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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 104 cod. proc. civile: Pluralità di domande contro la stessa parte

Contro la stessa parte possono proporsi nel medesimo processo più domande anche non altrimenti connesse, purchè sia osservata la norma dell’art. 10 secondo comma (1).

E’ applicabile la disposizione del secondo comma dell’articolo precedente.


Commento

(1) Quando più cause, anche se non connesse per il titolo o per l’oggetto, hanno in comune entrambe le parti, possono essere riunite nello stesso processo. In questo caso si ha connessione soggettiva con conseguente cumulo oggettivo di azioni diverse proposte dalla stessa parte nei confronti della stessa controparte, sempre che il valore delle domande non ecceda la competenza del giudice adìto.


Giurisprudenza annotata

  1. Vincolo di connessione: caratteristiche.

La declaratoria di inammissibilità di una determinata domanda giudiziale non si estende anche alle domande che sotto il profilo del petitum o della causa petendi siano connesse, le quali vanno, pertanto, esaminate nel merito. Cass. 22 giugno 2007, n. 14575.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che introduce un ordinario giudizio di cognizione volto ad accertare la fondatezza sia della pretesa fatta valere con l’ingiunzione del creditore, che rimane attore in senso sostanziale, sia delle eccezioni e delle difese dell’opponente, la posizione dell’opponente è, sotto il profilo formale, assimilabile a quella dell’attore dell’ordinario giudizio di cognizione: ne consegue che l’opponente può, mediante un’unica opposizione, domandare il rigetto di più pretese creditorie avanzate nei suoi confronti con distinte ingiunzioni, a norma dell’art. 104 c.p.c. Cass. lav., 26 marzo 2007, n. 7294.

 

Il cumulo soggettivo di domande è espressione di una mera connessione per coordinazione, in cui la trattazione simultanea dipende dalla sola volontà delle parti, e non consente la deroga alla competenza per territorio in favore di fori speciali, salvo che le cause non siano connesse o collegate da una relazione di evidente subordinazione. Ne consegue che, qualora una domanda abbia ad oggetto un rapporto di consumo, opera, nei confronti di tutte le restanti parti, la deroga alla competenza per territorio in favore del foro del consumatore, in quanto foro più speciale e più inderogabile di ogni altro. Regola competenza.

Cassazione civile sez. VI  12 marzo 2014 n. 5705

 

 

  1. Vincolo di connessione c.d. soggettiva e portata della deroga alle disposizioni in materia di competenza.

Il principio (peraltro contraddetto successivamente da Cass. n. 4862 del 2007, secondo cui l’art. 104 c.p.c., nel prevedere che domande formulate nei confronti della stessa parte (anche non altrimenti connesse) ed appartenenti alla competenza di giudici diversi possano essere proposte davanti al medesimo giudice a causa del vincolo di connessione soggettiva, consente la deroga, per espresso richiamo all’art. 10 c.p.c., comma 2 alla sola competenza per valore, con la conseguenza che, se una delle domande appartiene alla competenza territoriale di un giudice diverso (come nella specie, ex art. 22 c.p.c.), la deroga per soli motivi di connessione soggettiva non è consentita.»), anche ove lo si condivida, è, però, erroneamente invocato con riferimento ad un caso in cui una delle due domande cumulate sia soggetta a regola di competenza convenzionale esclusiva. Sarebbe, infatti, palesemente contrario ad ogni logica ammettere che il cumulo di una causa soggetta a regola di competenza territoriale derogabile e di altra soggetta a competenza territoriale esclusiva per convenzione possa determinare l’attrazione al giudice della prima della seconda: in tal modo si tradirebbe la stessa funzione della clausola di fissazione convenzionale della competenza Cass. ord., 9 dicembre 2010, n. 24869.

 

La norma ammette il cumulo di domande, “purchè sia osservata la norma dell’art. 10, comma 2”.In tal modo ammette certamente che più domande proposte da una stesso attore contro lo stesso convenuto, le quali, se proposte separatamente sarebbero ognuna da introdurre davanti ad un certo giudice (di competenza per valore limitata, scilicet, oggi, il giudice di pace), secondo il criterio della competenza per valore, possano essere cumulativamente proposte nello stesso processo davanti ad esso, ma a condizione che la somma dei valori non superi la sua competenza per valore. La norma, tuttavia, implica anche che, se la somma dei valori supera la competenza per valore del giudice che sarebbe singolarmente competente su ognuna, il cumulo di domande è possibile, ma diventa realizzabile ad iniziativa dell’attore (o se sia adito il giudice inferiore, per il tramite di declinatoria della competenza) davanti al giudice superiore. Non si può leggere la norma in senso riduttivo, cioè nel senso che, se la somma dei valori supera la competenza del giudice competente su ognuna delle domande, il cumulo davanti al giudice superiore non è possibile: invero, l’osservanza della norma del secondo comma dell’art. 10, una volta che si consideri che questa è norma che disciplina il valore della causa quando viene introdotta con la domanda, non può che sottendere anche che il cumulo si può realizzare davanti al giudice superiore. La conferma che questa è la lettura da dare alla norma, cioè nel senso che la competenza per valore può, per effetto del cumulo, spostarsi davanti al giudice di competenza superiore, si desume dalla previsione del citato art. 104 c.p.c., comma 2, poichè esso, dicendo applicabile il secondo comma dell’art. 103, comporta che tale applicabilità si estenda anche alla previsione di questa norma della rimessione di alcuna delle cause cumulate al giudice di competenza inferiore. in relazione all’introduzione della domanda, la connessione soggettiva, per come regolata dall’art. 104 c.p.c., ma ancor prima per quello che nella stessa logica si legge nell’art. 10 c.p.c., comma 2, comporta che la competenza per valore del giudice inferiore sia derogabile tanto se la domanda che vi è soggetta venga proposta cumulativamente ad altra o ad altre domande ed il cumulo determini il superamento della soglia della competenza per valore del giudice che sarebbe competente su ognuna, quanto se una delle domande da proporre cumulativamente sia soggetta alla competenza per valore del giudice superiore. Cass. ord., 13 luglio 2010, n. 16355.

 

 

  1. Separazione delle cause connesse.

L’esercizio, in senso positivo o negativo, del potere discrezionale del giudice - su cui non può incidere il dissenso della controparte - di disporre la separazione delle domande, è incensurabile in sede di legittimità. Cass. 8 settembre 2006, n. 19299; conforme Cass. lav., 5 agosto 2003, n. 11831; Cass. 15 aprile 1998, n. 3800.

 



 
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