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Art. 720 codice penale: Partecipazione a giuochi di azzardo

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, senza esser concorso nella contravvenzione preveduta dall’articolo 718, è colto mentre prende parte al giuoco d’azzardo, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.

La pena è aumentata: 1) nel caso di sorpresa in una casa da giuoco o in un pubblico esercizio; 2) per coloro che hanno impegnato nel giuoco poste rilevanti.


Giurisprudenza annotata

Partecipazione a giochi d'azzardo

I casinò, come quello di Campione d'Italia, trovano "singulatim" la loro legittimazione in specifici provvedimenti legislativi, con cui si è derogato al generale divieto dell'esercizio del gioco d'azzardo sancito dagli art. 718-721 c.p., riservandone in via esclusiva la gestione ad un determinato soggetto: nello specifico, il Casinò di Campione d'Italla in forza del r.d.l. 2 marzo 1933 n. 201, conv. nella l. 8 marzo 1933 n. 505; pertanto è possibile che un ente, il quale svolga un'attività organizzata imprenditorialmente, si trovi a soddisfare, comunque, bisogni di natura non industriale o commerciale, assumendo in tal guisa la qualificazione comunitaria di "organismo di diritto pubblico" tenuto, come tale, all'espletamento di procedure concorrenziali di evidenza pubblica per la scelta dei contraenti.

Corte Conti reg. (Lombardia) sez. giurisd.  10 luglio 2009 n. 476  

 

È legittimo il diniego di autorizzazione all'apertura di una casa da gioco adottato dal Ministero dell'Interno nei confronti del richiedente comune di Capri in ragione dell'insussistenza del potere autorizzatorio in capo alla p.a., non avendo le invocate disposizioni a natura regolamentare tributaria, di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 640 e 641 del 1972, rango e forza idonei a farle ritenere espressione di una volontà di deroga ad un divieto sanzionato penalmente (art. 718-721 c.p.), ovvero a far ritenere costituito un sistema derogatorio generalizzato.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  28 maggio 2003 n. 6057  

 

I reati previsti dagli art. 110 t.u.l.p.s. e 718-721 c.p. non sono in rapporto di specialità perché consistono in fattispecie criminose non coincidenti, atteso che l'art. 718 c.p. punisce l'esercizio di giochi d'azzardo nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie, mentre l'art. 110 t.u.l.p.s. proibisce l'installazione e l'uso di apparecchi e congegni automatici da gioco d'azzardo nei luoghi pubblici o aperti al pubblico; i due requisiti dell'alea e del fine di lucro, in questo secondo reato, devono, peraltro, essere intesi come elementi strutturali dell'apparecchio elettronico, con la conseguenza che è da considerarsi destinato al gioco di azzardo l'apparecchio o congegno che ha insita la scommessa, nel senso che la destinazione al gioco d'azzardo è una caratteristica strutturale dell'apparecchio e non del modo di utilizzazione da parte del gestore, configurandosi quello in esame come un reato ostacolo, che tende a prevenire il gioco d'azzardo mediante la proibizione dell'installazione. (Nella specie, la Corte ha ritenuto non rilevante il fatto che nel locale non vi fossero avventori intenti a giocare e che i videogiochi, del tipo videopoker o slot machine, fossero disattivati al momento dell'accesso della polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. III  24 maggio 2000 n. 10592  

 

Gioco automatico (videopoker, slot-machine), previsto dall'art. 110 t.u.p.s., nel quale non è punito chi prende parte al gioco, è quello aleatorio, che permette un lucro modesto e circoscritto al quale l'utente è interessato. Esso, tuttavia, diviene gioco automatico d'azzardo - concorrendo col gioco d'azzardo (art. 718 ss. c.p.) - quando il fine di lucro, espandendosi sino a rientrare nella concezione codicistica, diviene preponderante: ciò accade quando l'apparecchio automatico, per le modalità del gioco e per la celerità delle partite, consenta perdite o vincite rilevanti. In tal caso è punito anche colui che partecipa al gioco automatico d'azzardo (ex art. 720 c.p.).

Cassazione penale sez. III  02 marzo 2000 n. 1009  

 

Non è configurabile il reato di partecipazione a giuochi d'azzardo di cui all'art. 720 c.p. nell'ipotesi di svolgimento di una partita con un giuoco elettronico "videopoker", allorché la posta in palio sia talmente esigua da non configurare un guadagno economicamente apprezzabile. (Fattispecie relativa ad apparecchio che consentiva delle vincite consistenti in ripetizione delle partite ovvero in consumazioni presso il pubblico esercizio).

Cassazione penale sez. III  06 maggio 1998 n. 7144  

 

L'espressione giuoco "d'azzardo" ha un significato univoco che non può includere il gioco di "scala quaranta" fatto tra amici con posta in gioco irrisoria. Infatti non si può interpretare l'art. 721 c.p. (Elementi essenziali del giuoco d'azzardo) estensivamente, prescindendo dal senso proprio delle parole. (Fattispecie relativa ad annullamento senza rinvio, perché il fatto non sussiste, di sentenza di condanna, ex art. 718 - 720 c.p., per avere gli imputati giocato in un bar a scala quaranta con la posta in gioco di una consumazione).

Cassazione penale sez. III  14 maggio 1997 n. 7719  

 

L'espressione giuoco "d'azzardo" ha un significato univoco che non può includere il giuoco di "scala quaranta" fatto tra amici con posta in gioco irrisoria. Infatti non si può interpretare l'art. 721 c.p. (elementi essenziali del giuoco d'azzardo) estensivamente, prescindendo dal senso proprio delle parole. (Fattispecie relativa ad annullamento senza rinvio, perché il fatto non sussiste, di sentenza di condanna, ex art. 718-720 c.p., per avere gli imputati giocato in un bar a scala quaranta con la posta in gioco di una consumazione).

Cassazione penale sez. III  14 maggio 1997 n. 7719

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. da 718 a 722 c.p., sollevata in riferimento agli art. 3, 24, 25 comma 2 e 101 comma 2 cost., in rapporto alla disciplina autorizzatoria della tenuta di case da giuoco autorizzate.

Corte Costituzionale  13 giugno 1995 n. 236  

 

Al gioco della tombola - che costituisce sottospecie della più ampia categorie dei giochi denominati dalla legge "lotterie" - non vanno applicati gli art. 718, 720, 721 c.p., poiché si tratta di tipologia ludica c.d. a sorte semplice e in quanto tale rientrante nell'ipotesi speciale di reato prevista dall'art. 114 r.d.l. 19 ottobre 1938 n. 1933, conv. in l. 5 giugno 1939 n. 973, recentemente trasformato in illecito amministrativo per effetto dell'art. 1, lett. b), l. 28 dicembre 1993 n. 561.

Cassazione penale sez. un.  12 maggio 1995 n. 16  



 
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