Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 721 codice penale: Elementi essenziali del giuoco d’azzardo. Case da giuoco

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Agli effetti delle disposizioni precedenti: sono “giuochi di azzardo” quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria; sono “case da giuoco” i luoghi di convegno destinati al giuoco d’azzardo, anche se privati, e anche se lo scopo del giuoco è sotto qualsiasi forma dissimulato.

Giurisprudenza annotata

Elementi essenziali del gioco d'azzardo

Lo chemin de fer configura gli estremi del gioco d'azzardo, essendo fondato esclusivamente sull'alea, senza che sia determinante l'abilità del giocatore.

Cassazione penale sez. II  31 gennaio 2013 n. 7972  

 

I casinò, come quello di Campione d'Italia, trovano "singulatim" la loro legittimazione in specifici provvedimenti legislativi, con cui si è derogato al generale divieto dell'esercizio del gioco d'azzardo sancito dagli art. 718-721 c.p., riservandone in via esclusiva la gestione ad un determinato soggetto: nello specifico, il Casinò di Campione d'Italla in forza del r.d.l. 2 marzo 1933 n. 201, conv. nella l. 8 marzo 1933 n. 505; pertanto è possibile che un ente, il quale svolga un'attività organizzata imprenditorialmente, si trovi a soddisfare, comunque, bisogni di natura non industriale o commerciale, assumendo in tal guisa la qualificazione comunitaria di "organismo di diritto pubblico" tenuto, come tale, all'espletamento di procedure concorrenziali di evidenza pubblica per la scelta dei contraenti.

Corte Conti reg. (Lombardia) sez. giurisd.  10 luglio 2009 n. 476  

 

La cosiddetta "sanatoria" di cui all'art. 110, comma settimo bis, R.D. n. 773 del 1931, come introdotta dall'art. 39, comma settimo bis, D.L. n. 269 del 2003 e successive modifiche, riguardante gli apparecchi a congegno di cui alla lett. b), comma settimo, R.D. cit., non si applica ai giochi d'azzardo come definiti dall'art. 721 cod. pen.. Dichiara inammissibile, App. Bari, 15 Dicembre 2006

Cassazione penale sez. III  18 ottobre 2007 n. 45229  

 

Il provvedimento con cui il Questore sospende l'esercizio di una sala giochi per la durata di quindici giorni muove da una valutazione discrezionale dell'autorità di pubblica sicurezza che - con scelta non sindacabile nel merito e che non si configura né irragionevole né sproporzionata - ha ritenuto opportuno impedire la frequentazione della sala giochi per un periodo congruo al ripristino delle condizioni di legalità, lese dalla perdurante presenza di soggetti dediti a giochi contrari alla legge penale secondo la qualificazione di cui all'art. 721 c.p. (Conferma Tar Puglia, sez. II, 4 febbraio 2002 n. 657).

Consiglio di Stato sez. VI  21 maggio 2007 n. 2534  

 

L'esistenza nell'ordinamento dell'art. 718 c.p., che punisce il contravventore del divieto all'esercizio di giochi d'azzardo in luogo pubblico o aperto al pubblico, e dell'art. 721 c.p., che vieta i giochi d'azzardo con determinate caratteristiche, qualifica le case da gioco quale luoghi di convegno destinati a gioco illecito, onde, in assenza di disciplina legislativa derogatoria, costituisce atto doveroso il diniego, da parte della p.a., dell'apertura di nuovi esercizi di tale tipo.

T.A.R. Trieste (Friuli-Venezia Giulia)  26 gennaio 2004 n. 22  

 

I videogiochi, anche se destinati o destinabili al gioco d'azzardo, non hanno carattere intrinsecamente criminoso e non rientrano, quindi, nelle previsioni di cui all'art. 240 comma 2 c.p. Essi, pertanto, non possono essere oggetto di confisca nel caso di applicazione di pena patteggiata per i reati di cui agli art. 718, 719, 721 c.p. e 110 t.u. delle leggi di P.S.

Cassazione penale sez. III  11 luglio 2003 n. 39966  

 

È legittimo il diniego di autorizzazione all'apertura di una casa da gioco adottato dal Ministero dell'Interno nei confronti del richiedente comune di Capri in ragione dell'insussistenza del potere autorizzatorio in capo alla p.a., non avendo le invocate disposizioni a natura regolamentare tributaria, di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 640 e 641 del 1972, rango e forza idonei a farle ritenere espressione di una volontà di deroga ad un divieto sanzionato penalmente (art. 718-721 c.p.), ovvero a far ritenere costituito un sistema derogatorio generalizzato.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  28 maggio 2003 n. 6057

 

La previsione di cui all'art. 110 del t.u.l.p.s. (r.d. 18 giugno 1931 n. 773, come modificato da ultimo dall'art. 37 l. 23 dicembre 2000 n. 388, delinea una nozione autonoma degli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il giuoco d'azzardo, atteso che la norma speciale è rivolta a prevenire non soltanto il giuoco d'azzardo sanzionato dal codice penale, agli art. 718 e 721, bensì qualsiasi attività di gioco che non si risolva in un mero trattenimento, sia pure incentivato dalla possibilità di prolungamento o ripetizione, con limiti, della partita, ma si connetta al possibile conseguimento di una utilità di tipo diverso, così come specificamente delineata dallo stesso art. 110.

Cassazione penale sez. III  23 settembre 2002 n. 35080  

 

Con la modifica dell'art. 110 t.u.l.p.s. (r.d. 18 giugno 1931 n. 773) operata con l'art. 37 l. 23 dicembre 2000 n. 388 risulta introdotta una ulteriore categoria di apparecchi di abilità nei quali il giocatore può esprimere la propria abilità fisica, mentale o strategica, con costo contenuto della partita, non superiore ad un euro, e la possibilità di erogare, direttamente ed immediatamente dopo la conclusione della partita, premi, non convertibili, di valore complessivo non superiore a dieci volte il costo della partita, così ribadendosi la autonomia delle nozioni di giuoco di abilità e d'azzardo della norma di cui all'art. 110 citato rispetto a quella dell'art. 721 c.p.

Cassazione penale sez. III  23 settembre 2002 n. 35078  

 

L'art. 110 r.d. 18 giugno 1931 n. 773, come da ultimo sostituito dall'art. 37 l. 23 dicembre 2000 n. 388, a differenza di quanto prevede l'art. 718 c.p., non sanziona l'attività di tenuta o di agevolazione del giuoco d'azzardo ma l'uso di apparecchi da giuoco di genere vietato in locali pubblici o aperti al pubblico, fornendo una definizione di tali apparecchi quali quelli che: a) hanno insita la scommessa, b) pur non avendo insita la scommessa consentono vincite puramente aleatorie di qualsiasi premio che può essere: 1) in danaro, di qualsiasi importo anche se irrisorio, 2) in natura, anche non concretizzanti lucro, diversamente da quanto era previsto prima dell'intervento modificativo operato dal citato art. 37 l. 388, 3) corrispondente alla ripetizione di una partita il cui costo superi il valore, in moneta metallica, corrispondente ad un euro. Conseguentemente trattasi di una disciplina non collegata in alcun modo alla nozione di giuoco d'azzardo fornita dall'art. 721 c.p., sia per la diversa "ratio" della tutela sia in quanto ai sensi dello stesso articolo si ha giuoco d'azzardo, punito dall'art. 718 c.p., quando l'abilità del giocatore ha un ruolo minimo e sussiste un fine di lucro.

Cassazione penale sez. III  22 maggio 2002 n. 37148  

 

In tema di gioco d'azzardo, anche a seguito delle modifiche introdotte dalla l. 23 dicembre 2000 n. 388 all'art. 110 r.d. 18 giugno 1931 n. 773 per la distinzione tra macchine e congegni per il gioco d'azzardo e quelli di trattenimento o di abilità, il divieto stabilito dalla norma incriminatrice riguarda gli apparecchi che, avendo insita la scommessa, consentono di realizzare un vantaggio economico eccedente i limiti ivi previsti, in quanto si richiede pur sempre l'esistenza del fine di lucro, secondo la definizione di cui all'art. 721 c.p.

Cassazione penale sez. III  04 ottobre 2001 n. 41667  

 

Costituisce gioco d'azzardo, ai sensi dell'art. 721 c.p., il gioco dei tre dadi, atteso che la combinazione dei numeri dei dadi lanciati dai giocatori, dalla cui somma minore o maggiore dipende la vincita, non è attribuibile all'abilità del giocatore, bensì interamente al caso, così che sussiste il requisito, richiesto dalla predetta disposizione, della natura aleatoria della vincita e della perdita che caratterizza il gioco d'azzardo.

Cassazione penale sez. III  06 ottobre 2000 n. 12431  

 

I reati previsti dagli art. 110 t.u.l.p.s. e 718-721 c.p. non sono in rapporto di specialità perché consistono in fattispecie criminose non coincidenti, atteso che l'art. 718 c.p. punisce l'esercizio di giochi d'azzardo nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie, mentre l'art. 110 t.u.l.p.s. proibisce l'installazione e l'uso di apparecchi e congegni automatici da gioco d'azzardo nei luoghi pubblici o aperti al pubblico; i due requisiti dell'alea e del fine di lucro, in questo secondo reato, devono, peraltro, essere intesi come elementi strutturali dell'apparecchio elettronico, con la conseguenza che è da considerarsi destinato al gioco di azzardo l'apparecchio o congegno che ha insita la scommessa, nel senso che la destinazione al gioco d'azzardo è una caratteristica strutturale dell'apparecchio e non del modo di utilizzazione da parte del gestore, configurandosi quello in esame come un reato ostacolo, che tende a prevenire il gioco d'azzardo mediante la proibizione dell'installazione. (Nella specie, la Corte ha ritenuto non rilevante il fatto che nel locale non vi fossero avventori intenti a giocare e che i videogiochi, del tipo videopoker o slot machine, fossero disattivati al momento dell'accesso della polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. III  24 maggio 2000 n. 10592  



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