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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 81 codice penale: Concorso formale. Reato continuato

È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge.

Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.

Nei casi preveduti da quest’articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti.

Articolo così sostituito dal D.L. 11 aprile 1974, n. 99.


Giurisprudenza annotata

Concorso formale, reato continuato

In materia di sanzioni amministrative, non e' applicabile, allorchè siano poste in essere inequivocabilmente più condotte realizzatrici della medesima violazione, l'art. 81 cpv c.p. relativo alla continuazione, ma esclusivamente il concorso formale, in quanto espressamente previsto nell'art. 8 legge 689/81, che richiede l'unicità dell'azione od omissione produttiva della pluralità di violazioni. La disciplina di cui al citato art. 8 non subisce deroghe neppure in base alla successiva previsione di cui all'art. 8-bis della medesima legge, che, salve le ipotesi eccezionali del secondo comma (violazioni delle norme previdenziali ed assistenziali), ha escluso, se sussistono determinati presupposti, la computabilità delle violazioni amministrative successive alla prima solo ai fini di rendere inoperanti le ulteriori conseguenze sanzionatorie della reiterazione (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che a fronte di plurimi indebiti ingressi in una zona a traffico limitato, avevano applicato una sola sanzione a giorno, anche se le violazioni erano avvenute a distanza di ore).

Cassazione civile sez. VI  16 dicembre 2014 n. 26434  

 

Ai fini della concessione dei benefici penitenziari, il cumulo giuridico delle pene irrogate per il reato continuato è scindibile ove il condannato abbia espiato per intero la pena relativa ai reati ostativi; tuttavia, allorchè il reato ostativo coincide con un reato satellite, lo scioglimento del cumulo determina il ripristino della pena edittale prevista dalla legge, calcolata nel minimo, non potendosi fare riferimento alla pena inflitta in concreto a titolo di aumento per la continuazione, una volta che sia operato lo scioglimento del vincolo giuridico. (Fattispecie in tema di semilibertà). (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Lecce, 01/10/2013 )

Cassazione penale sez. I  14 novembre 2014 n. 51835  

 

In tema di continuazione tra reati commessi da soggetti cui sia stata applicata la recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., l'aumento ex art. 81, comma 4, c.p., deve essere applicato sulla pena già aumentata per effetto della recidiva stessa.(Annulla in parte senza rinvio, App. Firenze, 13/03/2014 )

Cassazione penale sez. II  14 novembre 2014 n. 49488  

 

In tema di riconoscimento della continuazione in fase esecutiva, lo stato di tossicodipendenza deve essere valutato come elemento idoneo a giustificare la unicità del disegno criminoso con riguardo a reati che siano ad esso collegati e dipendenti, sempre che sussistano le altre condizioni individuate dalla giurisprudenza per la configurabilità dell'istituto previsto dall'art. 81, comma secondo, cod. pen. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza di riconoscimento della continuazione ignorando, nelle sue valutazioni, il comprovato stato di tossicodipendenza del condannato). (Annulla con rinvio, Trib. Lucca, 07/02/2014 )

Cassazione penale sez. I  07 ottobre 2014 n. 50716  

 

Non esiste incompatibilità tra gli istituti della recidiva e della continuazione, potendo quest'ultima essere riconosciuta anche tra un reato già oggetto di condanna irrevocabile ed un altro commesso successivamente alla formazione di detto giudicato. (Annulla in parte con rinvio, App. Roma, 06/11/2013 )

Cassazione penale sez. IV  30 settembre 2014 n. 49658  

 

Nel caso di riconoscimento della continuazione tra reato già giudicato e reato da giudicare, non può ritenersi esclusa la possibilità che, oltre all'inflizione di una pena a titolo di aumento su quella già inflitta con la sentenza divenuta irrevocabile, si dia luogo anche all'applicazione di una misura di sicurezza, quando il giudice ritenga che i fatti oggetto della seconda pronuncia, commessi successivamente a quelli che erano stati oggetto della prima, siano espressione di una pericolosità che il primo giudice non abbia potuto valutare.

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 44078  

 

Il giudice di merito, che ritenga la continuazione tra i fatti sui quali è chiamato a giudicare con altri per i quali è già intervenuto giudicato ed aumenti la pena inflitta per questi ultimi, può procedere alla applicazione di una misura di sicurezza patrimoniale quando i fatti ricondotti all'unica ideazione criminosa siano comunque successivi a quelli accertati con sentenza irrevocabile ed esprimano una pericolosità non potuta materialmente valutare dal primo giudice. (Fattispecie di sfruttamento della prostituzione, in cui la Corte ha riconosciuto legittima, da parte del giudice che aveva provveduto ad aumentare la pena in virtù della riconosciuta continuazione, l'applicazione della confisca dei locali in cui veniva esercitato il meretricio).(Dichiara inammissibile, Gip Trib. Treviso, 19/12/2013 )

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 44078  

 

Poiché ai fini della determinazione della pena per il reato continuato deve aversi riguardo alla violazione più grave considerata in astratto e non in concreto, nel caso di concorso fra delitto e contravvenzione la "violazione più grave" si individua nel delitto, in relazione al quale il giudizio di maggior gravità discende direttamente dalle scelte del legislatore. (In motivazione la Corte ha altresì precisato che la disposizione di cui all'art. 187 delle norme di attuazione del codice di rito, secondo cui, ai fini dell'applicazione della disciplina del reato continuato da parte del giudice dell'esecuzione, "si considera violazione più grave quella per la quale è stata inflitta la pena più grave", deve ritenersi limitata alla sola fase esecutiva, alla cui regolamentazione è espressamente volta, ed è insuscettibile di applicazione generalizzata). (Rigetta, App. Milano, 17/07/2013 )

Cassazione penale sez. II  16 settembre 2014 n. 49007  

 



 
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