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Art. 78 codice penale: Limiti degli aumenti delle pene principali

Nel caso di concorso di reati preveduto dall’articolo 73, la pena da applicare a norma dello stesso articolo non può essere superiore al quintuplo della più grave fra le pene concorrenti, nè comunque eccedere: 1) trenta anni per la reclusione; 2) sei anni per l’arresto; 3) lire trenta milioni per la multa e sei milioni per l’ammenda; ovvero lire centoventicinque milioni per la multa e venticinque milioni per l’ammenda, se il giudice si vale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell’articolo 133 bis.

Nel caso di concorso di reato preveduto dall’articolo 74, la durata delle pene da applicare a norma dell’articolo stesso non può superare gli anni trenta. La parte della pena eccedente tale limite, è detratta in ogni caso dall’arresto.

Articolo così sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.


Giurisprudenza annotata

Limiti agli aumenti di pena.

La previsione dell'art. 78, comma 1 n. 1, c.p., secondo la quale la pena da applicare nel caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee non può superare il limite massimo di trent'anni di reclusione, funge da criterio moderatore, nel caso di reiterazione di reati, con riguardo alla somma tra il residuo della pena da espiare all'atto della commissione (in stato di libertà o in detenzione) di ogni nuovo reato e la pena per quest'ultimo inflitta, ma non impedisce che, nel corso della vita, un soggetto possa essere detenuto per un tempo complessivamente eccedente tale limite. (Fattispecie, nella quale è stata disposta l'esecuzione di una condanna alla pena di anni 18 di reclusione nei confronti di persona, che aveva già espiato una precedente pena di anni 26 e mesi uno di reclusione). (Dichiara inammissibile, Ass. Santa Maria Capua Vetere, 03/12/2013)

Cassazione penale sez. I  02 luglio 2014 n. 37635  

 

In tema di esecuzione delle pene concorrenti inflitte con condanne diverse, il principio dell'unità del rapporto esecutivo, che mira ad evitare al condannato un possibile pregiudizio derivante dalla distinta esecuzione delle sanzioni penali irrogate per una pluralità di reati, è riferibile alle pene comminate per reati commessi prima dell'inizio della detenzione, mentre si deve procedere ad ulteriore cumulo, non più sottoposto alle limitazioni previste dall'art. 78 c.p., comprendente, oltre alla pena inflitta per il nuovo reato, la parte risultante dal cumulo precedente, non ancora espiata alla data del nuovo reato solo qualora durante l'espiazione di una determinata pena o dopo che l'esecuzione di quest'ultima sia stata interrotta, il condannato commetta un nuovo reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che la sopravvenienza di un nuovo titolo detentivo relativo a reato commesso prima dell'inizio della detenzione nei confronti di condannato alla pena dell'ergastolo, ammesso alla liberazione condizionale nei cui confronti era già stata applicata la libertà vigilata con la durata massima di anni cinque ex art. 177, comma 2, c.p., comporti l'applicazione di una nuova misura di sicurezza). (Annulla senza rinvio, Trib.sorv. Roma, 06/11/2013 )

Cassazione penale sez. I  30 giugno 2014 n. 32896

 

Il disposto di cui all'art. 78, comma 1, c.p., secondo cui la pena da applicare nel caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee non può superare il limite massimo di anni trenta di reclusione, non deve essere inteso nel senso che il condannato non possa essere detenuto per un periodo complessivamente eccedente i trenta anni nel corso della vita, ma nel senso che, nella esecuzione di una pluralità di condanne a pena detentiva, il criterio moderatore in questione opera con riguardo alla somma tra il residuo delle pene ancora da espiare all'atto della commissione di un nuovo reato e la pena per quest'ultimo inflitta. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. La Spezia, 08/10/2013 )

Cassazione penale sez. I  18 giugno 2014 n. 37630

 

In tema di durata della custodia cautelare, ai fini della individuazione del termine di fase allorché vi sia stata sentenza di condanna, in primo o in secondo grado, occorre aver riguardo alla pena complessivamente inflitta per tutti i reati per i quali è in corso la misura della custodia cautelare e quindi alla pena unitariamente quantificata a seguito dell'applicazione del cumulo materiale o giuridico per effetto del riconoscimento del vincolo della continuazione. (In motivazione la Corte ha altresì affermato che nell'individuazione della pena in concreto irrogata, cui parametrare il calcolo del termine di fase, non incide l'eventuale operatività del limite massimo di aumento della pena fissato dall'art. 78 c.p.). Annulla senza rinvio, Trib. Napoli, 25/07/2013

Cassazione penale sez. II  09 gennaio 2014 n. 6613  

 

La violazione del principio di legalità della pena è rilevabile d'ufficio anche nel giudizio di cassazione a condizione che il ricorso non sia inammissibile e l'esame della questione rappresentata non comporti accertamenti in fatto o valutazioni di merito incompatibili con il giudizio di legittimità. (Fattispecie in cui la Corte ha rilevato l'illegittimità della pena, per essere stata la riduzione del giudizio abbreviato applicata senza effettuare il previo temperamento previsto dall'art. 78 cod. pen.). Dichiara inammissibile, App. Napoli, 06/12/2011

Cassazione penale sez. II  08 luglio 2013 n. 44667  

 

La riduzione di pena conseguente alla scelta del rito abbreviato si applica dopo che la pena è stata determinata in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene stabilite dagli art. 71 ss. c.p., fra le quali vi è anche la disposizione limitativa del cumulo materiale, in forza della quale la pena della reclusione non può essere superiore ad anni trenta (Nella specie la Corte ha censurato la sentenza che aveva applicato la diminuente per la scelta del rito dopo il cumulo materiale delle pene, pari ad anni 38 di reclusione, senza operare prima il temperamento di cui all'art. 78 c.p.). Annulla in parte senza rinvio, App. Milano, 24/11/2011

Cassazione penale sez. I  21 maggio 2013 n. 40280  

 

In tema di indulto, la regola stabilita nell'art. 174, comma secondo, cod. pen.- secondo la quale, nel concorso di reati, l'indulto si applica una volta sola, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso di reati - opera solo alla condizione che tutte le pene siano condonabili, per cui, ove tale situazione non ricorra, bisogna separare le pene condonabili da quelle non condonabili e, quindi, unificare queste ultime con la parte delle prime che sia eventualmente residuata dopo l'applicazione del beneficio indulgenziale e, infine, se del caso, operare la riduzione prevista dall'art. 78 cod. pen. Annulla con rinvio, App. Napoli, 01/12/2011

Cassazione penale sez. I  23 gennaio 2013 n. 8552

 

In tema di cumulo materiale, il limite massimo previsto dall'art. 78 c.p. è inapplicabile alle sanzioni previste dalle leggi speciali (nella specie, le contravvenzioni relative alla sicurezza dei cantieri introdotte dal d.lg. n. 494 del 1996, dal d.lg. n. 626 del 1994, dal d.P.R. 164 del 1956 e dal d.P.R. 547 del 1955). Dichiara inammissibile, Trib. Pisa, 21/12/2011

Cassazione penale sez. III  06 dicembre 2012 n. 2302  

 

Allorchè si sia in presenza di reati commessi in tempi diversi e di periodi di carcerazione parimenti sofferti in tempi diversi, non è possibile includere tutte le pene in un cumulo unitario e globale, soggetto alle limitazioni dell'art. 78 c.p. ed alla successiva unitaria e globale detrazione del presofferto, dovendosi invece unificare il residuo di ciascun cumulo precedente con la pena inflitta per il nuovo reato, dalla cui data di commissione (o dalla data del successivo arresto, se il reato non è stato commesso in corso di detenzione) ha inizio l'espiazione della pena così unificata, mentre l'art. 78 predetto esplica la sua efficacia nell'ambito e nei limiti di ciascuna delle singole operazioni di cumulo. Pertanto, in tali casi è necessario procedere alla formazione di cumuli parziali ordinando cronologicamente i reati da un lato, sottraendo i periodi di carcerazione e gli eventuali condoni dall'altro, applicando per ciascuno di essi il criterio moderatore di cui all'art. 78 c.p. nei termini e nei limiti dallo stesso indicati.

Cassazione penale sez. I  03 maggio 2012 n. 17553  

 



 
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