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Art. 94 codice penale: Ubriachezza abituale

Quando il reato è commesso in stato di ubriachezza, e questa è abituale, la pena è aumentata.

Agli effetti della legge penale, è considerato ubriaco abituale chi è dedito all’uso di bevande alcooliche e in stato frequente di ubriachezza.

L’aggravamento di pena stabilito nella prima parte di questo articolo si applica anche quando il reato è commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti da chi è dedito all’uso di tali sostanze.


Giurisprudenza annotata

Ubriachezza abituale

Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso. Dichiara inammissibile, App. Salerno, 02/11/2012

Cassazione penale sez. II  15 ottobre 2013 n. 44337  

 

Lo stato di tossicodipendenza dell'imputato, ancorché dimostrato o altrimenti risultante dagli atti, non comporta l'automatica concessione delle circostanze attenuanti generiche, specialmente se ricorrono anche specifici fattori negativi, ma può concorrere a determinare quel complesso di elementi (oggettivi e soggettivi) non tipicamente previsti dalla legge che il giudice prende in considerazione per adeguare maggiormente la sanzione al caso concreto.

Cassazione penale sez. II  29 novembre 2011 n. 44878  

 

La situazione di tossicodipendenza che influisce sulla capacità di intendere e di volere è solo quella che, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provoca alterazioni patologiche permanenti, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un'azione strettamente collegata all'assunzione di sostanze stupefacenti, tali da fare apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte a una vera e propria malattia psichica.

Cassazione penale sez. III  08 maggio 2007 n. 35872  

 

Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso.

Cassazione penale sez. V  29 ottobre 2002 n. 7363  

 

Sono ravvisabili, rispettivamente, i delitti di concorso in violenza sessuale in danno di minorenne e di corruzione di minorenne nella condotta di due soggetti i quali costringono una bambina a subire su di sè atti sessuali e ad assistere ad atti sessuali compiuti tra loro due. L'aggravante di cui all'art. 94 non è ravvisabile, ed è invece applicabile l'attenuante di cui agli art. 94 e 89 c.p., ove il soggetto al tempo del fatto fosse affetto da cronica intossicazione da sostanze stupefacenti, tale da renderlo parzialmente incapace di intendere o volere.

Tribunale Pescara  17 marzo 2000

 

L'aggravante di cui all'art. 94 non è ravvisabile, ed è invece applicabile l'attenuante di cui agli art. 94 e 89 c.p., ove il soggetto al tempo del fatto fosse affetto da cronica intossicazione da sostanze stupefacenti, tale da renderlo parzialmente incapace di intendere o volere.

Ufficio Indagini preliminari Pescara  17 marzo 2000

 

È infondata la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., nella parte in cui - pur nell'assenza di sicure nozioni scientifiche, tale da determinare irragionevoli disparità di trattamento e l'impossibilità di dare la dovuta motivazione al provvedimento giurisdizionale - distinguono tra abitualità nell'ubriachezza e nell'uso delle sostanze stupefacenti e cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, in riferimento agli art. 3 e 111 cost.

Corte Costituzionale  16 aprile 1998 n. 114  

 

La diagnosi differenziale fra intossicazione abituale ed intossicazione cronica da stupefacenti (quest'ultima con eventuale rinvio agli art. 88 e 89 c.p.) non è agevole. Inoltre per i tossicodipendenti esistono trattamenti di recupero previsti per legge e le intossicazioni croniche sia da alcool che da stupefacenti sono suscettibili di parziale remissione con lungo ed adeguato trattamento. Peraltro la norma di cui agli art. 88 e 89 c.p. si riferisce "al momento del reato" e l' eventuale difficoltà di diagnosi differenziale tra la sindrome abituale e la sindrome cronica non incide nell'inquadramento generale della normativa sull'imputabilità. Pertanto il giudice può avvalersi per decidere in ciascun singolo caso di quanto previsto dall'art. 530 c.p.p., commi 2 e 3. Essendo dunque possibile motivare la sentenza in casi del genere (nel dubbio si assolve) la q.l.c. degli art. 94 e 95 non è fondata.

Corte Costituzionale  16 aprile 1998 n. 114  

 

È infondata la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3 e 111 cost., nella parte in cui la giurisprudenza, in contrasto con la scienza medico legale, individua nel carattere della irreversibilità l'elemento caratterizzante lo stato di cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti rispetto alla condizione di assuntore abituale di dette sostanze (la Corte ha osservato che è il riferimento alla colpevolezza o meno del soggetto quello che deve permettere di distinguere, dal punto di vista della volontà del legislatore e per le conseguenze dalla legge previste, la intossicazione acuta da quella cronica: colpevole quella acuta, sia pure dandosi spazio a tutti i trattamenti di recupero e agli altri provvedimenti ritenuti adeguati sul piano dell'applicazione e dell'esecuzione delle pene; incolpevole, o meno colpevole, quella cronica, sia pure attraverso il passaggio, nell'ipotesi della pena soltanto diminuita, per la discussa e discutibile figura della semi-imputabilità).

Corte Costituzionale  16 aprile 1998 n. 114  

 

Non è manifestamente infondata, in riferimento agli 3 e 111 cost., la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., dal momento che pongono una differenziazione insussistente, non potendo trovare alcun tipo di obiettiva specificazione, e poiché, conseguentemente, la motivazione circa l'imputabilità o meno, alla stregua degli stessi articoli, non può trovare alcuna effettiva esplicazione, risolvendosi in formale stereotipe, incongrue e contraddittorie.

Pretura Ancona  21 marzo 1997

 

 



 
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