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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 103 cod. proc. civile: Litisconsorzio facoltativo

Più parti possono agire o essere convenute nello stesso processo (1), quando tra le cause che si propongono esiste connessione per l’oggetto o per il titolo dal quale dipendono (2), oppure quando la decisione dipende, totalmente o parzialmente, dalla risoluzione di identiche questioni (3).

 Il giudice può disporre, nel corso della istruzione o nella decisione, la separazione delle cause, se vi è istanza di tutte le parti, ovvero quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo (4), e può rimettere al giudice inferiore le cause di sua competenza.


Commento

(1) La presenza di più parti nel processo può e non già deve essere consentita dal giudice per ragioni di opportunità, ossia per l’economia dell’attività processuale e per assicurare l’uniformità dei giudicati, prevenendo contrasti, quando in un unico processo vengono esercitate più azioni fra loro connesse. Perché il cumulo sia possibile devono sempre essere rispettate le regole sulla competenza; quindi se le diverse cause trattate autonomamente apparterebbero alla competenza di giudici diversi non può aversi litisconsorzio facoltativo (salve le disposizioni previste dagli artt. 18‑20 e 32).

 

(2) Si tratta di connessione oggettiva propria: le cause possono essere collegate perché si controverte sullo stesso bene (oppure perché il titolo della domanda è lo stesso nelle varie azioni.

 

(3) La necessità di risolvere identiche questioni di fatto e di diritto non configura una vera e propria connessione. Essa emerge, ad es., quando più lavoratori sollevino nei confronti del datore di lavoro questioni interpretative relative allo stesso contratto collettivo. Si è in presenza di un litisconsorzio facoltativo allorquando i condomini di un edificio agiscano nello stesso giudizio a difesa dei rispettivi diritti esclusivi nonché di quelli comuni inerenti all’edificio, pure se nei confronti dell’unico responsabile del fatto lesivo. Inoltre in ipotesi di domanda risarcitoria proposta rispettivamente, ex art. 2043 c.c., nei confronti di un soggetto minore di età, nella qualità di autore del danno, ed ex art. 2048 c.c., contro il suo genitore, si produce una situazione di litisconsorzio facoltativo, nella quale, pur nell’unicità del fatto storico, permane l’autonomia dei rispettivi titoli del rapporto giuridico e della causa petendi.

 

(4) La separazione, di cui al comma in commento, disposta con ordinanza va coordinata con le disposizioni degli artt. 277 c. 2 e 279 n. 5, per cui, mentre in sede istruttoria la separazione è subordinata all’accordo delle parti (o all’eventuale influenza negativa sul corso del procedimento della continuazione della riunione), in sede decisoria può essere disposta quando la causa sia solo parzialmente matura per la decisione, dovendosi per alcune domande procedere ad una ulteriore istruzione. L’atto di riassunzione del processo deve essere notificato a tutti i soggetti nei cui confronti si era costituito il processo originario solo nell’ipotesi di litisconsorzio necessario; nel caso di litisconsorzio facoltativo può notificarsi solo ai soggetti nei confronti dei quali si vuole proseguire il giudizio che quindi si estingue nei confronti dei soggetti esclusi. La facoltatività del litisconsorzio si giustifica nella scindibilità delle cause semplicemente connesse, che potrebbero dar luogo da parte di ciascun litisconsorte ad autonomi giudizi, ma che per ragioni di economia processuale sono trattate congiuntamente nel medesimo processo.


Giurisprudenza annotata

  1. Caratteri del litisconsorzio facoltativo.

In materia di procedimento civile, in caso di litisconsorzio facoltativo, pur nell’identità delle questioni, permane autonomia dei rispettivi titoli, dei rapporti giuridici e delle singole causae petendi, con la conseguenza che le cause, per loro natura scindibili, restano distinte, con una propria individualità in relazione ai rispettivi legittimi contraddittori; e con l’ulteriore conseguenza che la sentenza che le definisce - sebbene formalmente unica - consta in realtà di tante pronunzie quante sono le cause riunite, le quali conservano la loro autonomia anche ai fini delle successive impugnazioni, che ben possono svolgersi separatamente le une dalle altre, senza che ne derivino interferenze reciproche fra i diversi giudizi susseguenti, e senza che venga compromesso l’interesse all’unitaria trattazione di questioni di identico oggetto, che ben può trovare soddisfazione nell’esame delle separate impugnazioni nella medesima udienza. Cass. 22 gennaio 2004, n. 1103; conforme App. Milano, 12 dicembre 2003.

 

In caso di litisconsorzio facoltativo, il processo è soltanto formalmente unico poichè alla pluralità delle parti che agiscono o sono convenute nello stesso processo corrisponde una pluralità di rapporti processuali tra loro scindibili che, perciò, rimangono indipendenti, di guisa che le vicende proprie di ciascuno di essi, singolarmente preso, non possono interferire e comunicarsi agli altri: in tale caso, pertanto, se si determina una causa di estinzione con riguardo ad uno dei detti rapporti processuali, cumulati a norma dell’art. 103 c.p.c., la estinzione del processo deve essere dichiarata unicamente con riferimento a quel rapporto e non si estende all’intero processo Cass. 20 novembre 2009, n. 24546.

 

In caso di litisconsorzio facoltativo e, quindi, di cause scindibili, la nullità, la tardività o l'assoluta mancanza dell'atto di riassunzione del processo nei confronti di alcuni coobbligati non si estende ai rapporti processuali relativi agli altri, nei cui riguardi la riassunzione sia stata validamente e tempestivamente eseguita, estinguendosi il giudizio, in applicazione del principio previsto dall'art. 1306 cod. civ., esclusivamente con riferimento ai primi, nei cui confronti la conseguente declaratoria di estinzione ha natura di sentenza definitiva. Rigetta, App. Genova, 22/03/2008.Cassazione civile sez. II  08 luglio 2014 n. 15539  

 

 

  1. Litisconsorzio facoltativo c.d. proprio.

La domanda proposta dai conduttori di un fondo rustico nei confronti del concedente, per il conseguimento dell’indennizzo di legge per miglioramenti apportati al fondo stesso, introduce - siccome tesa a conseguire, da parte di ciascuno di essi, la tutela della propria quota di credito - un giudizio a litisconsorzio non già necessario, ma meramente facoltativo, sì che l’eventuale ricorso per Cassazione può, del tutto legittimamente, venir proposto da uno soltanto degli aventi diritto, sul quale non incombe, pertanto, alcun onere di notifica del gravame nei confronti degli altri litisconsorti. Cass. 21 dicembre 2001, n. 16169.

 

Il diritto del mediatore alla provvigione, nei confronti di entrambe le parti dell’affare concluso per effetto del suo intervento, dà luogo a due crediti distinti, che possono essere fatti valere in separati giudizi; con la conseguenza che, quanto essi sono dedotti in un unico giudizio, si verifica un caso di litisconsorzio facoltativo relativo - trattandosi di cause connesse per il titolo dal quale dipendono; ne segue l’applicabilità del regime proprio delle cause inscindibili in materia di gravami, per cui la notifica eseguita ad istanza di una sola delle parti segna, nei confronti della stessa e di quella destinataria della notificazione, l’inizio del termine breve contro tutte le altre parti. Cass. 27 gennaio 2005, n. 1668.

 

 

  1. Litisconsorzio facoltativo c.d. improprio.

Nel caso in cui le domande proposte contro diversi convenuti siano autonome, in relazione alla distinzione dei rispettivi titoli, rapporti giuridici e causae petendi, si verifica una situazione di litisconsorzio facoltativo improprio, con la conseguenza che, in sede di impugnazione, le cause, per loro natura scindibili, restano distinte in relazione ai rispettivi legittimi contraddittori, e quindi, in particolare, la questione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario su una delle domande non può essere proposta dal soggetto che del relativo giudizio non è parte. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2000, n. 1142.

 

L’obbligazione solidale passiva non comporta, sul piano processuale, l’inscindibilità delle cause e non dà luogo a litisconsorzio necessario in quanto avendo il creditore titolo per rivalersi per l’intero nei confronti di ogni debitore, è sempre possibile la scissione del rapporto processuale, il quale può svolgersi anche nei confronti di uno solo dei coobbligati. Deriva da quanto precede, pertanto, che se uno solo di essi propone appello (o questo è formulato solo nei confronti di uno di essi) il giudizio può legittimamente proseguire, senza dover estendere necessariamente il contraddittorio nei confronti degli altri, non rientrandosi in una delle ipotesi previste dall’art. 331 c.p.c. In particolare sussiste una ipotesi di litisconsorzio facoltativo improprio qualora sia denunciata la responsabilità di amministratori e sindaci di una società di capitali per fatti di “mala gestio”, la quale configura una ipotesi di obbligazione solidale. Cass. 25 luglio 2008, n. 20476.

 

 

3.1. Casistica.

Nell’ipotesi di domanda proposta, sia pure con un medesimo atto, da diversi lavoratori nei confronti del medesimo datore di lavoro (cosiddetto litisconsorzio facoltativo improprio), pur nell’identità delle questioni, permane l’autonomia dei rispettivi titoli e dei rapporti, con la conseguenza che le cause, per loro natura scindibili, restano distinte, con una propria individualità rispetto ai legittimi contraddittori, e con l’ulteriore conseguenza che la sentenza che le definisce, sebbene formalmente unica, consta in realtà di tante pronunce quante sono le cause riunite, le quali conservano la propria autonomia ai fini delle successive impugnazioni; ne consegue che queste ultime possono svolgersi separatamente le une dalle altre, senza che la tempestiva impugnazione proposta da alcune soltanto delle parti coinvolga la posizione delle parti non impugnanti o determini la necessità di integrazione del contraddittorio nei loro confronti. Cass. lav., 6 ottobre 2004, n. 19937.

 

Nel caso in cui più acquirenti di singole unità immobiliari facenti parte dello stesso edificio agiscano congiuntamente (nella specie nei confronti dei proprietari di quelle site al piano terreno) per far valere il vincolo di destinazione delle porzioni del fabbricato da riservare a parcheggio a norma dell’art. 18, L. 6 agosto 1967, n. 765, sono dedotti in giudizio i distinti diritti di ognuno, non collegati tra loro se non dall’identità del titolo (legale) da cui derivano, sicché si verte in una ipotesi di litisconsorzio tipicamente «facoltativo» ai sensi dell’art. 103 c.p.c. e non occorre quindi che al giudizio partecipino necessariamente tutti gli altri condomini. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22889.

 

 

  1. Separazione delle cause connesse.

Nel caso in cui le parti in causa avanzino opposte pretese creditorie fondate sullo stesso titolo o scaturenti da rapporti diversi, la facoltà del giudice di merito, ai sensi degli artt. 103, 104 e 279 c.p.c., di separare le cause relative a diverse pretese e, quindi, di statuire, con sentenza non definitiva, su una o talune di esse e di rimettere al prosieguo, all’esito dell’ulteriore istruzione ritenuta necessaria, la decisione sulle altre, ha natura discrezionale e, pertanto, è incensurabile in sede di legittimità. Cass. 28 novembre 2006, n. 25229.

Qualora il convenuto chiami un terzo in giudizio indicandolo come soggetto responsabile della pretesa fatta valere dall’attore e chieda, senza rigettare la propria legittimazione passiva, soltanto di essere manlevato delle conseguenze della soccombenza nei confronti dell’attore, il quale a sua volta non estenda la domanda verso il terzo, il cumulo di cause integra un litisconsorzio facoltativo ed ove la decisione di primo grado abbia rigettato la domanda di manleva in sede di impugnazione dà luogo ad una situazione di scindibilità delle cause. Ne consegue che, ove il giudice di secondo grado ravvisi la nullità della citazione con cui il terzo - rimasto contumace in primo grado - è stato chiamato in giudizio, legittimamente rimette, previa separazione, soltanto la causa di garanzia a quel giudice ed in relazione a tale statuizione il cumulo resta scindibile anche nella successiva fase del ricorso per cassazione, di modo che spetta alla parte convenuta che aveva chiamato in causa il terzo e che ritenga illegittimamente disposta la separazione e la rimessione della causa di garanzia, dolersi di tale statuizione notificando il ricorso per cassazione al terzo e prospettando apposito motivo di ricorso sul punto, mentre deve escludersi che la relativa questione possa essere prospettata come motivo del ricorso proposto soltanto nei confronti delle altre parti, trovando applicazione l’art. 332 c.p.c. (con la conseguenza che se all’atto della trattazione l’impugnazione contro o da parte del terzo è già esclusa non dev’essere disposta la notifica al terzo del ricorso) e non l’art. 331 c.p.c. Cass. 14 marzo 2006, n. 5444; conforme Cass. 14 marzo 2006, n. 5444.

 

 

4.1. Impugnabilità del provvedimento che dispone la separazione.

È inammissibile la proposizione di regolamento di competenza avverso il provvedimento del giudice di merito che abbia disposto la separazione di più cause proposte congiuntamente, pur se tale provvedimento sia stato adottato in contrasto con la previsione dell’art. 40 c.p.c. Cass. lav., 3 maggio 2005, n. 9112.

 

 

4.2. Effetti del provvedimento di separazione sulla competenza.

Allorquando in una controversia nella quale si sia realizzato un cumulo soggettivo ed oggettivo di domande, il giudice proceda alla separazione di una o di alcune domande dalle altre e su di esse pronunci successivamente sentenza declinatoria sulla competenza, il contraddittorio nel giudizio di regolamento di competenza introdotto contro tale sentenza riguarda esclusivamente le parti del giudizio relativo alla domanda o alle domande su cui, a seguito della separazione, sia stata pronunciata la decisione relativa alla competenza e non si pone alcun problema di applicabilità del regime di cui agli artt. 331 e 332 c.p.c. nei riguardi delle parti delle cause non decise. Tale problema si pone, invece, allorquando il giudice provveda alla separazione in sede decisoria, ai sensi dell’art. 279, comma 2, n. 5, c.p.c., e cioè, nel procedere alla decisione della controversia in cui il cumulo si sia realizzato, declini la competenza soltanto su alcune delle cause e, con separato provvedimento ordinatorio, disponga la separazione delle altre cause e l’ulteriore prosieguo del giudizio su di esse (o le rimetta o ne rimetta alcune al giudice di competenza inferiore), atteso che in tale caso la sentenza sulla competenza, non essendo stata la decisione preceduta dalla separazione, si deve intendere pronunciata tra tutte le parti del giudizio cumulato, essendo ancora le cause riunite, con la conseguenza che occorre stabilire se fra le cause destinatarie di tali diversi provvedimenti vi fosse un nesso di scindibilità o di inscindibilità e, quindi, debba applicarsi al regolamento di competenza la disciplina dell’art. 331 o quella dell’art. 332 c.p.c. Cass. 18 gennaio 2005, n. 898.



 
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