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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 79 codice penale: Limiti degli aumenti delle pene accessorie

La durata massima delle pene accessorie temporanee non può superare, nel complesso, i limiti seguenti: 1) dieci anni, se si tratta della interdizione dai pubblici uffici o dell’interdizione da una professione o da un’arte; 2) cinque anni, se si tratta della sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte.


Giurisprudenza annotata

Limiti egli aumenti delle pene.

L'ampiezza del rinvio operato dall'art. 79, comma 1, c.p.a. alla sospensione del processo come disciplinata dal c.p.c. comporta l'applicabilità, nel processo amministrativo, dell'intera gamma delle disposizioni riguardanti la materia, dunque non solo dell'art. 295 cit. (espressamente richiamato dall'art. 79, comma 3, cit.), ma anche dell'art. 624, comma 1, c.p.c. (secondo cui "Se è proposta opposizione all'esecuzione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell'esecuzione, concorrendo gravi motivi, sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza"), ovvero dell'art. 337, comma 2, c.p.c. (secondo cui "Quando l'autorità di una sentenza è invocata in un diverso processo, questo può essere sospeso se tale sentenza è impugnata"), e di ogni altra disposizione compatibile in forza del rinvio operato dall'art. 39 c.p.a., posto che non si ravvisano ostacoli logico giuridici a tale estensione.

Consiglio di Stato sez. V  16 febbraio 2015 n. 806  

 

Alle pene accessorie in relazione ai reati in materia di assegni (divieto di emettere assegni e pubblicazione della sentenza di condanna) - introdotte con l'art. 139 l. 24 novembre 1981 n. 689 - non è applicabile la disciplina del cumulo materiale di cui agli art. 77 e 79 c.p., dettata per le sole pene accessorie previste dal codice penale: ciò anche con riferimento all'art. 5 l. 15 dicembre 1990 n. 386 (nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari); ne consegue che, in caso di reato continuato, la pena accessoria del divieto di emettere assegni non può superare il limite massimo di anni due.

Cassazione penale sez. V  30 settembre 1997 n. 11683  

 

Alle pene accessorie in relazione ai reati in materia di assegno (divieto di emettere assegni e pubblicazione della sentenza di condanna) introdotte con l'art. 134 l. 24 novembre 1981 n. 689 - non è applicabile la disciplina del cumulo materiale di cui agli art. 77 e 79 c.p., dettata per le sole pene accessorie previste nel c.p.: ciò anche con riferimento all'art. 5 l. 15 dicembre 1990 n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari); ne consegue che, in caso di reato continuato, la pena accessoria del divieto di emettere assegni non può superare il limite massimo di 2 anni.

Cassazione penale sez. V  30 settembre 1997 n. 11683  

 

Le pene accessorie della pubblicazione della sentenza di condanna e del divieto di emettere assegni bancari o postali, introdotte dall'art. 139 l. 24 novembre 1981 n. 689 (modifiche al sistema penale) non sono assimilabili a quelle contemplate dal codice penale, per cui non è applicabile ad esse la disciplina del cumulo materiale previsto dagli artt. 77 e 79 c.p. Ne consegue che, in caso di concorrente applicazione di tali pene, in ipotesi di reato continuato, non possono essere superati i limiti indicati dal predetto art. 139 e, quanto alla pubblicazione della sentenza di condanna, le prescrizioni indicate dall'art. 36 c.p. (Fattispecie relativa ad emissione continuata di assegni a vuoto. Il giudice di appello, ritenendo la continuazione, aveva determinato un'unica pena principale, confermando le condanne alle pene accessorie contenute nelle singole sentenze di primo grado).

Cassazione penale sez. V  11 marzo 1986



 
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