reiterata, il minimo della pena detentiva previsto per il fatto di particolare tenuità (15 giorni di reclusione) viene moltiplicato per 48, determinando un aumento incomparabilmente superiore a quello specificamente previsto per tale recidiva dall'art. 99 comma 4 c.p., che, a seconda dei casi, è della metà o di due terzi. Il carattere palesemente sproporzionato del trattamento sanzionatorio determinato dall'innesto della deroga al giudizio di bilanciamento sull'assetto delineato dall'art. 648 c.p. si pone in contrasto anche con la finalità rieducativa della pena, che implica un costante "principio di proporzione" tra qualità e quantità della sanzione, da una parte, e offesa, dall'altra.

Corte Costituzionale  18 aprile 2014 n. 105  



 
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