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Art. 93 codice penale: Fatto commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti

Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche quando il fatto è stato commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti.


Giurisprudenza annotata

Fatto commesso sotto l'azione di sostanze stupefacenti

L'azione esercitata sulla psiche dall'alcool e dagli stupefacenti volontariamente assunti dal soggetto imputato, non impedisce di accertare il dolo diretto per la cui esistenza non è richiesta un'analisi lucida della realtà, essendo necessario soltanto che il soggetto sia stato in grado di attivarsi in modo razionalmente concatenato per realizzare l'evento ideato e voluto.

Cassazione penale sez. VI  17 giugno 2014 n. 27576  

 

Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso. Dichiara inammissibile, App. Salerno, 02/11/2012

Cassazione penale sez. II  15 ottobre 2013 n. 44337

 

Non può escludersi né ritenersi diminuita l'imputabilità dell'imputato che ha commesso i fatti che gli sono stati contestati dopo avere assunto consapevolmente e volontariamente sostanze stupefacenti (confermata, nella specie,la condanna per i reati di violazione di domicilio, porto abusivo di due coltelli, ingiuria e minaccia, commessi ai danni di una coppia, nonostante la tesi difensiva della incapacità di intendere e di volere, poggiata sulla perizia compiuta su incarico del Giudice per le indagini preliminari, perizia che si era conclusa con la rilevazione di una condizione borderline, ossia una malattia psichica a cavallo tra la nevrosi e la psicosi e con la affermazione che la capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatti era verosimilmente abolita per gli effetti che le sostanze stupefacenti assunte avevano determinato.

Cassazione penale sez. V  30 gennaio 2013 n. 9847

 

Lo stato di tossicodipendenza (come quello di ubriachezza; cfr. art. 92 c.p.), ai sensi dell’art. 93 c.p. non esclude e/o diminuisce l'imputabilità “ed anzi l'art. 93 c.p., in relazione all'art. 92 c.p., stabilisce una presunzione assoluta della capacità di intendere e di volere, anche quando l'uso di tali sostanze abbia provocato una intossicazione acuta e patologica”. Talché, nel caso di reato commesso in stato di intossicazione acuta da sostanze stupefacenti, l’autore deve rispondere del fatto-reato commesso come se egli fosse rimasto capace di intendere e di volere nel momento in cui lo commise; ciò postula che si debba guardare all’atteggiamento da lui tenuto in quell’occasione, per identificare l’elemento psicologico che caratterizza la condotta, e non già a quello della messa in opera della situazione che ha determinato la perdita o la menomazione della imputabilità.

Ufficio Indagini preliminari Trani  31 gennaio 2008

 

Le intossicazioni che alterano provvisoriamente i processi ideativi e volitivi e che non siano state determinate da fatto altrui o che non derivino da caso fortuito o forza maggiore, non escludono nè diminuiscono la imputabilità; anzi, aggravano la pena ove ricorrano le condizioni di cui agli art. 92, 93, 94 c.p.

Cassazione penale sez. I  01 giugno 1990

 

Mentre la mancata conoscenza della qualità di sostanza stupefacente, di una sostanza naturale o sintetica, di una preparazione o di un prodotto che rientri tra quelle indicate nelle prime quattro tabelle elencate nell'art. 12 l. 22 dicembre 1975 n. 685, per i quali la detenzione, il trasporto, l'acquisto, la vendita, la cessione sono penalmente perseguibili, non può essere utilmente invocata ai fini dell'esclusione dell'imputabilità per sussistenza del caso fortuito, in quanto tale allegata buona fede si rifletterebbe sulla erronea conoscenza della legge penale, lo stesso non può affermarsi per gli altri prodotti o preparazioni indicati nelle tabelle 5 e 6 i quali sono considerati per la sola sottoposizione al mero controllo e vigilanza del ministero della sanità e dei suoi organi periferici, non presentando la loro assunzione rischio di abuso o di grave farmaco-dipendenza. Ne consegue che qualora l'assuntore di uno di tali prodotti o preparazioni abbia in buona fede ignorato la qualità "stupefacente" agli effetti del principio attivo in esso contenuto, non è applicabile nei suoi confronti la "fictio iuris" di imputabilità di cui ai combinati disposti degli art. 93, 92 e 91 c.p. (Nella fattispecie è stata assolta per non imputabilità l'accusata del delitto di omicidio di persona consenziente).

Corte assise appello Venezia  17 giugno 1989

 

La linea di demarcazione tra l'uso abituale di stupefacenti e l'intossicazione cronica, considerata quale causa patologica incidente sull'imputabilità deve essere individuata sulla base dei dati della scienza medica. Pertanto, qualora si proceda nei confronti di un tossicodipendente abituale, il giudice, soprattutto se sussistono ulteriori elementi, quali la gravità del reato commesso e la sproporzione rispetto al fatto scatenante l'impulso omicida, la giovane età dell'imputato e la condizione di tossicodipendenza da lungo tempo, deve disporre, se in grado di appello, la rinnovazione parziale del dibattimento per sottoporre l'imputato stesso a perizia psichiatrica al fine di accertare se egli al momento del fatto che ha dato luogo al processo, fosse o meno capace di intendere e volere.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 1987



 
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