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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 109 cod. proc. civile: Estromissione dell’obbligato

Se si contende a quale di più parti spetta una prestazione e l’obbligato si dichiara pronto a eseguirla a favore di chi ne ha diritto, il giudice può ordinare il deposito della cosa o della somma dovuta e, dopo il deposito, può estromettere l’obbligato dal processo (1).


Commento

(1) L’estromissione è la conseguenza dell’estraneità originaria o sopravvenuta di un soggetto rispetto al processo. La norma trova applicazione quando al processo partecipano l’obbligato ed i soggetti che si pretendono creditori del medesimo diritto a quella prestazione, sia che si tratti delle parti originarie sia che il terzo pretendente sia intervenuto volontariamente oppure sia stato chiamato dalle parti o dal giudice.


Giurisprudenza annotata

  1. Presupposti.

Qualora l’originario attore riconosca il fondamento dell’eccezione di difetto di legittimazione attiva, dedotta dalla parte convenuta, e chieda di essere estromesso dal giudizio, si ha una rinunzia all’azione, disciplinata dall’art. 306 c.p.c., che può dar luogo non ad estromissione dal giudizio, ma all’estinzione del giudizio stesso in caso di accettazione da parte del convenuto e previa offerta di rimborso delle spese di giudizio. L’estromissione, ex art. 109 c.p.c., ricorre invece nella diversa ipotesi in cui due o più soggetti richiedano l’adempimento di una stessa obbligazione nei confronti di una medesima persona, che non contesti di dovere la prestazione, ma si dichiari disponibile ad eseguirla in favore di chi risulterà averne diritto all’esito del giudizio. Cass. 9 dicembre 2003, n. 18740.

 

Nel risarcimento del danno a seguito di scontro tra veicoli il difetto di legittimazione passiva della società assicuratrice di un veicolo non integra alcuna ipotesi prevista dal codice di rito per la estromissione del giudizio (art. 108,109,111 c.p.c.) e non consente l'adozione del provvedimento specifico ma la declaratoria di difetto di legittimazione passiva.

Tribunale Roma sez. XII  05 gennaio 2015 n. 134  

 

L'interesse ad agire ex art. 109 c.p.c. deve avere le caratteristiche della concretezza e dell'attualità e deve consistere in un'utilità pratica che il ricorrente può ottenere con la pronuncia che si chiede. Tale utilità non deve necessariamente essere considerata come immediata utilità finale del provvedimento richiesto, ben potendo consistere anche in una semplice utilità strumentale, quale il fatto che il rapporto controverso venga rimesso in discussione. Pertanto l'interesse ad agire sussiste non solo quando l'annullamento dell'atto lesivo è di per sè idoneo a realizzare l'interesse diretto ed immediato del singolo, ma anche quando detto annullamento comporti per l'amministrazione l'obbligo di riesaminare la situazione e di adottare provvedimenti eventualmente idonei a garantire ad un determinato soggetto un risultato favorevole.

Consiglio di Stato sez. IV  10 novembre 1999 n. 1671  



 
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