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Art. 733 codice penale: Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale

Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda non inferiore a euro 2.065.

Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata.


Giurisprudenza annotata

Antichità e belle arti

Il reato di demolizione senza autorizzazione di beni culturali, già previsto dall'art. 118, comma 1, lett. a), del d.lg. 29 ottobre 1999 n. 490 ed ora dall'art. 169, comma 1, lett. a), del d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, non è configurabile quando la condotta abbia ad oggetto beni sui quali non sia ancora intervenuta una formale apposizione del vincolo, nulla rilevando che sia già in corso il procedimento finalizzato all'adozione del relativo provvedimento.

Cassazione penale sez. III  15 ottobre 2013 n. 49325  

 

Solo l'eventuale accertamento di un reale ed effettivo danno ai beni culturali protetti potrà consentire di valutare l'eventuale pregiudizio causalmente arrecato al generale patrimonio archeologico nazionale.

Tribunale Crotone  22 settembre 2011

 

In tema di tutela penale delle cose di antichità e d'arte, la qualifica di soggetto attivo del reato di danneggiamento (art. 733 c.p.) compete anche a chi riveste la carica pubblica di sindaco nel caso in cui i beni danneggiati costituiscano "monumento" e rivestano un rilevante interesse culturale, tale da rendere incontrovertibile la loro appartenenza al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. (Fattispecie nella quale il danneggiamento era stato causato da un'ordinanza sindacale con cui si disponeva il taglio di alcuni alberi facenti parte di un giardino pubblico, tutelato quale complesso di particolare interesse storico ed artistico con provvedimento del Ministero dei BB.CC.AA.) .

Cassazione penale sez. III  24 ottobre 2008 n. 42893  

 

In conformità alla ratio della norma, può essere soggetto attivo del reato di cui all'art. 733 c.p. non solo il proprietario privato bensì anche il rappresentante di un ente pubblico (nel caso di specie un sindaco) allorché la violazione abbia ad oggetto beni costituenti "monumento", termine da riferirsi a quelle cose di rilevante interesse culturale che, pertanto, già fanno parte in modo incontrovertibile del patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale.

Cassazione penale sez. III  24 ottobre 2008 n. 42893  

 

La sanzione pecuniaria si differenzia dal risarcimento dei danni per presupposti, natura giuridica e procedimento. Il risarcimento danni trova il proprio presupposto nella commissione dei reati di cui agli artt. 733 c.p. e 59 l. n. 1089 del 1939; la sanzione pecuniaria invece è la conseguenza della riscontrata impossibilità dell'esecuzione del ripristino dello stato dei luoghi e, quindi, della sua monetizzazione, senza che al riguardo rilevi l'elemento psicologico (dolo o colpa). Quanto alla natura giuridica, il risarcimento dei danni è una misura civilistica, mentre il pagamento della somma di cui all'art. 59 comma 3 l. n. 1089 del 1939 è una sanzione amministrativa pecuniaria sostitutiva di quella ripristinatoria non eseguibile. Quanto al procedimento, il primo si chiede attraverso una'azione davanti al giudice competente, la seconda viene applicata direttamente dall'Amministrazione con un provvedimento amministrativo..

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  10 luglio 2008 n. 6643  

 

Integra la fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 733 cod. pen., e non il delitto di danneggiamento aggravato, la condotta di danneggiamento di beni di valore archeologico che siano in proprietà del soggetto agente. Annulla senza rinvio, App. Messina, 23 Settembre 2005

Cassazione penale sez. II  11 aprile 2007 n. 16893  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 733 c.p. (Danneggiamento del patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale) occorre verificare se dal fatto sia derivato un danno al patrimonio archeologico nazionale, atteso che tale nocumento costituisce una condizione obiettiva di punibilità, nonché accertare che l'agente proprietario della cosa danneggiata sia consapevole del rilevante pregio del bene, anche se in assenza della imposizione del vincolo previsto dalla l. 1 giugno 1939 n. 1089, che non costituisce un elemento presupposto dalla norma incriminatrice.

Cassazione penale sez. III  29 novembre 2000 n. 4001  

 

La violazione contemplata dall'art. 733 c.p. in tema di danneggiamento del patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale può essere commessa anche da soggetti diversi dal proprietario del bene. È ammissibile l'applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo dell'area interessata dall'intervento sul presupposto della confiscabilità della stessa.

Tribunale Venezia  02 ottobre 2000

 

Il reato di cui all'art. 733 c.p. di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, non ha tra i sui dati costitutivi la preselezione del bene culturale da parte dell'autorità e costituisce un'eccezione al reato di danneggiamento comune, che non è configurabile quando abbia per oggetto cosa propria dell'agente; tale tutela è residuale rispetto alla più incisiva protezione fornita dalla l. n. 1089 del 1939 che presuppone che la cosa d'antichità e d'arte sia stata individuata dalla competente autorità e quindi sottoposta a speciale tutela. Di conseguenza la struttura delle due fattispecie di danneggiamento e la loro funzione di tutela diretta o suppletiva per quei beni non ancora individuati, rende evidente che esse non possono concorrere alla tutela dello stesso fatto.

Cassazione penale sez. III  22 gennaio 1999 n. 3624  

 

In materia di danneggiamento al patrimonio artistico nazionale, la tutela codicistica è residuale rispetto alla più incisiva protezione fornita dalla legge del 1939, che però presuppone che la cosa d'antichità e d'arte sia stata individuata dalla competente autorità e, quindi, sottoposta a speciale tutela, mentre il reato codicistico di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale (art. 733 c.p.) non ha tra i suoi dati costitutivi la preselezione da parte dell'autorità del bene culturale e costituisce una eccezione al reato comune di danneggiamento, che non è configurabile quando abbia per oggetto cosa propria dell'agente.

Cassazione penale sez. III  22 gennaio 1999 n. 3620  

 

La contravvenzione di cui all'art. 733 c.p. (danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale) costituisce un presidio esterno al sistema di tutela apprestato dalla l. 1 giugno 1939 n. 1089, che tra le sue figure di reato contempla anche il danneggiamento delle cose d'antichità e d'arte. Pertanto la tutela codicistica è residuale rispetto alla più incisiva protezione fornita dalla legge del 1939 che presuppone che la cosa di antichità e d'arte sia stata individuata dalla competente autorità e, quindi, sottoposta a speciale tutela, mentre il reato codicistico (art. 733 c.p.) non ha tra i suoi dati costitutivi la preselezione da parte dell'autorità del bene culturale e costituisce una eccezione al danneggiamento comune, che non è configurabile quando abbia per oggetto cosa propria dell'agente. Per la integrazione del reato di cui all'art. 733 c.p. basta la conoscenza del rilevante pregio della cosa, e non della culturalità del bene, ed il verificarsi del nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico derivante dal fatto.

Cassazione penale sez. III  22 gennaio 1999

 

Soggetto attivo del reato di cui all'art. 733 c.p., come si desume dal tenore letterale della norma, è solo il proprietario della cosa, non il possessore in quanto tale e tanto meno il semplice detentore. Terzi estranei alla proprietà possono solo concorrere col proprietario alla commissione della contravvenzione. Questa interpretazione letterale risponde anche alla "ratio" implicita della norma che, nell'interesse pubblico alla salvaguardia del patrimonio artistico, storico e archeologico della Nazione, ha voluto costituire un vincolo giuridico a carico dei proprietari privati di cose aventi pregio artistico, storico o archeologico, impedendo loro di danneggiarle o deteriorarle.

Cassazione penale sez. III  29 aprile 1998 n. 7129



 
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