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Art. 726 codice penale: Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 10 a euro 206.

 


Giurisprudenza annotata

Atti e oggetti contrari alla pubblica decenza

Va assolto l'imputato accusato dal reato di cui all'art. 726 c.p., per avere compiuto atti contrari alla pubblica decenza consistenti nell'avere orinato vicino all'ingresso di una abitazione, allorchè risulti, in base alle testimonianze raccolte, che stante le modalità dell'accadimento, il fatto non costituiva reato per mancanza dell'elemento soggettivo.

Cassazione penale sez. III  27 maggio 2014 n. 47244  

 

Ai fini della integrazione della fattispecie contemplata dall'art. 726 c.p. non è sufficiente il mero abbigliamento trasgressivo e spinto per poter ritenere compiuta l'offesa alla pubblica decenza, occorrendo invece che forme siffatte di abbigliamento vengano accompagnate da comportamenti concretamente offensivi da parte dell'agente tali da suscitare quel senso di riprovazione o disgusto o disagio nell'uomo medio tipico della fattispecie medesima (nella specie la Corte ha escluso la sussistenza del reato nella condotta delle imputate che, verosimilmente per esercitare il meretricio), permanevano nella strada pubblica indossando un abbigliamento succinto sì da consentire ai passanti la visione dei glutei parzialmente scoperti).

Cassazione penale sez. III  23 aprile 2014 n. 39860  

 

Orinare sulla pubblica via integrala contravvenzione di atti contrari alla pubblica decenza anche se l’atto non sia stato percepito da alcuno.

Tribunale La Spezia  26 marzo 2014 n. 356  

 

La distinzione tra gli atti osceni e gli atti contrari alla pubblica decenza va individuata nel fatto che i primi offendono, in modo intenso e grave, il pudore sessuale, suscitando nell'osservatore sensazioni di disgusto oppure rappresentazioni o desideri erotici, mentre i secondi ledono il normale sentimento di costumatezza, generando fastidio e riprovazione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il reato di cui all'art. 527 c.p. nel comportamento di un soggetto che mostrava e si toccava i genitali su una spiaggia affollata di bagnanti). (Dichiara inammissibile, App. Genova, 05/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  05 dicembre 2013 n. 5478  

 

Mostrare il proprio organo genitale in pubblico abbassandosi i pantaloni può integrare la fattispecie di atti osceni in luogo pubblico o quella di atti contrari alla pubblica decenza, e, decisivo, per l’integrazione dell’uno o dell’altro reato, è accertare il contesto nel quale si è verificato l’atto (Nel caso di specie trattandosi di un uomo che aveva inseguito in più occasioni una ragazza minorenne e che in una di queste le aveva chiesto di andare in bagno con lui, l’atto di mostrare i genitali in strada non può che integrare il reato di atti osceni in luogo pubblico).

Ufficio Indagini preliminari Rovereto  18 ottobre 2013

 

Sono atti contrari alla pubblica decenza tutti quelli che in spregio ai criteri di convivenza e di decoro che debbono essere osservati nei rapporti tra i consociati, provocano in questi ultimi disgusto o disapprovazione come l'urinare in luogo pubblico. La norma dell'art. 726 c.p. esige che l'atto abbia effettivamente offeso in qualcuno la pubblica decenza e neppure che sia stato percepito da alcuno, quando si sia verificata la condizione di luogo, cioè la possibilità che qualcuno potesse percepire l'atto

Cassazione penale sez. III  12 giugno 2013 n. 37823  

 

Il reato di cui all'art. 726 c.p. consiste nel porre in essere atti contrari alla pubblica decenza, con tale termine intendendosi indicare quegli atti, che, in sé stessi o a causa delle circostanze, rivestono un significato contrario alla pubblica decenza, assunti in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, e, ai fini della sussistenza del reato, non rileva che detti atti siano percepiti da terzi, essendo sufficiente la mera possibilità della percezione di essi, in quanto l'art. 726 c.p. tutela i criteri di convivenza e decoro, che, se non osservati e rispettati, provocano disgusto e disapprovazione, come nel caso in esame (riconosciuta la responsabilità in capo ad una donna che, in una pubblica via, si trovava abbigliata in modo tale da fare vedere le parti intime del corpo, in particolare il seno e il fondo schiena, ed era in mutande, che lasciavano scoperti i glutei).

Cassazione penale sez. III  04 ottobre 2012 n. 47868  

 

Integra il reato previsto dall'art. 726 c.p. la nudità integrale in una spiaggia pubblica che, nonostante l'evolversi del comune sentimento, è idonea a provocare turbamento nella comunità attuale, potendo essere tollerata solo nella particolare situazione dei campi di nudisti, riservata a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici, aperti o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da adulti non consenzienti.

Cassazione penale sez. III  20 giugno 2012 n. 28990  

 

La nudità integrale può essere tollerata solo nella particolare situazione di campi di nudisti, riservata a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da adulti non consenzienti (confermata, nella specie, la condanna inflitta ad un nudista atteso che la spiaggia dove l'uomo si era fermato era frequentata, in maggioranza, da bagnanti, adulti e minori, indossanti il costume, mentre i nudisti erano in numero estremamente ridotto e sparso, sicché tali caratteristiche, unitamente al carattere pubblico dello spazio e alla sua non delimitazione, dovevano rendere evidente all'imputato la consapevolezza del proprio anomalo comportamento, con conseguente irrilevanza, anche in astratto, di un errore di fatto ex art. 47 c.p.).

Cassazione penale sez. III  20 giugno 2012 n. 28990  

 

Integra il reato di atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 c.p.) il comportamento di colui che, completamente nudo ed immobile, si trovi a dormire all'interno di un'autovettura al fianco di una donna semisvestita, poiché, pur senza compiere gesti attinenti alla sfera sessuale, ha un atteggiamento comunque idoneo ad offendere il comune sentimento di costumatezza e compostezza.

Cassazione penale sez. III  22 maggio 2012 n. 23234  

 

Per integrare il reato di atti osceni occorre che la condotta abbia, intenzionalmente, una non equivoca attinenza con la sfera sessuale (nella specie, la Corte ha escluso l'integrazione del reato nella condotta dell'imputato che era stato rinvenuto nudo mentre dormiva all'interno di un automobile. A detta della Corte, l'imputato non stava compiendo alcun comportamento o gesto aventi inequivoca attinenza con la sfera sessuale o dimostrativo di concupiscenza o di libidine, bensì teneva un atteggiamento idoneo piuttosto ad offendere il sentimento collettivo della costumatezza e della compostezza, sicchè la condotta integrava la contravvenzione di atti contrari alla pubblica decenza ai sensi dell'art. 726 c.p.).

Cassazione penale sez. III  22 maggio 2012 n. 23234  

 

Nel caso in cui la Corte di appello derubrichi il delitto previsto dall'art. 527 cod. pen. nella contravvenzione ex art. 726 cod. pen., non vi è alcun obbligo di preventiva informazione all'imputato per consentirgli l'esercizio del diritto al contraddittorio. (In motivazione, la Corte ha precisato che la sentenza della Corte EDU 11 dicembre 2007, nel procedimento Drassich c. Italia, impone l'obbligo di informazione all'imputato solo nel caso in cui il titolo del reato ravvisato sia più grave, per cui l'imputato venga a subire dalla modifica dell'imputazione conseguenze sfavorevoli). Dichiara inammissibile, App. Palermo, 04/05/2009

Cassazione penale sez. VI  15 maggio 2012 n. 24631  

 

Integra il reato di cui all'art. 726 c.p. (atti contrari alla pubblica decenza) la condotta di una prostituta che, in orario diurno e in una pubblica via, indossa un abbigliamento molto succinto ed assume posture comportamentali tali da rendere visibili a terzi parti intime o riservate del proprio corpo, quali il pube ed i glutei.

Cassazione penale sez. III  02 dicembre 2011 n. 1387  

 

La condotta di orinare in luogo pubblico o esposto al pubblico, indipendentemente dal fatto che i genitali siano visibili oppure no, costituisce un atto contrario alla pubblica decenza (c.p., art. 726), in quanto si pone in spregio ai criteri di convivenza e di decoro che debbono essere osservati nei rapporti tra i consociati, provocando in questi ultimi disgusto o disapprovazione. Né rileva, ai fini della configurabilità del reato "de quo" la circostanza che il gesto contrario alla pubblica decenza sia stato effettivamente percepito, essendo sufficiente che, per la condizione di luogo, esso possa essere percepito.

Cassazione penale sez. III  22 settembre 2011 n. 40012  



 
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