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Art. 712 codice penale: Acquisto di cose di sospetta provenienza

Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda non inferiore a euro 10.

Alla stessa pena soggiace chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza.


Giurisprudenza annotata

Acquisto di cose di sospetta provenienza

In merito al rapporto tra incauto acquisto e bancarotta per distrazione di cose di sospetta provenienza, sussiste nell'ipotesi un caso di diversa qualificazione dello stesso fatto materiale, da un lato in quanto la disomogeneità dell'elemento psicologico delle due fattispecie incriminatici preclude il riconoscimento del concorso formale, dall'altro perché le due norme non sono in rapporto di reciproca specialità e ancora perché l''incauto acquisto' non è elemento costitutivo del reato complesso di bancarotta patrimoniale nel quale quindi non può essere assorbito .

Cassazione penale sez. V  05 novembre 2014 n. 51134  

 

In tema di ricettazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l'agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l'ipotesi contravvenzionale dell'acquisto di cose di sospetta provenienza (fattispecie riguardante l'acquisto di una autovettura di gran valore, ad un prezzo elevato, eppure concluso in strada, presso caselli autostradali, senza nessuna garanzia di affidabilità dei danti causa, con asserito pagamento di elevate somme di denaro in contanti privo di concreto riscontro, e senza conoscere in modo certo l'identità del venditore; a ciò si aggiungeva poi la consegna della carta di circolazione contraffatta, la consegna di una sola chiave e la discrepanza tra le date di acquisto indicate in fattura e nell'atto sostitutivo di notorietà).

Cassazione penale sez. II  17 giugno 2014 n. 39042

 

Il criterio distintivo tra il delitto di ricettazione e la contravvenzione prevista dall'art. 712 c.p. - acquisto di cose di sospetta provenienza - consiste nell'elemento psicologico nel senso che nel primo caso l'agente ha la consapevolezza della provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta, mentre nel secondo caso ricorre da parte dell'agente una condotta colposa consistente nel mancato accertamento della provenienza della cosa acquistata o ricevuta.

Corte appello Napoli sez. IV  12 ottobre 2012 n. 4142  

 

In tema di ricettazione, configura non il reato di cui all'articolo 648 c.p. bensì quello di cui all'articolo 712 c.p., l'acquisto delle carene (scocche) di provenienza illecita da parte dell'imputato laddove, non risultando l’effettiva consapevolezza da parte dell'imputato della provenienza illecita del materiale, può ravvisarsi nella condotta in questione solo un profilo di colpa per non aver adeguatamente verificato la legittima provenienza dei pezzi di ricambio del ciclomotore, acquistate da soggetto che non era un rivenditore professionale e che si doveva comprendere come ne fosse in possesso.

Tribunale La Spezia  13 luglio 2012 n. 535  

 

L'acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde dell'illecito amministrativo previsto dal d.l. 14 marzo 2005 n. 35, conv. in l. 14 maggio 2005 n. 80, nella versione modificata dalla l. 23 luglio 2009 n. 99, e non di ricettazione (art. 648 c.p.) o di acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 c.p.), attesa la prevalenza del primo rispetto ai predetti reati alla luce del rapporto di specialità desumibile, oltre che dall'avvenuta eliminazione della clausola di riserva "salvo che il fatto non costituisca reato", dalla precisa individuazione del soggetto agente e dell'oggetto della condotta nonché dalla rinuncia legislativa alla formula "senza averne accertata la legittima provenienza", il cui venir meno consente di ammettere indifferentemente dolo o colpa.

Cassazione penale sez. un.  19 gennaio 2012 n. 22225

 

Va rimessa alle Sezioni Unite, sussistendo contrasto interpretativo, la questione se la violazione amministrativa di cui all'art. 1, comma 7, d.l. 14 marzo 2005 n. 35, conv. con modificazioni nella l. 14 maggio 2005 n. 80, nel testo successivamente modificato dalla l. 23 luglio 2009 n. 99, laddove viene punito, appunto, con sanzione amministrativa, "l'acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti e in materia di proprietà industriale" sia norma speciale, e quindi in concreto applicabile, solo rispetto alla disposizione di cui all'art. 712 c.p., relativa all'acquisto di cose di sospetta provenienza, ovvero sia speciale anche con riferimento alla fattispecie delittuosa della ricettazione di cui all'art. 648 c.p., allorché la provenienza delittuosa coincida con l'ipotesi che "siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti e in materia di proprietà industriale". (La Corte, nel rimettere la questione alle Sezioni Unite, si è comunque espressa a favore di tale ultima opzione interpretativa, ritenuta più aderente alla volontà del legislatore di escludere da sanzioni penali l'acquirente finale dei beni con marchi contraffatti o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata).

Cassazione penale sez. II  28 settembre 2011 n. 36766  

 

Non può esservi derubricazione del reato di cui all'art. 648 c.p. nel reato di incauto acquisto ex art. 712 c.p. quando l'oggetto materiale riguardi denaro, in quanto tale ultima fattispecie può configurarsi solo in relazione all'acquisizione di cose provenienti da reato e non invece di denaro.

Ufficio Indagini preliminari Torino  20 giugno 2011

 

Allorché appaia provato il fatto oggettivo dell'acquisto di un bene di provenienza furtiva ma non risulti provato che il soggetto attivo del reato abbia avuto la consapevolezza (in termini di dolo) di tale illecita provenienza, il fatto deve essere riqualificato non come ricettazione ma bensì come reato di cui all'art. 712 c.p.

Tribunale La Spezia  11 maggio 2011 n. 476  

 

La condotta costitutiva del reato di acquisto di cose di sospetta provenienza, previsto dall'art. 712 c.p., può consistere anche nella detenzione di un bene a titolo precario o a scopo di custodia. Rigetta, Trib. Forlì, sez. dist. Cesena, 25/03/2009

Cassazione penale sez. II  24 febbraio 2010 n. 11999



 
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