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Art. 82 codice penale: Offesa di persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta

Quando, per errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un’altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere, salve, per quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell’articolo 60.

Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l’offesa era diretta, il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà.


Giurisprudenza annotata

Offesa a persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta.

È configurabile la partecipazione, a titolo di concorso morale, nell'omicidio di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, in quanto l'errore esecutivo non ha alcuna incidenza sull'elemento soggettivo del partecipe morale, essendosi comunque realizzata l'azione concordata con l'autore materiale, il cui esito aberrante è privo di ogni rilevanza ai fini della qualificazione del reato sotto il profilo oggettivo e soggettivo. (Rigetta in parte, Ass.App. Caltanissetta, 09/10/2013)

Cassazione penale sez. I  08 luglio 2014 n. 38549  

 

Integra un'ipotesi di "aberratio ictus", disciplinata dall'art. 82 c.p., e non di "aberratio delicti", prevista dall'art. 83 c.p., la condotta consistita nel compimento di atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di una persona, quando tale condotta, per errore, è indirizzata nei confronti di una vittima diversa da quella che si intendeva attingere, cagionandosene il ferimento, poiché l'errore non determina la realizzazione di un evento di natura diversa da quello che l'agente si proponeva, ma, cadendo sull'oggetto materiale del reato, dà luogo ad un'azione che, pur non offendendo il bene-interesse specificamente preso di mira, lede lo stesso bene-interesse di altra persona, e che, sotto il profilo soggettivo, è sorretta da una volontà la cui direzione non muta. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

Nella lettura dell'art. 82 c.p. il concetto di "offesa" deve essere inteso nel senso di lesione materiale, sicché quando la vittima designata del reato è rimasta illesa, mentre è stata offesa una terza persona, si verte in ipotesi di aberratio ictus monolesiva secondo lo schema legale del primo comma dell'art. 82 - e non già plurilesiva ai sensi del secondo comma della norma (ipotesi che si verifica invece quando entrambi i soggetti, vittima designata e terzo, siano stati materialmente offesi dalla condotta unitaria dell'agente) - con conseguente realizzazione di un unico reato doloso di cui il colpevole deve rispondere come se lo avesse commesso in danno della persona che voleva offendere.

Cassazione penale sez. I  26 marzo 2014 n. 28222  

 

Si configura un'ipotesi di "aberratio ictus" plurilesiva, come tale disciplinata dall'art. 82, comma 2, c.p., nel caso in cui l'agente, con dolo omicida, uccida la vittima designata e contestualmente ferisca per errore esecutivo (o altra causa di sviamento) un terzo estraneo. Il ferimento di quest'ultimo non può essere de plano qualificato come tentato omicidio, senza aver prima accertato l'idoneità dell'azione a provocare l'evento maggiore. In ogni caso, l'offesa aberrante deve qualificarsi come volontaria, in ragione dell'intenzionalità della complessiva azione. Alla pena calcolata in base all'art. 82, comma 2, c.p. si applica il limite posto al cumulo giuridico dall'art. 81, comma 3, c.p.

Cassazione penale sez. I  05 luglio 2011 n. 30454  

 

Nell'ipotesi di "aberratio ictus", in rapporto alla persona offesa per errore sussiste ugualmente il dolo, perché se questo era l'originario elemento soggettivo, l'offesa di una persona invece di un'altra (oppure l'offesa per errore anche di un'altra persona) non vale a mutare la direzione della volontà.

Tribunale Monza  17 novembre 2010 n. 2453  

 

Non è applicabile la disciplina dell'"aberratio ictus" di cui all'art. 82 c.p. per affermare la responsabilità di taluno in ordine al reato di molestie quando lo stesso sia consistito nel ripetuto invio di messaggi di contenuto omosessuale al telefono cellulare di soggetto diverso da quello al quale l'autore di detti messaggi intendeva farli pervenire.

Cassazione penale sez. I  21 settembre 2007 n. 36225  

 

Le circostanze di reato attinenti all'intensità del dolo, tra le quali deve ricomprendersi la premeditazione prevista dall'art. 577, comma 1, n. 3, c.p., sono valutabili a carico dell'agente anche nel caso dell'aberratio ictus, di cui all'art. 82 c.p., non rientrando esse tra quelle riguardanti le condizioni o qualità della persona offesa o i rapporti tra offeso e colpevole che, ai sensi dell'art. 60, comma 1, c.p., richiamato dal citato art. 82 stesso codice, non sono poste a carico dell'agente in caso di errore di costui sulla persona dell'offeso.

Cassazione penale sez. I  22 dicembre 2006 n. 1811  

 

L'art. 82 c.p., che disciplina l' "aberratio ictus" , prevede l'errore che cade sull'oggetto materiale (persona o cosa) del reato, nel senso che il reato, invece di offendere il bene-interesse cui l'offesa era diretta, lede lo stesso bene-interesse di altra persona. In rapporto alla persona offesa per errore sussiste ugualmente il dolo, perché se questo era l'originario elemento soggettivo, l'offesa di una persona invece di un'altra (oppure l'offesa per errore anche di un'altra persona) non vale a mutare la direzione della volontà.

Cassazione penale sez. I  06 aprile 2006 n. 15990  

 

L'”aberratio ictus” bioffensiva (art. 82 comma 2 c.p.), che si realizza allorché l'autore abbia arrecato offesa alla persona diversa e anche a quella cui originariamente era diretta la sua azione, attribuisce la responsabilità per la parte di fatto non voluta a titolo di dolo mediante una traslazione normativa del dolo dal fatto per il quale vi è stata rappresentazione e volontà al fatto ulteriore non voluto né rappresentato, giacché il soggetto si è posto consapevolmente in una situazione di illiceità potenzialmente aperta a sviluppi diversi e ulteriori rispetto a quelli presi di mira. Ne consegue che l'accertamento del giudice deve essere volto a verificare che la condotta esecutiva si sia rivelata in concreto idonea a produrre il risultato offensivo perseguito e cioè integri gli estremi del tentativo del reato rappresentatosi.

Cassazione penale sez. I  23 settembre 2005 n. 38303  

 

Nell'ipotesi prevista dall'art. 82 comma 1 c.p. ("aberractio ictus") non si ha un reato tentato rispetto alla vittima designata ed un reato colposo consumato ne confronti della persona colpita, bensì un'unica offesa in danno di persona diversa da quella contro la quale l'offesa era diretta. In tal caso, infatti, il codice vigente, come emerge anche dai lavori preparatori, ravvisa nel fatto unico reato doloso, considerando indifferente, salvo che per le circostanze, la divergenza verificatasi nello sviluppo causale e la diversità del soggetto offeso, poiché trattasi di mero errore accidentale, come tale irrilevante, che riguardando soltanto l'oggetto materiale del reato, non esclude la unicità sostanziale del reato stesso.

Corte assise appello Bari  24 maggio 2005

 

Deve rispondere di omicidio volontario e non di "aberratio ictus" (art. 82 c.p.) l'agente che nell'intento di uccidere un determinato soggetto, spara a questi numerosi colpi di arma da fuoco in un luogo pubblico e affollato, cagionando la morte anche di altre persone oltre alla vittima designata, dovendosi ritenere che abbia accettato come altamente probabile la possibilità che altre persone venissero attinte dai colpi esplosi.

Ufficio Indagini preliminari Milano  17 dicembre 2004



 
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