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Art. 90 codice penale: Stati emotivi o passionali

Gli stati emotivi o passionali non escludono nè diminuiscono l’imputabilità.


Giurisprudenza annotata

Stati emotivi e passionali

Anche i disturbi della personalità possono rientrare nel concetto di "infermità", purché siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere, escludendola o scemandola grandemente, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto del quale il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale (nella specie, si è escluso che la nevrosi depressiva "Internet Addiction Disorder" da cui era affetto l'imputato incidesse sulla capacità di intendere e di volere, in quanto priva del carattere di gravità). Conferma App. Reggio Calabria 16 febbraio 2012

Cassazione penale sez. III  20 novembre 2013 n. 1161  

 

La capacità di intendere e di volere che esclude la imputabilità di un soggetto va distinta dalla capacità di inibizione e controllo delle proprie azioni, trattandosi, in questo caso, della capacità del soggetto di adeguare la sua condotta agli stimoli per effetto di fattori di ordine educativo, etico, religioso o ambientale, i quali incidono sulla personalità dell'individuo, lo rendono consapevole, lo dotano di senso critico ed autocritico e moderano le spinte impulsive. Pertanto, quando i freni inibitori siano poco efficienti o indeboliti, come nel caso della gelosia esasperata e sospettosa che può esistere alla fine di una relazione, e tale deficienza non dipenda da un effettivo stato morboso psichiatrico, da un vero e proprio squilibrio mentale, caratterizzato da un'ideazione patologica, da forme maniacali, deliranti, incidenti sui processi di determinazione ed inibizione, ma sia frutto del carattere e del modo di concepire le relazioni personali, siffatta situazione non esplica influenza per escludere o limitare grandemente la capacità di intendere e di volere, esaurendosi in un mero stato emozionale.

Cassazione penale sez. I  13 giugno 2013 n. 40286  

 

Ai fini dell'imputabilità nessun rilievo svolgono gli stati emotivi e passionali, salvo che essi non si inseriscano eccezionalmente in un quadro più ampio di "infermità", tale per consistenza, intensità e gravità da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere, escludendola o scemandola grandemente, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto del quale il reato sia causalmente determinato dal disturbo mentale. (Fattispecie in cui si tratta di anomalie comportamentali). Rigetta, App. Milano, 21/02/2012

Cassazione penale sez. V  16 gennaio 2013 n. 9843  

 

In tema di imputabilità, non assumono rilievo alcuno gli stati emotivi e passionali, per la espressa disposizione normativa di cui all'art. 90 c.p. salvo che essi non si inseriscano, eccezionalmente, per le loro peculiarità specifiche, in un più ampio quadro di infermità, avente le connotazioni di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere.

Corte assise La Spezia  31 luglio 2012 n. 1  

 

I disturbi della personalità possono trascendere lo stato emotivo e passionale; la loro intensità e gravità possono condizionare la capacità di intendere e di volere di una persona e, dunque, la sua imputabilità, sempre che vi sia un nesso eziologico tra il reato commesso e il disturbo, pur non rientrante in senso stretto nell'elenco delle malattie mentali (la Corte si è così pronunciata nell'ambito di un procedimento per violenza sessuale nei confronti di un imputato affetto da parafilia).

Cassazione penale sez. III  11 luglio 2012 n. 29135  

 

Non assumono rilievo ai fini dell'imputabilità le "anomalie caratteriali" o gli "stati emotivi e passionali", i quali non si traducano in disturbi mentali di consistenza, intensità, rilevanza e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere del soggetto agente. È inoltre necessario che tra il disturbo mentale e il fatto di reato sussista un nesso eziologico, che consenta di ritenere il secondo casualmente determinato dal primo.

Cassazione penale sez. VI  20 aprile 2011 n. 17305  

 

La condizione di un generico stato di agitazione da crisi di astinenza (da intendere quale stato di sofferenza psicofisica, idoneo a causare anche reazioni organiche, che colpisce la persona che sospende oppure riduce bruscamente il consumo abituale di sostanze - tipo alcool, droga o farmaci - idoneo a creare stati di dipendenza) non assume di per sé rilevanza per escludere o diminuire la capacità di intendere o di volere, a meno che non sia accompagnato da provate indicazioni in termini di grande e grave compromissione della capacità di autodeterminazione del soggetto, giacché si risolve in una mera condizione di stato emotivo e passionale, che non incide, a norma dell'art. 90 c.p., sugli ambiti dell'intendere e del volere, anche se può essere utilizzabile in termini di graduazione del trattamento sanzionatorio. (Da queste premesse, la Corte ha ritenuto corretto e congruamente motivo il ragionamento del giudice di merito che, nei confronti dell'imputato chiamato a rispondere dei reati di resistenza, lesioni e danneggiamento, aveva escluso che il generico, contingente stato di agitazione da crisi di astinenza da sostanze stupefacenti potesse consentire di applicare la disciplina della seminfermità ex art. 89 c.p.).

Cassazione penale sez. VI  20 aprile 2011 n. 17305

 

 



 
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