codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 95 codice penale: Cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti

Per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool ovvero da sostanze stupefacenti, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 88 e 89.


Giurisprudenza annotata

Cronica intossicazione da alcool.

Per escludere o diminuire l’imputabilità e l’intossicazione da sostanze stupefacenti non solo deve essere cronica (cioè stabile), ma deve produrre un’alterazione psichica permanente –cioè - una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un’azione strettamente collegata all’assunzione di sostanze stupefacenti.

Tribunale Napoli sez. XXVI  30 aprile 2014 n. 926  

 

L'intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti può influire sulla capacità di intendere e di volere soltanto qualora, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provochi alterazioni psicologiche permanenti configurabili quale vera e propria malattia, dovendo escludersi dal vizio di mente di cui agli art. 88 e 89 c.p. anomalie non conseguenti ad uno stato patologico. Dichiara inammissibile, App. Brescia, 31/05/2012

Cassazione penale sez. VI  24 ottobre 2013 n. 47078  

 

Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso. Dichiara inammissibile, App. Salerno, 02/11/2012

Cassazione penale sez. II  15 ottobre 2013 n. 44337  

 

In tema di imputabilità, al fine escludere la capacità di intendere e volere in un soggetto dedito abitualmente all'uso di alcool o stupefacenti non basta che il soggetto faccia un uso abituale delle predette sostanze - provando un irrefrenabile bisogno delle stesse (c.d. craving) e manifestando una vera e propria dipendenza che provochi disturbi in caso di astinenza - occorre invece una situazione che, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provochi alterazioni patologiche permanenti, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un'azione strettamente collegata all'assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti, tali da fare apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte a una vera e propria malattia psichica.

Corte assise La Spezia  31 luglio 2012 n. 1  

 

In tema di imputabilità, la tossicodipendenza non costituisce condizione, di per sé integrante causa di esclusione della imputabilità, a meno che non ricorra l’ipotesi di cronica intossicazione da sostanze stupefacenti, ai sensi dell'art. 95 c.p. e l'abuso di droga abbia prodotto nel tossicomane un vero e proprio stato patologico permanente idoneo ad alterarne i processi intellettivi o cognitivi.

Corte appello Catanzaro  12 marzo 2012

 

L'ubriachezza abituale ex art. 95 c.p. presuppone sempre una riconducibilità alla volontà dell'agente nel mentre se l'ubriachezza deriva da caso fortuito o da forza maggiore, non vi è responsabilità penale.

Ufficio Indagini preliminari Bologna  28 ottobre 2011

 

Il divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti su quelle aggravanti, di cui al comma 4 dell'art. 64 c.p., si pone su di un piano completamente differente rispetto all'obbligatorietà dell'aumento di pena previsto dall'art. 95, comma, 5 c.p. nei casi di recidiva; pertanto ben può il giudice, ex art. 69, c.p., sottoporre quest'ultima ad un giudizio di equivalenza rispetto alle attenuanti generiche.

Ufficio Indagini preliminari Torino  07 febbraio 2008

 

La situazione di tossicodipendenza che influisce sulla capacità di intendere e di volere è solo quella che, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provoca alterazioni patologiche permanenti, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un'azione strettamente collegata all'assunzione di sostanze stupefacenti, tali da fare apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte a una vera e propria malattia psichica.

Cassazione penale sez. III  08 maggio 2007 n. 35872  

 

Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso.

Cassazione penale sez. V  29 ottobre 2002 n. 7363  

 

La cronica intossicazione da alcool si distingue dalla ubriachezza abituale - situazione che, a differenza della prima, per volontà di legge non esclude nè riduce l'imputabilità dell'agente ed anzi rappresenta un elemento aggravatore della responsabilità - in quanto nella prima, terminato l'effetto della sostanza alcoolica, si determina una "restitutio in integrum" della personalità del soggetto, mentre nella seconda l'interruzione della assunzione non elide i sintomi invalidanti, di natura somatica, neurologica e psicopatologica, della intossicazione. In sostanza, per quanto il concetto di "cronicità" non costituisca equivalente di "irreversibilità", lo stesso implica la durata e persistenza nel tempo della sintomatologia, al di là della - ed oltre la - concomitante assunzione di alcool. (Fattispecie in tema di oltraggio a pubblico ufficiale commesso da persona affetta da cronica intossicazione da alcool, assolta perché non imputabile).

Pretura Busto Arsizio  24 maggio 1999

 

Per escludere (o diminuire) l'imputabilità, l'intossicazione da sostanze stupefacenti non solo deve essere cronica (cioè stabile), ma deve produrre un'alterazione psichica permanente, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un'azione strettamente collegata all'assunzione di sostanze stupefacenti; lo stato di tossicodipendenza non costituisce, pertanto, di per sè, indizio di malattia mentale o di alterazione psichica.

Cassazione penale sez. VI  22 dicembre 1998 n. 7885  

 

È infondata la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., nella parte in cui - pur nell'assenza di sicure nozioni scientifiche, tale da determinare irragionevoli disparità di trattamento e l'impossibilità di dare la dovuta motivazione al provvedimento giurisdizionale - distinguono tra abitualità nell'ubriachezza e nell'uso delle sostanze stupefacenti e cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, in riferimento agli art. 3 e 111 cost.

Corte Costituzionale  16 aprile 1998 n. 114  

 

È infondata la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3 e 111 cost., nella parte in cui la giurisprudenza, in contrasto con la scienza medico legale, individua nel carattere della irreversibilità l'elemento caratterizzante lo stato di cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti rispetto alla condizione di assuntore abituale di dette sostanze (la Corte ha osservato che è il riferimento alla colpevolezza o meno del soggetto quello che deve permettere di distinguere, dal punto di vista della volontà del legislatore e per le conseguenze dalla legge previste, la intossicazione acuta da quella cronica: colpevole quella acuta, sia pure dandosi spazio a tutti i trattamenti di recupero e agli altri provvedimenti ritenuti adeguati sul piano dell'applicazione e dell'esecuzione delle pene; incolpevole, o meno colpevole, quella cronica, sia pure attraverso il passaggio, nell'ipotesi della pena soltanto diminuita, per la discussa e discutibile figura della semi-imputabilità).

Corte Costituzionale  16 aprile 1998 n. 114  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti