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Art. 83 codice penale: Evento diverso da quello voluto dall’agente

Fuori dei casi preveduti dall’articolo precedente, se, per errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un’altra causa, si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole risponde, a titolo di colpa, dell’evento non voluto, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.

Se il colpevole ha cagionato altresì l’evento voluto, si applicano le regole sul concorso dei reati.


Giurisprudenza annotata

Aberratio delicti

Integra un'ipotesi di "aberratio ictus", disciplinata dall'art. 82 c.p., e non di "aberratio delicti", prevista dall'art. 83 c.p., la condotta consistita nel compimento di atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di una persona, quando tale condotta, per errore, è indirizzata nei confronti di una vittima diversa da quella che si intendeva attingere, cagionandosene il ferimento, poiché l'errore non determina la realizzazione di un evento di natura diversa da quello che l'agente si proponeva, ma, cadendo sull'oggetto materiale del reato, dà luogo ad un'azione che, pur non offendendo il bene-interesse specificamente preso di mira, lede lo stesso bene-interesse di altra persona, e che, sotto il profilo soggettivo, è sorretta da una volontà la cui direzione non muta. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

L'evento non voluto è valutabile ai sensi dell'art. 83 c.p. ed è, quindi, addebitabile all'agente a solo titolo di colpa, soltanto quando esso sia materialmente ed essenzialmente diverso da quello voluto. Qualora, invece, si tratti di un evento dolosamente voluto, anche se verificatosi con modalità diverse, il colpevole risponde a titolo di dolo dell'evento cagionato, al quale abbia comunque partecipato. Annulla in parte senza rinvio, Ass.App. Siracusa, 06/07/2006

Cassazione penale sez. I  02 febbraio 2010 n. 21955  

 

Nell'ipotesi di cui all'art. 83 c.p. (il quale prevede la responsabilità a titolo di colpa dell'agente che cagiona un evento diverso da quello voluto), dopo la condanna penale per il delitto doloso effettivamente voluto dall'agente e dal quale sia derivata, quale conseguenza non voluta, la morte di una persona, compete al giudice civile investito della causa per il risarcimento dei danni cagionati da quella morte di accertare, in relazione al disposto dell'art. 1917 c.c., se la condotta dell'agente in ordine all'evento non voluto sia qualificabile autonomamente come colposa, distinta da quella dello stesso agente qualificata come dolosa in riferimento al delitto voluto. (Nella specie, nel cassare la sentenza che aveva escluso la copertura assicurativa sull'erroneo presupposto che, in sede penale, l'agente era stato giudicato responsabile a titolo di dolo in relazione al delitto di omissione di atti d'ufficio, la S.C. ha precisato che il giudice di merito avrebbe dovuto valutare autonomamente l'effettivo elemento psicologico nella condotta omissiva dell'agente, tenendo conto che tra gli elementi tipici della colpa, ai sensi dell'art. 43 c.p., è compresa la stessa inosservanza della legge penale).

Cassazione civile sez. III  17 dicembre 2009 n. 26505  

 

Nell'ipotesi di cui all'art. 83 c.p., dopo la condanna penale per il delitto doloso effettivamente voluto dall'agente o dal quale sia derivata, quale conseguenza non voluta, la morte di una persona, compete al giudice civile investito della causa per il risarcimento dei danni cagionati da quella morte l'onere di accertare, in relazione al disposto di cui all'art. 1917 c.c., se la condotta dell'agente in ordine all'evento non voluto sia qualificabile autonomamente come condotta colposa, distinta da quella dello stesso agente qualificata come dolosa in riferimento al delitto voluto.

Cassazione civile sez. III  17 dicembre 2009 n. 26505

 

Evento diverso da quello voluto, addebitabile a titolo di colpa ex art. 83 c.p., è soltanto quello materialmente ed essenzialmente diverso da quello voluto. (Nel caso concreto è stato escluso che l'incendio di cose altrui possa essere considerato fatto diverso dall'incendio di cosa propria).

Tribunale Oristano  13 dicembre 2001

 

È vero che il delitto di cui all'art. 586 c.p. (morte o lesione come conseguenza di altro delitto) è imputabile a titolo di colpa (per il richiamo all'art. 83 stesso codice), ma la colpa stessa consiste specificamente nella violazione di legge commessa col delitto doloso presupposto. Ne consegue che nel prendere in considerazione l'elemento psicologico del reato ai sensi dell'art. 133 c.p., il giudice può legittimamente valutare il grado di colpa del delitto "conseguente" attraverso l'accertamento dell'intensità del dolo relativo al delitto "presupposto". (Fattispecie relativa a rigetto di ricorso con il quale si deduceva anche illogicità della motivazione laddove escludeva la prevalenza delle attenuanti generiche sulla contestata aggravante nella considerazione che l'imputato, anestesista rianimatore, con i suoi ripetuti ed ingiustificati rifiuti di accompagnare ed assistere un paziente a rischio, aveva dimostrato una notevole intensità del dolo di omissione, che si era ripercossa a titolo di colpa sull'evento morte non voluto).

Cassazione penale sez. III  06 dicembre 1995 n. 1602  

 

 

Omicidio preterintenzionale

In tema di omicidio preterintenzionale, l'elemento psicologico, a differenza di quanto si verifica nell'ipotesi prevista dall'art. 586 c.p. (morte o lesioni come conseguenza per la quale è richiesto, in virtù del richiamato art. 83 c.p., un elemento di colpa, non è costituito da dolo misto a colpa, ma unicamente dalla volontà di infliggere percosse o provocare lesioni, per cui è sufficiente che l'agente abbia posto in essere atti diretti a percuotere o ledere una persona (dunque neanche effettive percosse o lesioni) e che esista un rapporto di causa ed effetto tra i predetti atti e l'evento morte.

Cassazione penale sez. V  22 settembre 2011 n. 219  

 

 



 
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