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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 102 cod. proc. civile: Litisconsorzio necessario

Se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo (1) (2).

Se questo è promosso da alcune o contro alcune soltanto di esse, il giudice (3) ordina l’integrazione del contradittorio in un termine perentorio da lui stabilito (4).


Commento

(1) La Corte cost., con sent. 8-2-2006, n. 41, ha dichiarato l’illegittimità del combinato disposto degli articoli 38 e 102 «nella parte in cui, in ipotesi di litisconsorzio necessario, consente di ritenere improduttiva di effetti l’eccezione di incompetenza territoriale derogabile proposta non da tutti i litisconsorti convenuti».

 

(2) Si tratta di una norma in bianco, per cui spetta all’interprete accertare i casi in cui sussiste il litisconsorzio necessario oltre quelli già normativamente previsti. Il legislatore, d’altronde, può imporre, nella sua discrezionalità, il litisconsorzio necessario per ragioni di opportunità. Il vero ambito di applicazione della norma riguarda i rapporti sostanziali plurisoggettivi, quale ad es. il giudizio di scioglimento di una comunione o divisione: la regola della legittimazione ad agire ed il principio del contraddittorio impongono, infatti, a tutti i titolari del rapporto sostanziale di partecipare al processo. L’unitarietà soggettiva del rapporto sostanziale giustifica l’eventuale inutilità di una sentenza emessa in un giudizio avente ad oggetto il rapporto plurisoggettivo, ma instaurato solo tra alcune parti dello stesso. Il rilievo della necessarietà del litisconsorzio può avvenire, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio; in Cassazione, solo sulla base degli elementi di fatto già acquisiti al giudizio.

 

(3) L’ordine, implicando una forma di decisione della causa, deve provenire dall’organo giudicante, a differenza di quanto accade nell’ipotesi di intervento coatto disposto per ordine del giudice, ove il litisconsorzio è la conseguenza di un valutazione discrezionale del giudice a fronte della legittima alternativa di lasciare la posizione del terzo ad un eventuale altro giudizio.

 

(4) Se l’integrazione non ha luogo ad opera delle parti, inevitabilmente il processo si estingue [v. 307]. Invece, fattispecie sanante è quella dell’intervento volontario del litisconsorte necessario pretermesso. Al di fuori dei casi previsti dalla legge il titolare dell’azione non può essere costretto a chiamare in giudizio altri soggetti.


Giurisprudenza annotata

  1. Situazioni nelle quali sussiste litisconsorzio necessario.

Al di fuori dei casi in cui la legge espressamente impone la partecipazione di più soggetti al giudizio istaurato nei confronti di uno di essi, vi è litisconsorzio necessario solo allorquando l’azione tenda alla costituzione o alla modifica di un rapporto plurisoggettivo unico, ovvero all’adempimento di una prestazione inscindibile comune a più soggetti; pertanto, non ricorre litisconsorzio necessario allorché il giudice proceda, in via meramente incidentale, ad accertare una situazione giuridica che riguardi anche un terzo, dal momento che gli effetti di tale accertamento non si estendono a quest’ultimo, ma restano limitati alle parti in causa. Cass. 26 luglio 2006, n. 17027.

 

In tema di integrazione del contraddittorio a norma dell'art. 102 c.p.c., qualora l'integrazione, effettuata nel rispetto del termine perentorio concesso dal giudice, non si sia perfezionata per incompleta trascrizione dell'indirizzo del destinatario non viene in rilievo l'art. 184 bis c.p.c. (poi art. 153 c.p.c.) - il quale presuppone l'essere la parte incorsa nella decadenza e, quindi, il non aver posto in essere l'atto di integrazione o l'aver effettuato un atto di integrazione qualificato come inesistente - ma è applicabile l'art. 291 c.p.c., trattandosi di un vizio assimilabile alla violazione delle norme che disciplinano il procedimento di notificazione, con conseguente fissazione di un termine perentorio per rinnovare l'integrazione del contraddittorio.

Cassazione civile sez. VI  28 novembre 2014 n. 25307  

 

Si ha litisconsorzio necessario, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, allorquando la decisione richiesta, indipendentemente dalla sua natura (di condanna, di accertamento o costitutiva), è di per sé inidonea a spiegare i propri effetti, cioè a produrre un risultato utile e pratico, anche nei riguardi delle sole parti presenti, stante la natura plurisoggettiva e concettualmente unica e inscindibile sia in senso sostanziale, sia, alle volte, in senso solo processuale, del rapporto dedotto in giudizio, nel quale i nessi fra i diversi soggetti, e tra questi e l’oggetto comune, costituiscono un insieme unitario, con conseguente immutabilità del rapporto medesimo ove non vi sia la partecipazione di tutti i suoi titolari. Cass. 7 marzo 2006, n. 4890; conforme Cass. 22 settembre 2004, n. 19004.

 

 

  1. Ambito applicativo.

Nel processo con pluralità di parti, ove una domanda di risarcimento danni sia proposta nei confronti di due soggetti in modo tale che il fatto determinante la responsabilità di uno dei due è solamente quello posto in essere dall’altro, insorge un vincolo di solidarietà passiva, in conseguenza del rapporto di dipendenza, tale da determinare l’inscindibilità della causa. Pertanto, la notificazione della sentenza effettuata a cura di uno dei coobbligati è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, ad opera del soccombente, nei confronti di tutte le sue controparti e, perciò, anche del coobbligato solidale che non ha proceduto alla predetta notificazione. Cass. 8 febbraio 2012, n. 1771.

 

Nel giudizio di cassazione, è ammissibile la pronuncia in camera di consiglio anche ove si imponga la necessità di annullamento con rinvio al primo giudice per pretermissione originaria di un litisconsorte necessario, ai sensi dell’art. 383, terzo comma, c.p.c., ancorché si tratti di ipotesi non prevista testualmente dall’art. 375 c.p.c. Cass. 30 gennaio 2012, n. 1316.

 

In tema di esecuzione forzata, nella controversia in sede di distribuzione del ricavato, ai sensi dell’art. 512 c.p.c., avente origine dalla contestazione sollevata da un creditore in ordine all’esistenza o al grado della causa di prelazione di altro creditore, il debitore esecutato è parte necessaria del giudizio, sicché lo stesso - al pari di tutti gli altri creditori - deve essere convenuto in giudizio, indipendentemente dalla circostanza che abbia o meno partecipato alla discussione del progetto di distribuzione. Cass. 30 gennaio 2012, n. 1316.

 

Fuori dalla ipotesi di litisconsorzio necessario ex art. 102 cod. proc. civ., il provvedimento del giudice di merito che concede o nega l'autorizzazione a chiamare in causa un terzo ai sensi dell'art. 106 cod. proc. civ., coinvolge valutazioni assolutamente discrezionali che, come tali, non possono formare oggetto di appello e di ricorso per cassazione. Rigetta, Trib. Bolzano, 28/09/2007.

Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2014 n. 25676  

 

 

  1. Eccezione di non integrità del contraddittorio.

 

 

3.1. Oneri della parte che solleva l’eccezione.

In tema di litisconsorzio necessario, nel caso in cui la non integrità del contraddittorio non possa essere rilevata direttamente dagli atti o in base alle prospettazioni delle parti e venga eccepita da una di esse, spetta alla parte che la deduce l’onere non solo di indicare le persone dei litisconsorti asseritamene pretermessi, ma anche di provare i presupposti di fatto e di diritto che giustificano l’invocata integrazione e, cioè, i titoli in base ai quali i soggetti pretermessi assumono la veste di litisconsorti necessari. Ne consegue che il giudice innanzi al quale sia eccepito il difetto di contraddittorio deve acquisire la certezza sia in ordine alla esistenza dei soggetti pretermessi sia in ordine ai presupposti della loro vocatio in jus, poiché il dubbio su tali circostanze ricade sull’eccipiente e non consente al giudicante di ravvisare la dedotta violazione dell’art. 102 c.p.c. Cass. 6 marzo 2006, n. 5880; conforme Cass., Sez. Un., 4 dicembre 2001, n. 15289.

 

 

3.2. Termine.

L’eccezione di difetto del contraddittorio per violazione del litisconsorzio necessario può essere sollevata per la prima volta in sede di legittimità, purché l’esistenza del litisconsorzio risulti dagli atti e dai documenti del giudizio di merito e la parte che la deduca ottemperi all’onere di indicare nominativamente le persone che devono partecipare al giudizio, di provare la loro esistenza e i presupposti di fatto e di diritto che giustifichino l’integrazione del contraddittorio. Cass. 19 dicembre 2011, n. 27521; conforme Cass. 22 luglio 2003, n. 11415.

 

 

  1. Ordine di integrazione del contraddittorio.

 

 

4.1. Presupposti e conseguenze.

Il potere-dovere del giudice di controllare d’ufficio il rispetto del principio del contraddittorio nei casi di litisconsorzio necessario deve essere esercitato esclusivamente con riferimento alle domande hinc et inde sottoposte al suo giudizio e non riguarda, quindi, eventuali eccezioni, ancorché riconvenzionali, in ordine alle quali può pronunciarsi soltanto “incidenter tantum”. Cass. 3 novembre 2008, n. 26422.

 

L’esercizio del potere-dovere da parte del giudice di ordinare l’integrazione del contraddittorio, postulando che abbia dato esito positivo la preliminare indagine circa la ricorrenza dei presupposti che rendono necessaria l’integrazione, comporta che siffatta indagine deve essere svolta con esclusivo riguardo al rapporto quale affermato dall’attore e per ciò a prescindere dalla sua reale dimensione posto che, inscrivendosi la figura del litisconsorzio necessario nel quadro della “legitimatio ad causam”, solo alla domanda può farsi riferimento per la individuazione dei soggetti coinvolti e per accertare di conseguenza la regolarità del contraddittorio Trib. Salerno II, 29 settembre 2010.

 

La necessità, o meno, di integrazione del contraddittorio va desunta dal contenuto della domanda proposta dall’attore e non può farsi dipendere dalla soluzione di merito che il giudice ritenga di dover dare alla controversia. Cass. 1 giugno 2010, n. 13435.

 

Qualora il giudizio venga promosso contro alcuni soltanto dei litisconsorti necessari, a norma dell’art. 102, secondo comma, c.p.c. il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito, non solo all’udienza di prima comparizione, come previsto dall’art. 180, primo comma, c.c., ma anche nel corso del giudizio e, quindi, anche quando la non integrità del contraddittorio venga rilevata in sede di decisione della causa. Ne consegue che è errata la sentenza con la quale il giudicante, rilevata la non integrazione del contraddittorio, ne faccia discendere l’inammissibilità della domanda, anziché l’adozione del provvedimento ordinatorio imposto dall’art. 102, secondo comma, c.p.c. Cass. 2 luglio 2010, n. 15690.

 

Nel caso di litisconsorzio necessario, l’integrazione del contraddittorio prevista dal secondo comma dell’art. 102 c.p.c. ha effetti di ordine sia processuale che sostanziale, nel senso che sana l’atto introduttivo viziato da nullità per la mancata chiamata in giudizio di tutte le parti necessarie ma è altresì idonea ad interrompere prescrizioni e ad impedire decadenze di tipo sostanziale nei confronti anche delle parti necessarie originariamente pretermesse. App. Napoli, 12 gennaio 2011; conforme Cass., Sez. Un., 22 aprile 2010, n. 9523.

 

 

4.2. Parte tenuta ad integrare il contraddittorio.

Nei giudizi di impugnazione, la notificazione dell’atto di integrazione del contraddittorio in cause inscindibili, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., qualora sia decorso oltre un anno dalla data di pubblicazione della sentenza, deve essere effettuata alla parte personalmente e non già al procuratore costituito davanti al giudice che ha emesso la sentenza impugnata, essendo nulla la notificazione al procuratore predetto. Peraltro, il termine assegnato per l’integrazione del contraddittorio ha natura perentoria e non può, quindi, essere prorogato o rinnovato, e la sua inosservanza deve essere rilevata d’ufficio, salvo che la parte onerata alleghi l’impossibilità di osservare il primo termine per causa ad essa non imputabile e chieda nuovo termine per provvedere alla notifica Cass. 23 luglio 2010, n. 17416.

 

Nei giudizi in cui il P.M. è litisconsorte necessario in concorrenza con le parti private ed è titolare di un autonomo potere di impugnazione, il relativo atto di appello deve essere notificato anche al P.M. presso il tribunale e, in difetto, il giudice di secondo grado deve disporre l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti a norma dell’art. 331 c.p.c. Tale integrazione è necessaria anche quando l’atto di appello sia stato notificato al P.G. presso la corte di appello o questi sia ritualmente intervenuto nel giudizio di secondo grado, atteso che l’ordine di integrazione del contraddittorio è funzionale all’eventuale proposizione del gravame incidentale a cui non è legittimato il P.M. presso il giudice “ad quem”, e, pertanto, dal suo intervento non possono conseguire gli effetti cui è intesa l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 331 citato. Cass. 10 giugno 2011, n. 12853.

 

 

  1. Difetto di integrità del contraddittorio e rimessione della causa al primo giudice.

 

 

5.1. Rilevazione del vizio nel corso del giudizio di appello.

In tema di litisconsorzio necessario nel giudizio d’appello, ai sensi dell’art. 331 c.p.c. l’atto d’integrazione del contraddittorio non deve contenere formule predeterminate essendo sufficiente ai fini della sua validità, l’esposizione dei fatti di causa e delle doglianze mosse con l’atto di impugnazione, cioè atti che siano idonei al raggiungimento dello scopo di porre il destinatario al corrente dei termini dell’impugnazione e di difendersi costituendosi per l’udienza stabilita. Ne consegue la validità della notifica di fotocopia dell’atto di citazione in appello al destinatario precedentemente omesso, accompagnata dall’ordinanza del giudice che dispone l’integrazione del contraddittorio e fissa la nuova udienza. Cass. 16 giugno 2011, n. 13233.

 

La norma di cui all’art. 102 c.p.c. non vieta che al giudizio di appello partecipi con intervento volontario un soggetto che avrebbe dovuto partecipare al giudizio di primo grado, quando accetti la causa nello stato in cui si trova, così eliminando con la propria manifestazione di volontà la relativa irregolarità processuale. Cass. 4 maggio 2011, n. 9752.

 

In caso di pluralità di domande proposte nello stesso giudizio e non legate fra loro da vincolo di dipendenza, ciascuna di esse rimane distinta dalle altre e può avere vita autonoma; pertanto, ove il giudice di appello abbia ordinato l’integrazione del contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., soltanto in riferimento ad una delle domande proposte, e la parte non abbia ottemperato a tale ordine, la sanzione di inammissibilità dell’impugnazione non può estendersi anche alla domanda per la quale l’ordine di integrazione non sia stato impartito. Cass. 8 aprile 2011, n. 8092.

 

La mancata integrazione del contraddittorio nel litisconsorzio necessario non comporta la declaratoria di nullità del processo e la conseguente automatica rimessione della causa al primo giudice se a tale pronuncia consegue un dispendio di energie processuali non suscettibile di meglio garantire le esigenze della difesa e di partecipazione delle parti al processo. Cass. 18 febbraio 2010, n. 3830.

 

 

5.2. Rilevazione del vizio in sede di legittimità.

Il vizio processuale derivante dall’omessa citazione di alcuni litisconsorti necessari può essere dedotto per la prima volta anche in sede di legittimità, alla duplice condizione che gli elementi che rivelano la necessità del contraddittorio emergano, con ogni evidenza, dagli atti già ritualmente acquisiti nel giudizio di merito (senza la necessità di svolgimento di ulteriori attività istruttorie) e che sulla questione non si sia formato il giudicato; ciò in quanto le ipotesi di nullità della sentenza che consentono, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., di acquisire mezzi di prova precostituiti in sede di legittimità sono limitate a quelle derivanti da vizi propri dell’atto per mancanza dei suoi requisiti essenziali di sostanza e di forma, con esclusione delle nullità originate da vizi del processo. Cass. 28 febbraio 2012, n. 3024.

 

Nel giudizio di rinvio dalla Cassazione non può essere eccepita o rilevata di ufficio la non integrità del contraddittorio a causa di una esigenza originaria di litisconsorzio (art. 102 c.p.c.) quando tale questione non sia stata dedotta con il ricorso per cassazione e rilevata dal giudice di legittimità, dovendosi presumere in mancanza di diversa esplicita statuizione che il contraddittorio sia stato da questo ritenuto integro. Cass. lav., 18 gennaio 2011, n. 1075.

 

Ove la Corte di cassazione cassi con rinvio la sentenza d’appello per mancata integrazione del contraddittorio, il giudizio di rinvio ha carattere restitutorio - con conseguente facoltà di allegazione e di prova, nei limiti consentiti dalla fase processuale nella quale l’integrazione avviene - soltanto per i soggetti chiamati in causa indebitamente pretermessi, mentre le parti che erano già presenti in giudizio hanno la possibilità di compiere deduzioni difensive ed istruttorie solo nella misura in cui esse servano per contrastare la linea difensiva dei chiamati. Cass. 1 aprile 2010, n. 7996.

 

 

  1. Casistica: fattispecie nelle quali sussiste litisconsorzio necessario.

 

 

6.1. Obbligazioni e contratti.

Nel caso di contratto preliminare con pluralità di promissari acquirenti avente ad oggetto un unico immobile considerato nella sua interezza, la relativa obbligazione è indivisibile, per cui, tanto l’adempimento, quanto l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo a contrarre ai sensi dell’art. 2932 c.c. devono essere richiesti congiuntamente da tutti i detti promissari, configurandosi un’ipotesi di litisconsorzio necessario ai sensi dell’art. 102 c.p.c., stante l’impossibilità che gli effetti del contratto non concluso si producono nei confronti di alcuni soltanto dei soggetti del preliminare Trib. Salerno, 28 luglio 2011.

 

Nell’azione prevista dall’art. 2932 c.c. promossa dal promissario acquirente, per l’adempimento in forma specifica o per i danni da inadempimento contrattuale, nei confronti del promittente venditore che, coniugato in regime di comunione dei beni, abbia stipulato il preliminare senza il consenso dell’altro coniuge, quest’ultimo deve considerarsi litisconsorte necessario del relativo giudizio, con la conseguenza che, qualora non sia stato integrato il contraddittorio nei suoi confronti, il processo svoltosi è da ritenersi nullo e deve essere nuovamente celebrato a contraddittorio integro. Cass., Sez. Un., 24 agosto 2007, n. 17952.

Sussiste il litisconsorzio necessario del coniuge in regime di comunione legale dei beni nel caso in cui venga contestato da un terzo l’acquisto per usucapione di una porzione immobiliare da parte dell’altro coniuge, perfezionatasi dopo l’entrata in vigore del nuovo regime giuridico del diritto di famiglia, rilevando ai fini dell’applicabilità del regime della comunione legale soltanto la data di acquisto della proprietà per usucapione e non la precedente perdita del possesso da parte del precedente proprietario Cass. 18 luglio 2008, n. 19984.

 

Il coniuge in comunione legale dei beni è litisconsorte necessario nel giudizio relativo alla natura giuridica, l’efficacia e l’esecuzione di un contratto, definito «compromesso divisionale», relativo ad immobili appartenenti in comproprietà con terzi all’altro coniuge. Cass. 21 maggio 2008, n. 12849.

 

In ambito sia di lavoro subordinato privato, sia di lavoro contrattuale alle dipendenze di amministrazioni pubbliche, in caso di selezioni concorsuali e di contestazioni sulla legittimità del procedimento da parte di un soggetto che domandi l’accertamento giudiziale del suo diritto a essere inserito nel novero dei prescelti per il conseguimento di una determinata utilità (promozioni, livelli retributivi, trasferimenti, assegnazioni di sede ecc.), il giudizio deve svolgersi in contraddittorio degli altri partecipanti al concorso coinvolti dai necessari raffronti, e, pertanto, il giudice, ove non riscontri l’integrità del contraddittorio, deve ordinarne l’integrazione nei confronti di tutti i controinteressati; tale integrazione non è necessaria, invece, quando l’attore non chieda la dichiarazione d’inefficacia della selezione e la riformulazione della graduatoria, ma si limiti a domandare il risarcimento del danno, o comunque faccia valere pretese compatibili con i risultati della selezione, dei quali non deve attuarsi la rimozione. Né vale in senso contrario, l’esclusione, in controversia avente a oggetto la contestazione di un bando di concorso, del litisconsorzio necessario con i soggetti che hanno presentato domanda di partecipazione ovvero sono in possesso dei requisiti per parteciparvi, atteso che, in detta ipotesi, non sono individuabili i titolari di diritti suscettibili di essere pregiudicati in via immediata e diretta dall’esito del giudizio In materia di pubblico impiego privatizzato, nelle controversie relative all’espletamento di procedure concorsuali interne per il riconoscimento del diritto all’assegnazione del posto messo a concorso, sono contraddittori necessari i partecipanti nei cui confronti la decisione è destinata a produrre effetti diretti in ragione della comunanza della situazione giuridica, complessa ma unitaria, e della domanda, implicita, di riformulazione della graduatoria, che esplica i suoi effetti nei confronti di tutti i partecipanti coinvolti dai necessari raffronti, atteso, tra l’altro, il potere del giudice, ex art. 63, comma 2, D.Lgs. n. 165 del 2001, di adottare tutti i provvedimenti, di accertamento, costitutivi e di condanna, richiesti dalla natura dei diritti tutelati. Il litisconsorzio necessario deve, invece, escludersi ove sia chiesto solo il risarcimento del danno, giacché, in questo caso, la controversia è circoscritta al singolo rapporto. Cass. lav., 5 giugno 2008, n. 14914.

 

 

6.2. Azione revocatoria.

La sussistenza di una ipotesi di litisconsorzio necessario tra terzo acquirente e debitore convenuti dal creditore che ha promosso l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c., e dunque di inscindibilità della causa così instaurata, comporta che la notifica dell’atto di citazione effettuata dall’attore nei confronti del debitore allorché il termine prescrizionale di cui all’art. 2903 c.c. non era ancora decorso, ha prodotto un valido effetto interruttivo della prescrizione anche per gli eredi del terzo acquirente (già deceduto) - nei riguardi dei quali sia ritualmente e tempestivamente avvenuta l’integrazione del contraddittorio - non potendosi distinguere, a tal fine, tra l’azione proposta nei confronti del terzo acquirente del bene oggetto dell’azione revocatoria e l’azione proposta nei confronti del debitore. Trib. Napoli, 2 maggio 2007.

 

Qualora sia stata proposta una azione revocatoria, esiste litisconsorzio necessario tra creditore, debitore alienante e terzo acquirente, conseguentemente, nel caso in cui il giudizio non sia stato introdotto nei confronti di tutte le parti necessarie, o la sentenza sia stata impugnata nei confronti di alcune soltanto di esse, è necessario integrare il contraddittorio nei confronti di tutte le parti necessarie pretermesse. Cass. 16 luglio 2003, n. 11150.

 

In un giudizio introdotto con azione revocatoria ai sensi dell’art. 2901 c.c. sussiste un rapporto di litisconsorzio necessario tra il debitore ed il terzo acquirente convenuti in giudizio dal creditore e, pertanto, la valida notifica del primo atto introduttivo è idonea ad interrompere la prescrizione nei confronti del litisconsorte necessario. Cass. 7 novembre 2011, n. 23068.

 

 

6.3. Responsabilità da circolazione stradale.

Il litisconsorzio tra assicuratore e responsabile del danno, ai sensi dell’art. 23 L. n. 990 del 1969, sussiste nell’ipotesi di esercizio dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore ai sensi dell’art. 18 dell’anzidetta legge e non in quella in cui il danneggiato agisce direttamente ed esclusivamente nei confronti del responsabile del danno. In tale ultimo caso, se il responsabile chiami in garanzia l’assicuratore, attesa l’autonomia sostanziale del rapporto confluito nel processo per effetto della chiamata, la domanda proposta dall’attore non si estende automaticamente al terzo ma tale estensione deve essere espressamente richiesta. Cass. 3 novembre 2008, n. 26421.

 

Il principio secondo cui la domanda proposta dall’attore si estende automaticamente al terzo, indicato come unico responsabile nei confronti dell’attore dal convenuto che lo ha chiamato in causa, non è applicabile nel caso della chiamata in garanzia, attesa l’autonomia sostanziale del rapporto confluito nel processo per effetto della chiamata. Pertanto, nel caso in cui il danneggiato proponga azione di risarcimento del danno conseguente ad incidente stradale nei confronti del proprietario e/o conducente del veicolo, qualora quest’ultimo chiami in garanzia l’assicuratore, non si verifica litisconsorzio processuale alternativo, cosicché l’estensione della domanda nei confronti di quest’ultimo deve essere espressamente richiesta. Cass. 3 novembre 2008, n. 26421.

 

 

6.4. Diritti reali.

Tra i comproprietari di un immobile sussiste litisconsorzio necessario passivo quando sia domandata nei loro confronti la condanna ad un “facere”, mentre sussiste litisconsorzio solo facoltativo quando nei loro confronti sia domandata la condanna al risarcimento del danno. In questo secondo caso, pertanto, il giudice d’appello, ove accerti che uno dei convenuti sia stato illegittimamente dichiarato contumace, deve scindere le cause e rimettere al primo giudice soltanto quella proposta nei confronti del contumace, decidendo nel merito le altre. Cass. 10 maggio 2011, n. 10208.

 

Quando il proprietario di un immobile denunci i danni provenienti da un immobile confinante per conseguire una pronuncia di condanna all’esecuzione di opere e lavori idonei ad eliminare i danni medesimi l’appartenenza di detto immobile a più comproprietari determina l’esigenza di integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti tali comproprietari, stante la loro qualità di litisconsorti necessari, in relazione alla inscindibilità ed indivisibilità dell’obbligazione dedotta in causa, con la conseguenza che la nullità del giudizio per la mancata partecipazione di uno dei litisconsorti necessari può essere fatta valere dal litisconsorte pretermesso; tuttavia, l’eccezione di difetto del contraddittorio per omessa citazione di un litisconsorte necessario non può essere proposta per la prima volta nel giudizio di Cassazione qualora su tale questione sia intervenuto il giudicato, ovvero se il presupposto e gli elementi posti a fondamento di essa non emergano con ogni evidenza dagli atti del processo di merito, non essendo possibile in sede di legittimità valutare nuove prove o svolgere attività istruttorie. Cass. 4 giugno 2004, n. 10649.

 

Il principio secondo cui la domanda diretta all’accertamento dell’usucapione di un bene richieda la presenza in causa di tutti i comproprietari, in danno dei quali i presupposti per l’acquisto del diritto di proprietà si sarebbero verificati, non trova applicazione nel caso in cui l’usucapione abbia ad oggetto un immobile del quale più persone siano proprietarie in ragione di quote fisicamente ben individuate, non potendo in tale ipotesi la pronuncia resa nei confronti di alcuno dei proprietari ritenersi “inutiliter data”. Cass. 29 dicembre 2011, n. 29792.

 

 

6.5. Condominio di edifici.

Ciascun partecipante al condominio di edifici può agire in giudizio per la tutela del decoro architettonico della proprietà comune, sicché nel relativo giudizio non è necessaria la presenza in causa di tutti i condomini, né del condominio. Cass. 30 giugno 2011, n. 14474.

 

Il condominio è un ente di gestione privo di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini, i quali sono rappresentati dall’amministratore e non costituiscono un’entità diversa da quest’ultimo; ne consegue che, ove la sentenza di primo grado emessa in un giudizio di impugnazione di una delibera assembleare sia stata notificata all’amministratore, tale notifica è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione anche rispetto ai condomini che non erano costituiti nel giudizio di primo grado, né la sentenza d’appello è censurabile per non aver disposto l’integrazione del contraddittorio, non essendo configurabile alcuna ipotesi di litisconsorzio processuale. Cass. 11 gennaio 2012, n. 177.

 

Qualora sia chiesta la risoluzione per inadempimento di una transazione con pluralità di parti, avente ad oggetto i beni comuni dell’edificio condominiale e il diritto d’uso di ciascun condomino, sorge la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti i contraenti, giacché - configurando il negozio de quo un accordo unico plurisoggettivo e non un insieme di distinti ed autonomi accordi - il rapporto dedotto in giudizio, per la sua unicità, non può essere risolto nei confronti di alcuni e rimanere vincolante ed efficace per gli altri; diversamente, non ricorre l’ipotesi del litisconsorzio necessario quando una questione coinvolgente un rapporto plurisoggettivo unico debba essere decisa in via incidentale, senza efficacia di giudicato, con valore strumentale rispetto alla decisione della domanda principale. Cass. 16 febbraio 2005, n. 3105.

 

 

6.6. Successioni.

In tema di litisconsorzio necessario attinente a controversie in materia ereditaria, la parte impugnante che afferma la non integrità del contraddittorio per non essere stati convenuti in giudizio alcuni eredi, non può limitarsi ad assumere genericamente l’esistenza di litisconsorti pretermessi, ma ha l’onere di indicare le persone degli altri eredi, oltre quelli che, in tale qualità, abbiano ritualmente partecipato alle pregresse fasi del giudizio e di specificare le ragioni di fatto e di diritto poste a fondamento della necessità dell’integrazione. Cass. 29 maggio 2007, n. 12504.

 

L’erede comproprietario di un immobile assoggettato ad espropriazione, parte nel giudizio per la determinazione dell’indennità di occupazione, è litisconsorte necessario, e per questo va chiamato nel giudizio di cassazione mediante integrazione del contraddittorio ove non gli sia stato notificato il ricorso di altro erede comproprietario, e messo in condizione di spiegare le proprie difese, mediante proposizione di ricorso incidentale che pur abbia contenuto adesivo al ricorso principale, nel termine di quaranta giorni stabilito dell’art. 371, comma 2, c.p.c. Cass. 30 novembre 2006, n. 25544.

 

 

6.7. Società.

Nelle società di persone, l’unificazione della collettività dei soci (che si manifesta con l’attribuzione alla società di un nome, di una sede, di un’amministrazione e di una rappresentanza) e l’autonomia patrimoniale del complesso dei beni destinati alla realizzazione degli scopi sociali (che si riflette nell’insensibilità, più o meno assoluta, di fronte alle vicende dei soci e nell’ordine, più o meno rigoroso, imposto ai creditori sociali nella scelta dei beni da aggredire) costituiscono un congegno giuridico volto a consentire alla pluralità (dei soci) una unitarietà di forme di azione e non valgono anche a dissolvere tale pluralità nell’unicità esclusiva di un ens tertium. Pertanto, mentre sul piano sostanziale va esclusa, nei rapporti interni, una volontà od un interesse della società distinto e potenzialmente antagonista a quello dei soci, sul piano processuale è sufficiente, ai fini di una rituale instaurazione del contraddittorio nei confronti della società, la presenza in giudizio di tutti i soci, facendo poi stato la pronuncia, nei confronti di questi emessa, anche nei riguardi della società stessa. Cass. 5 agosto 2006, n. 7886.

 

 

6.8. Procedure concorsuali.

In tema di integrazione del contraddittorio nei confronti di un litisconsorte necessario, a seguito della dichiarazione di interruzione del processo la mancata riassunzione nei confronti della curatela fallimentare non può fondare un’immediata dichiarazione di estinzione del processo stesso, poiché la non integrità del contraddittorio, rilevabile anche d’ufficio dal giudice, implica che questi debba, ai sensi dell’art. 102, comma 2, c.p.c., fissare un termine perentorio alle parti costituite per la suddetta integrazione, salvo dichiarare la nullità del giudizio nel caso in cui nessuna di esse vi abbia provveduto. Cass. 28 novembre 2008, n. 28409.

 

Nelle ipotesi di litisconsorzio necessario, ove venga dichiarato fallito soltanto uno dei litisconsorti, le domande proposte nei loro confronti, non potendo essere separate in quanto inscindibili, devono necessariamente restare tutte devolute alla cognizione del tribunale fallimentare, giudice funzionalmente e inderogabilmente competente per quella proposta verso il fallito Trib. Nola, 24 giugno 2008.

 

 

6.9. Opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi.

In sede di espropriazione promossa dal creditore contro il terzo proprietario, nei casi e modi di cui agli artt. 602 e seguenti c.p.c., sono parti tanto il terzo assoggettato all’espropriazione, quanto il debitore, per cui, nel giudizio di opposizione all’esecuzione, promosso contro il creditore procedente dal terzo assoggettato all’esecuzione, il debitore, assieme al creditore, assume la veste di legittimo e necessario contraddittore, quale soggetto nei cui confronti l’accertamento della ricorrenza o meno dell’azione esecutiva contro il terzo è destinato a produrre effetti immediati e diretti; ne consegue che le sentenze rese in un giudizio di opposizione all’esecuzione promossa nei confronti di beni del terzo in cui non sia stato evocato in causa anche il debitore necessario sono “inutiliter datae” e tale nullità, ove non rilevata dai giudici di merito, va rilevata d’ufficio dal giudice di legittimità con remissione della causa al giudice di primo grado. Il principio trova applicazione anche nel caso di fallimento del debitore diretto, dovendo la predetta opposizione ex art. 615 c.p.c. essere, pertanto, promossa altresì contro di questi, in proprio e per l’eventualità che ritorni o sia ritornato “in bonis”, allorché il creditore opposto adduca l’insufficienza dei pagamenti conseguiti in sede fallimentare, a fronte del più ampio oggetto del proprio credito rispetto ai limiti della pretesa azionabile verso il curatore e, dall’altro lato, il terzo esecutato opponga il carattere pienamente satisfattivo dei pagamenti conseguiti nella predetta sede. Cass. 22 marzo 2011, n. 6546.

 

Nelle opposizioni agli atti esecutivi sono litisconsorti necessari tutti i creditori, compresi gli intervenuti, atteso il loro evidente interesse alla regolarità di ciascun atto esecutivo, in quanto idoneo a determinare un diverso esito della procedura, sia in ordine alla sua conclusione, sia con riferimento alla distribuzione della somma ricavata. Ne consegue che la mancata partecipazione al giudizio del litisconsorte necessario, qualora non abbia formato oggetto di discussione nei precedenti gradi di merito, deve essere rilevata d’ufficio in sede di legittimità con conseguente rimessione, ai sensi dell’art. 383, terzo comma, c.p.c., della causa al giudice che l’ha pronunciata. Cass. 24 febbraio 2011, n. 4503.

 

Per effetto della riunione dei pignoramenti eseguiti da più creditori in danno degli stessi debitori, coesistono nell’unico processo esecutivo diverse esecuzioni che si svolgono parallelamente; pertanto, le opposizioni agli atti esecutivi proposte distintamente dai singoli debitori, pur dando luogo ad un unico processo di cognizione, concretano distinti e paralleli rapporti processuali tra ciascuno dei debitori esecutati ed i rispettivi creditore pignorante e creditori intervenuti. Ne consegue che l’integrità o meno del contraddittorio deve essere accertata separatamente per ciascuno di tali rapporti processuali di opposizione, con conseguente illegittimità dell’ordine di integrazione del contraddittorio (e, in caso di sua inosservanza, della declaratoria di estinzione del relativo processo) nei confronti di soggetti che siano estranei al rapporto ad esso afferente, ancorché litisconsorti necessari in altro dei coesistenti rapporti. Cass. 27 maggio 2011, n. 11885.

 

 

  1. Segue: Fattispecie nelle quali non sussiste litisconsorzio necessario.

I crediti del de cuius, a differenza dei debiti, non si ripartiscono tra i coeredi in modo automatico in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria, essendo la regola della ripartizione automatica dell’art. 752 c.c. prevista solo per i debiti, mentre la diversa disciplina per i crediti risulta dal precedente art. 727, il quale, stabilendo che le porzioni debbano essere formate comprendendo anche i crediti, presuppone che gli stessi facciano parte della comunione, nonché dal successivo art. 757, il quale, prevedendo che il coerede al quale siano stati assegnati tutti o l’unico credito succede nel credito al momento dell’apertura della successione, rivela che i crediti ricadono nella comunione, ed è, inoltre, confermata dall’art. 760, che escludendo la garanzia per insolvenza del debitore di un credito assegnato a un coerede, necessariamente presuppone che i crediti siano inclusi nella comunione; né, in contrario, può argomentarsi dagli artt. 1295 e 1314 dello stesso codice, concernendo il primo la diversa ipotesi del credito solidale tra il de cuius ed altri soggetti e il secondo la divisibilità del credito in generale. Conseguentemente, ciascuno dei partecipanti alla comunione ereditaria può agire singolarmente per far valere l’intero credito comune, o la sola parte proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi, ferma la possibilità che il convenuto debitore chieda l’intervento di questi ultimi in presenza dell’interesse all’accertamento nei confronti di tutti della sussistenza o meno del credito. Cass., Sez. Un., 28 novembre 2007, n. 24657.

 

Al di fuori dei casi in cui la legge espressamente impone la partecipazione di più soggetti al giudizio instaurato nei confronti di uno di essi, ricorre una ipotesi di litisconsorzio necessario solo allorquando l’azione tenda alla costituzione o al mutamento di un rapporto plurisoggettivo unico oppure all’adempimento di una prestazione inscindibile, incidente su una situazione giuridica inscindibilmente comune a più soggetti, di modo che, se emanata in assenza del contraddittorio di tutte le parti interessate, la emananda sentenza sia priva di alcuna pratica utilità. Deve escludersi, pertanto, che l’amministrazione degli Affari esteri sia litisconsorte necessario nei giudizi nei quali sia parte uno Stato estero e si controverta sulla natura - “iure privatorum o “iure imperii” - dell’attività dallo stesso posta in essere, sul rilievo che lo Stato italiano, quale Stato ospitante, ha nei confronti degli Stati ospitati precisi obblighi internazionali, strumentali all’esercizio del diritto di missione, esercitato attraverso la stabilimento di una sede diplomatica. Cass., Sez. Un., 17 luglio 2008, n. 19600.

 

 

7.1. Obbligazione e contratti.

Poiché l’obbligazione solidale determina la costituzione non già di un unico rapporto obbligatorio con pluralità di soggetti dal lato attivo e/o dal lato passivo, bensì di tanti rapporti obbligatori, fra loro distinti, quanti sono i condebitori in solido, qualora il creditore comune convenga in giudizio tutti i condebitori in solido non si verifica un litisconsorzio necessario e, in sede di impugnazione, una situazione di inscindibilità delle cause, in quanto, avendo il creditore titolo per rivalersi per intero nei confronti di ogni debitore, è sempre possibile la scissione del rapporto processuale, che può utilmente svolgersi anche nei confronti di uno solo dei coobbligati. Ne consegue che, nel caso di giudizio di impugnazione promosso da uno solo dei debitori solidali, la sentenza passa in giudicato nei confronti dei condebitori riguardo ai quali l’impugnazione non è stata svolta e che, qualora l’esercizio del diritto di impugnazione sia avvenuto da parte di tutti i condebitori, con la deduzione, però, da parte di ciascuno, di specifici motivi diversi da quelli dedotti dagli altri, i motivi dedotti dal condebitore non si comunicano agli altri. Cass. 27 giugno 2007, n. 14844; conforme Cass. 11 gennaio 2005, n. 379; Cass., 8 settembre 2004, n. 18075; Cass. 9 aprile 2003, n. 5595.

 

In tema di tutela dei diritti dei legittimari, nel giudizio conseguente all’esercizio dell’azione di riduzione, legittimato passivo è il solo titolare della posizione giuridica che l’attore contesta al fine di ottenere la reintegrazione della sua quota di legittimario. Ne consegue che, rimanendo ogni altro soggetto, benché coerede, estraneo a tale azione, non è configurabile un’ipotesi di litisconsorzio necessario; né, qualora l’azione di riduzione venga proposta con giudizi diversi contro i singoli coeredi, è ipotizzabile litispendenza, continenza o connessione tra le cause Cass. 20 dicembre 2011, n. 27770.

 

In tema di litisconsorzio necessario, promossa impugnazione, da parte di un erede, della sentenza di primo grado in un giudizio nel quale siano succeduti alla parte deceduta più eredi, ai sensi dell’art. 110 c.p.c., la sentenza non passa in giudicato nei confronti degli altri; inoltre, una volta integrato il contraddittorio, la sentenza di accoglimento o rigetto dell’appello, con la relativa statuizione sul rapporto sostanziale, ha effetto nei confronti di tutti gli eredi, sebbene alcuni rimangano contumaci, stante la unitarietà ed inscindibilità della loro legittimazione; l’esito del precetto di cui era parte il “de cuius” è infatti destinato ad incidere solo indirettamente, e nella misura di cui all’art. 754 c.c., col patrimonio dei singoli eredi, mentre incide direttamente sull’eredità nel suo complesso. Cass. 1 dicembre 2011, n. 25706.

 

 

7.2. Diritti reali.

L’azione di rivendicazione, non inerendo ad un rapporto giuridico plurisoggettivo unico ed inscindibile e non tendendo ad una pronuncia con effetti costitutivi, non introduce un’ipotesi di litisconsorzio necessario, con la conseguenza che essa può essere esercitata da uno solo o da taluni dei comproprietari. Cass. 10 maggio 2002, n. 6697.

 

Nel caso di detenzione del bene che si assuma esercitata senza titolo da più soggetti, l’azione di rilascio del bene può essere esercitata nei confronti di uno solo di essi, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, atteso che la pronuncia è idonea a spiegare effetti relativamente al soggetto evocato in giudizio e non può pertanto considerarsi inutiliter data, mentre l’obbligazione risarcitoria eventualmente connessa all’obbligazione di rilascio è per sua natura solidale e non dà luogo a litisconsorzio necessario. Cass. 22 luglio 2004, n. 13625.

 

 

7.3. Società.

Nel giudizio avente ad oggetto il trasferimento di quote della s.r.l. la società non è litisconsorte necessario, in quanto il trasferimento è valido ed efficace inter partes indipendentemente dall’iscrizione nel libro dei soci, necessaria al solo scopo di renderlo efficace nei confronti della società, costituendo l’iscrizione un atto dovuto di quest’ultima, che deve limitarsi a prendere atto della titolarità delle quote, accertata dal giudicato che definisce la relativa controversia. Cass. 11 gennaio 2005, n. 339.

Nel giudizio di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi promosso dal lavoratore contro il solo creditore pignorante, il datore di lavoro terzo pignorato non è parte necessaria del giudizio, a meno che non abbia interesse all’accertamento dell’estinzione del suo debito. Cass. lav., 10 luglio 2007, n. 15374.

 

Nel giudizio per la dichiarazione di inefficacia, ai sensi dell’art. 64, L. fall., di un atto costitutivo di garanzia per debito altrui posto in essere dal fallito prima della dichiarazione di fallimento, del quale si assuma la natura gratuita, va esclusa la qualità di litisconsorte necessario del debitore garantito, posto che quest’ultimo non è parte del rapporto originato dall’atto impugnato e, pertanto, la pronuncia sull’efficacia di tale atto rispetto alla massa dei creditori non è destinata a produrre effetti diretti, ma soltanto riflessi, nella sua sfera giuridica. Cass. 8 luglio 2005, n. 14376.

 

Nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento che sia stata pronunciata in esito alla risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni, non sussiste litisconsorzio necessario in capo al commissario giudiziale, il quale non rappresenta il debitore né i creditori, né svolge funzioni di gestione, difettando dunque tale organo di uno specifico interesse da far valere in sede giurisdizionale, in nome proprio o come sostituto processuale. Cass. 30 ottobre 2008, n. 26108.

 

In tema di fallimento dichiarato in esito alla risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni a carico di società di persone, con estensione ex art. 147 L. fall. ai soci illimitatamente responsabili, nel giudizio di opposizione instaurato da questi ultimi non sussiste litisconsorzio necessario in capo alla società, considerato che il diritto di difesa dell’originario soggetto fallito trova adeguata tutela nella possibilità di partecipare al giudizio di opposizione spiegando in esso intervento volontario ex art. 105, comma 2, c.p.c. Cass. 30 ottobre 2008, n. 26108.

 

 

7.4. Rapporto di lavoro.

Nella controversia avente ad oggetto la sussistenza del rapporto di lavoro con un soggetto, quale effettivo datore di lavoro, deve escludersi la necessità dell’estensione del contraddittorio all’apparente e formale datore di lavoro, ai sensi dell’art. 102 c.p.c., se colui che afferma l’esistenza del rapporto con un certo datore di lavoro e ne nega uno diverso con altro soggetto, non deduce alcun rapporto plurisoggettivo né alcuna situazione di contitolarità, mentre l’accertamento negativo del rapporto fittizio con il datore di lavoro apparente costituisce oggetto di questione pregiudiziale, conosciuta dal giudice in via incidentale, e quindi senza vincolare il terzo attraverso la cosa giudicata, e senza alcuna lesione del suo diritto di difesa. Cass. lav., 17 giugno 2004, n. 11363.

 

Il licenziamento, ancorché collettivo o intimato con unico atto ad una pluralità di lavoratori, ha natura di negozio unilaterale recettizio volto a determinare la cessazione del rapporto di lavoro dei singoli dipendenti destinatari della comunicazione, configurandosi tanti licenziamenti quanti sono i dipendenti licenziati, con ciò realizzandosi, in caso di impugnativa giudiziale, non una fattispecie di litisconsorzio necessario, ma, tutt’al più, un’ipotesi di litisconsorzio processuale o facoltativo ex art. 103 c.p.c., caratterizzata dall’autonomia delle singole cause. Cass. lav., 29 dicembre 2011, n. 29679.

 

 

  1. Impugnazioni nelle cause soggettivamente cumulate per litisconsorzio necessario.

 

 

8.1. Termini.

Nel procedimento di divorzio fra i coniugi con figli minori o incapaci, a norma degli artt. 4 e 5, L. n. 989 del 1970 (come novellati dalla L. n. 74 del 1987), il P.M. è litisconsorte necessario in concorrenza con le parti private ed è titolare di un autonomo potere d’impugnazione in relazione ad interessi patrimoniali dei suddetti figli, con la conseguenza che, ove uno dei coniugi abbia proposto appello avverso un capo della sentenza di primo grado, riguardante i predetti interessi, il relativo atto d’appello deve essere notificato anche al P.M. presso il tribunale e, in difetto di notifica, il giudice di secondo grado deve disporre l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti a norma dell’art. 331 c.p.c.; tale integrazione è necessaria anche quando nel giudizio di secondo grado sia ritualmente intervenuto il PG presso la Corte d’appello, atteso che il P.M. presso il giudice ad quem non ha il potere d’impugnare la sentenza di primo grado, e, pertanto, dal suo intervento non possono conseguire gli effetti cui è intesa l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 331 c.p.c. citato. Cass. 9 novembre 2007, n. 23379.

 

 

  1. Azioni esperibili dal litisconsorte necessario pretermesso.

Il litisconsorte necessario pretermesso è legittimato a proporre opposizione di terzo, ai sensi dell’art. 404 c.p.c., contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva che pregiudica i suoi diritti. Cass. 17 luglio 2003, n. 11185.

 

Il litisconsorte pretermesso, che non abbia esperito il rimedio straordinario dell’opposizione di terzo avverso la sentenza che pregiudichi un suo diritto, può esercitare l’azione ordinaria al fine di ottenere un accertamento dal quale risulti la non conformità a diritto della pronunzia. Cass. 14 maggio 2003, n. 7404.

 

In tema di opposizione di terzo, nel caso in cui un litisconsorte necessario sia stato pretermesso nel giudizio di appello, il giudice d’appello adito in sede di opposizione ex art. 404 c.p.c., constatata l’inefficacia della sentenza opposta nei confronti del terzo, non può esimersi dall’esame del merito dell’impugnazione, non ricorrendo nel detto caso nessuna delle ipotesi tassative, non suscettibili di applicazione estensiva, per la rimessione delle parti al primo giudice, di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c. Cass. 3 gennaio 2011, n. 17.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 38 e 102 c.p.c. pronunciata dalla Corte cost. con sentenza n. 41 del 2006, in ipotesi di litisconsorzio necessario produce effetti nei confronti di tutti i litisconsorti l’eccezione di incompetenza territoriale derogabile sollevata da alcuni soltanto dei convenuti. Cass. 5 settembre 2006, n. 19055.

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 300 c.p.c. nella parte in cui non prevede che, in caso di morte della parte costituita, la cui conoscenza sia acquisita nel processo indipendentemente dalla dichiarazione dell’evento interruttivo da parte del suo procuratore, il giudice debba disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei suoi eredi: quando il difensore della parte costituita non dichiari l’evento interruttivo, il processo resta pendente fra le parti originarie, salva l’efficacia della sentenza contro i successori, sicché se nessuno dei coeredi si costituisce in prosecuzione volontaria o se il processo non è riassunto nei confronti di uno o di alcuni fra i coeredi, non si configura una situazione di litisconsorzio necessario. Corte cost., 10 marzo 2006, n. 91.



 
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