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Art. 719 codice penale: Circostanze aggravanti

La pena per il reato preveduto dall’articolo precedente è raddoppiata: 1) se il colpevole ha istituito o tenuto una casa da giuoco; 2) se il fatto è commesso in un pubblico esercizio; 3) se sono impegnate nel giuoco poste rilevanti; 4) se fra coloro che partecipano al giuoco sono persone minori degli anni diciotto.


Giurisprudenza annotata

Aggravanti

Risponde del reato di cui agli art. 718 e 719 n. 3, c.p., l'imputato che, nei locali di un circolo privato organizzi il gioco d'azzardo del poker nella variante del "Texas hold'em" quando l'entità delle somme giocate e il valore attribuibile alle fiches siano rilevanti e l'elemento della possibile locupletazione, posto in connessione con l'intrinseca aleatorietà del gioco, prevalga sul profilo dell'abilità del partecipante e su quello prettamente ludico, atteso che questi ultimi profili possono considerarsi prevalenti soltanto quando il fine di lucro sia irrilevante.

Tribunale La Spezia  10 novembre 2014 n. 1068  

 

I casinò, come quello di Campione d'Italia, trovano "singulatim" la loro legittimazione in specifici provvedimenti legislativi, con cui si è derogato al generale divieto dell'esercizio del gioco d'azzardo sancito dagli art. 718-721 c.p., riservandone in via esclusiva la gestione ad un determinato soggetto: nello specifico, il Casinò di Campione d'Italla in forza del r.d.l. 2 marzo 1933 n. 201, conv. nella l. 8 marzo 1933 n. 505; pertanto è possibile che un ente, il quale svolga un'attività organizzata imprenditorialmente, si trovi a soddisfare, comunque, bisogni di natura non industriale o commerciale, assumendo in tal guisa la qualificazione comunitaria di "organismo di diritto pubblico" tenuto, come tale, all'espletamento di procedure concorrenziali di evidenza pubblica per la scelta dei contraenti.

Corte Conti reg. (Lombardia) sez. giurisd.  10 luglio 2009 n. 476  

 

Per la configurabilità delle contravvenzioni di cui agli art. 718 e 719 c.p. non influisce il fatto che, all'atto del controllo, non vi fossero nel locale clienti intenti al gioco; infatti, in tema di apparecchi automatici da gioco, la nozione di "uso" va riferita a ogni attività espletata e strettamente collegata con la utilizzazione del congegno. In tal modo, anche l'installazione per l'uso viene a essere sanzionata.

Tribunale Napoli  14 marzo 2008 n. 1176  

 

In tema di apparecchi e congegni automatici per il gioco d'azzardo, per poter ritenere, oltre che il reato di cui all'art. 110 r.d. 18 giugno 1931 n. 773, anche quello previsto dagli art. 718 e 719 c.p. è necessario che di quest'ultimo sussistano i relativi elementi integrativi, ossia che sia provata l'esistenza di un gioco d'azzardo e del fine di lucro, il quale notoriamente consiste nel fine di trarre un guadagno economicamente apprezzabile dal gioco. A tal fine, non è certamente possibile dedurre il fine di lucro dal solo carattere aleatorio del gioco, perché è sempre possibile che la vincita non abbia in concreto carattere lucrativo, di modo che, in mancanza di prova sulla possibilità di commutare in denaro o in altre utilità apprezzabili le partite vinte, non può dirsi accertata la sussistenza del reato di cui all'art. 718 c.p. Di conseguenza, la mera appartenenza dell'apparecchio alla tipologia dei video-poker non è di per sé sola sufficiente a provare anche il reato di gioco d'azzardo, ove non siano acquisiti elementi atti a dimostrare che il gioco consenta in concreto di lucrare vincite in denaro o in altre utilità economicamente apprezzabili. Nella specie, la Corte ha annullato con rinvio la condanna per il reato di cui all'art. 718 c.p. proprio rilevando come la sentenza non avesse indicato alcun elemento che consentisse di ritenere che nell'esercizio dell'imputato venissero corrisposti premi in denaro o altre utilità economiche a fronte delle vincite delle partite, essendo stata argomentata la condanna solo sulla deposizione del consulente tecnico, il quale, peraltro, aveva potuto utilmente riferire esclusivamente sull'aleatorietà del gioco e non in ordine alla concreta esistenza, natura ed entità dei premi eventualmente corrisposti).

Cassazione penale sez. III  23 novembre 2006 n. 41621  

 

I videogiochi, anche se destinati o destinabili al gioco d'azzardo, non hanno carattere intrinsecamente criminoso e non rientrano, quindi, nelle previsioni di cui all'art. 240 comma 2 c.p. Essi, pertanto, non possono essere oggetto di confisca nel caso di applicazione di pena patteggiata per i reati di cui agli art. 718, 719, 721 c.p. e 110 t.u. delle leggi di P.S.

Cassazione penale sez. III  11 luglio 2003 n. 39966  

 

È legittimo il diniego di autorizzazione all'apertura di una casa da gioco adottato dal Ministero dell'Interno nei confronti del richiedente comune di Capri in ragione dell'insussistenza del potere autorizzatorio in capo alla p.a., non avendo le invocate disposizioni a natura regolamentare tributaria, di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 640 e 641 del 1972, rango e forza idonei a farle ritenere espressione di una volontà di deroga ad un divieto sanzionato penalmente (art. 718-721 c.p.), ovvero a far ritenere costituito un sistema derogatorio generalizzato.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  28 maggio 2003 n. 6057  

 

Ai fini dell'esistenza delle contravvenzioni ex art. 718 e 719 c.p., ossia dell'agevolazione del giuoco d'azzardo in pubblico locale, è sufficiente per il tenutario dell'esercizio una mera condotta di natura omissiva, e ciò si verifica quando l'agente, titolare, o chi per lui, del pubblico esercizio, che aveva l'obbligo giuridico di impedire che ivi si iniziasse o si praticasse un giuoco d'azzardo, abbia in concreto omesso di esercitare la dovuta sorveglianza. Ai fini suddetti, infatti, non si richiede l'effettiva partecipazione di estranei al giuoco nè la sorpresa in flagranza di costoro, essendo sufficiente che il tutto sia stato predisposto o consentito per giocare d'azzardo.

Tribunale Massa  11 luglio 2002

 

I reati previsti dagli art. 110 t.u.l.p.s. e 718-721 c.p. non sono in rapporto di specialità perché consistono in fattispecie criminose non coincidenti, atteso che l'art. 718 c.p. punisce l'esercizio di giochi d'azzardo nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie, mentre l'art. 110 t.u.l.p.s. proibisce l'installazione e l'uso di apparecchi e congegni automatici da gioco d'azzardo nei luoghi pubblici o aperti al pubblico; i due requisiti dell'alea e del fine di lucro, in questo secondo reato, devono, peraltro, essere intesi come elementi strutturali dell'apparecchio elettronico, con la conseguenza che è da considerarsi destinato al gioco di azzardo l'apparecchio o congegno che ha insita la scommessa, nel senso che la destinazione al gioco d'azzardo è una caratteristica strutturale dell'apparecchio e non del modo di utilizzazione da parte del gestore, configurandosi quello in esame come un reato ostacolo, che tende a prevenire il gioco d'azzardo mediante la proibizione dell'installazione. (Nella specie, la Corte ha ritenuto non rilevante il fatto che nel locale non vi fossero avventori intenti a giocare e che i videogiochi, del tipo videopoker o slot machine, fossero disattivati al momento dell'accesso della polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. III  24 maggio 2000 n. 10592

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. da 718 a 722 c.p., sollevata in riferimento agli art. 3, 24, 25 comma 2 e 101 comma 2 cost., in rapporto alla disciplina autorizzatoria della tenuta di case da giuoco autorizzate.

Corte Costituzionale  13 giugno 1995 n. 236  

 

Il giuoco d'azzardo esercitato mediante apparecchi e congegni elettronici dal gestore di un cosiddetto circolo ricreativo, indipendentemente dal numero di persone che ad esso giuoco partecipano e dai mezzi impiegati per esercitarlo, deve ritenersi punibile ai sensi dell'art. 4 comma 1 e 4 l. 13 dicembre 1989 n. 401, e non ai sensi degli art. 718 e 719 c.p. La pena per tale condotta è quella preveduta dall'art. 4 comma 1 ultima parte legge n. 401 cit.

Pretura Roma  04 novembre 1993



 
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