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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 111 cod. proc. civile: Successione a titolo particolare nel diritto controverso

Se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie (1).

Se il trasferimento a titolo particolare avviene a causa di morte, il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto (2).

In ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo e, se le altre parti vi consentono, l’alienante o il successore universale può esserne estromesso.

La sentenza pronunciata contro questi ultimi spiega sempre i suoi effetti anche contro il successore a titolo particolare ed e’ impugnabile anche da lui, salve le norme sull’acquisto in buona fede dei mobili e sulla trascrizione (3).


Commento

Diritto controverso: diritto sostanziale dedotto in giudizio, vale a dire la situazione affermata nel processo, che legittima ad agire e contraddire in giudizio.

 

Trasferimento per atto tra vivi a titolo particolare: atto tra persone in vita con cui un soggetto (dante causa) trasmette dietro corrispettivo o senza ad altro soggetto (avente causa) un diritto di cui è titolare.

 

Trasferimento a titolo particolare a causa di morte: attribuzione patrimoniale del testatore in base alla quale un soggetto succede ipso iure al momento dell’apertura della successione ovvero della morte del de cuius in uno o più rapporti determinati, che vengono considerati come quota dell’intero patrimonio del defunto.

 

Successore a titolo particolare: colui che subentra in uno o più rapporti determinati sia a causa di morte (ad es. il legatario) che per atto tra vivi (ad es. l’acquirente di un bene).

 

(1) L’alienante agisce o resiste in giudizio non più come legittimato ordinario bensì come sostituto processuale, continuando a stare in giudizio per un diritto di cui non è più titolare. Non sempre però la successione viene allegata in giudizio e anche laddove ciò avvenga il dante causa o l’erede potrebbero continuare ad affermare di far valere un diritto proprio. Quando ciò accade non si può parlare di vera e propria sostituzione processuale.

 

(2) Nell’ipotesi del legato, il legatario acquista il bene al momento della morte del de cuius, ma il giudizio prosegue da o contro il successore universale, che subentra ad una delle parti originarie venuta a mancare, acquistando così come l’alienante la posizione di sostituto processuale.

 

(3) La legittimazione ad impugnare prescinde dall’intervento in giudizio del successore a titolo particolare. Anzi egli gode di un termine autonomo di impugnativa, non subendo la decadenza conseguente alla notifica della sentenza al suo dante causa.


Giurisprudenza annotata

  1. Ratio e portata della regola.

Secondo il disposto dell’art. 111 c.p.c., che concerne non la capacità al processo (legitimatio ad processum) ma la titolarità attiva e passiva dell’azione (legitimatio ad causam), l’alienazione del diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare non fa venir meno l’interesse ad agire in capo all’originario attore, onde il rapporto processuale prosegue tra le parti originarie. La disciplina dettata dal comma 1 dell’art. 111 c.p.c. costituisce, infatti, espressione del principio generale secondo il quale gli effetti sostanziali della domanda giudiziale continuano ad essere rilevanti sul piano processuale, nonostante le modificazioni eventualmente intervenute nella titolarità del diritto controverso e trova applicazione anche nel caso in cui il mutamento della titolarità di tale diritto si ricolleghi alla alienazione del bene alla cui tutela è stata esperita l’azione. Il trasferimento a titolo particolare nel corso del processo del diritto controverso non spiega, dunque, alcun effetto sul rapporto processuale che continua a svolgersi tra le parti originarie, dandosi luogo ad una sostituzione processuale del dante causa, tanto che la sentenza spiega piena efficacia nei confronti dell’avente causa sostituito, pur se pronunciata senza la sua partecipazione al giudizio. È pur vero che, a seguito del trasferimento a titolo particolare, vengono a scindersi la titolarità del diritto controverso dalla titolarità dell’azione processuale, ma perché il diritto sostanziale possa incidere sulle vicende processuali è necessario che esso si estingua o subisca modifiche incompatibili con il mantenimento del diritto in capo al titolare. App. Roma, 17 giugno 2009.

 

Nel caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, il processo, in virtù del principio stabilito dall'art. 111 cod. proc. civ., continua tra le parti originarie, con la conseguenza che l'alienante mantiene la sua legittimazione attiva ("ad causam"), conservando tale posizione anche nel caso di intervento, ai sensi del medesimo articolo 111, terzo comma, cod. proc. civ., del successore a titolo particolare, il quale ha legittimazione distinta e non sostitutiva, ma autonoma. Ne discende che, ai fini della domanda di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, ciascuno di loro non potrà che riferire la pretesa indennitaria per violazione del termine ragionevole del processo alla diversa durata della rispettiva presenza nel giudizio presupposto, non essendogli consentito di avvalersi dell'altrui diritto all'indennizzo, sommando i periodi di rispettiva competenza. Cassa con rinvio, App. Roma, 23/07/2013.Cassazione civile sez. II  22 gennaio 2015 n. 1200  

 

In caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, il processo prosegue fra le parti originarie e, anche quando non vi sia estromissione del convenuto ai sensi dell’art. 111, terzo comma, c.p.c., la sentenza ha comunque effetto contro il successore a titolo particolare, il quale può intervenire o essere chiamato nel giudizio, divenendone parte a tutti gli effetti; nè peraltro la circostanza per cui, contro tale successore, detta sentenza, pur se pronunciata in confronto del solo originario convenuto, abbia efficacia anche come titolo esecutivo, elimina l’attualità dell’interesse dell’attore ad agire contro l’originario convenuto. Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22727.

 

La successione nel diritto controverso non determina una questione di legittimazione attiva o di “legitimatio ad processum”, ma una questione di merito, attinente alla titolarità del diritto, da esaminare con la decisione sulla fondatezza della domanda, e non anticipatamente in funzione preclusiva degli atti d’impulso volti a riattivare il processo interrotto; pertanto, il giudice deve dare seguito all’istanza di riassunzione proposta da chi si afferma successore a titolo particolare nel diritto della parte processuale estinta, impregiudicato l’accertamento dell’effettiva spettanza del diritto medesimo all’esito della valutazione della prova dell’allegata successione. Cass. 16 marzo 2012, n. 4208.

 

La legittimazione ad agire, che sia esistente al momento dell’introduzione della lite ma venga meno nel corso del giudizio, non determina l’improponibilità della domanda, atteso che l’art. 111 c.p.c., nel disciplinare il fenomeno della successione a titolo particolare nel rapporto giuridico controverso, stabilisce che, quando si verifichi tale ipotesi, il processo prosegua tra le parti originarie, salva la possibilità dell’intervento del cessionario e dell’estromissione del cedente. Cass. 16 marzo 2011, n. 6183.

 

Nel caso di cause inscindibili, qualora l’impugnazione risulti proposta nei confronti di tutti i legittimati passivi, nel senso che l’appellante (o il ricorrente) li abbia correttamente individuati e indicati come destinatari dell’impugnazione medesima, ma poi, in relazione ad uno o ad alcuni di essi, la notificazione sia rimasta comunque inefficace (omessa o inesistente), o non ne venga dimostrato il perfezionamento - come nella fattispecie di notifica a mezzo posta, in caso di mancata produzione dell’avviso di ricevimento (dimostrazione che, nel caso di giudizio di cassazione, è possibile fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione di cui al primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione di cui al primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c.) - deve trovare applicazione l’art. 331 c.p.c., in ossequio al principio del giusto processo in ordine alla regolare costituzione del contraddittorio ex art. 111 c.p.c., da ritenersi prevalente, di regola, rispetto al principio della ragionevole durata del processo, e pertanto il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio, e non può dichiarare inammissibile l’impugnazione. Cass., Sez. Un., 11 giugno 2010, n. 14124.

 

 

  1. Ambito.

In pendenza del processo esecutivo, la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente non ha effetto sul rapporto processuale che, in virtù del principio stabilito dall’art. 111 c.p.c., dettato per il giudizio contenzioso ma applicabile anche al processo esecutivo, continua tra le parti originarie, con la conseguenza che l’alienante mantiene la sua legittimazione attiva (ad causam) conservando tale posizione anche nel caso di intervento del successore a titolo particolare, fino a quando non sia estromesso con il consenso delle altre parti. A tale stregua, quando la cessione del credito avviene a processo esecutivo iniziato e, in accordo con il cessionario, è l’originario creditore a proseguirlo, da un canto, il debitore deve rivolgere le sue opposizioni contro la parte che procede; d’altro canto, dovendo i principi evincibili dall’art. 111 c.p.c. essere adattati alle caratteristiche proprie del processo esecutivo (per cui la soluzione di determinate questioni incidentali avviene anziché nell’ambito dello stesso processo in distinti giudizi di cognizione, quali quelli volti a decidere sulle questioni concernenti l’estinzione, le opposizioni esecutive e le controversie sulla distribuzione del ricavato), deve conseguentemente riconoscersi, ferma restando la prosecuzione del processo stesso tra le parti originarie, la possibilità per il cessionario di svolgere le attività processuali inerenti all’indicato subingresso nella qualità di soggetto passivo, e quindi (anche) la facoltà di intervenire, ai sensi dell’art. 111, comma 4, c.p.c., nel giudizio di Cassazione pur non avendo spiegato intervento in primo grado, e pur essendo subentrato nella titolarità del diritto controverso prima che l’opposizione fosse proposta Cass. 24 gennaio 2011, n. 1552; conforme Cass. 11 marzo 2004, n. 4985.

 

 

  1. Casistica.

L’azione diretta all’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di stipulare una vendita, ai sensi dell’art. 2932 c.c., non ha natura reale, ma personale, siccome diretta a far valere un diritto di obbligazione nascente da un contratto al fine di conseguire una pronuncia che disponga il trasferimento del bene di pertinenza del promittente alienante, onde tale azione deve essere sperimentata soltanto nei confronti di chi ha assunto una simile obbligazione. Ne consegue che, ove un terzo abbia acquistato la proprietà del bene oggetto del contratto preliminare senza una cessione di questo, bensì a titolo diverso, non si verifica la successione nel diritto controverso di cui all’art. 111 c.p.c., e il terzo è privo di legittimazione passiva nel giudizio proposto per l’esecuzione in forma specifica del contratto preliminare, anche in sede di impugnazione. Cass. 27 gennaio 2012, n. 1233.

 

La trasformazione di un’impresa individuale in società implica il trasferimento delle situazioni soggettive attive e passive, dando luogo ad una successione a titolo particolare che, verificatasi in corso di giudizio, rientra nelle previsioni dell’art. 111 c.p.c. Conseguentemente, il nuovo soggetto che intenda formulare impugnazione avverso la sentenza pronunciata nei confronti del precedente titolare è tenuto ad allegare e dimostrare i fatti sostanziali dai quali derivi la sua legittimazione ad agire. Cass. 9 febbraio 2011, n. 3180.

 

La scissione societaria di cui agli artt. 2506 e ss. c.c. costituisce una ipotesi di successione a titolo particolare nel processo, ai sensi dell’art. 111 c.p.c. Cass. 30 dicembre 2011, n. 30246.

 

In tema di locazione, il trasferimento a titolo particolare della cosa locata comporta, ai sensi dell'art. 1599 cod. civ., il subentro - nella posizione del locatore - dell'acquirente all'alienante nel rapporto locatizio e produce, sul piano processuale, gli effetti previsti e disciplinati dall'art. 111 cod. proc. civ., fermo restando, sul piano sostanziale, che, in forza dell'art. 1602 cod. civ., la successione ex art. 1599 cod. civ. non ha effetto retroattivo poiché il sub ingresso dell'acquirente nei diritti ed obblighi derivanti dal contratto di locazione avviene nel momento dell'acquisto del bene locato. Ne consegue che l'acquirente dell'immobile locato è terzo rispetto agli obblighi già perfezionatisi ed esauritisi a favore e a carico delle parti originarie fino al giorno del suo acquisto. Rigetta, App. Ancona, 10/07/2010.Cassazione civile sez. III  14 agosto 2014 n. 17986

 

Il trasferimento dell'immobile oggetto di contratto di locazione stipulato in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, e per la cui revoca il curatore abbia agito nei confronti del conduttore, non determina una successione ex art. 111 c.p.c. dell'aggiudicatario, atteso che con la vendita forzata dell'immobile si trasferisce la locazione (nei limiti di opponibilità previsti dall'art. 2932 c.c.), ma non anche il diritto di farne dichiarare l'inefficacia. Ne consegue l'inammissibilità dell'intervento dell'aggiudicatario nel giudizio promosso dal curatore ex art. 67 l. fall., dovendosi ritenere che l'interesse di quest'ultimo a proseguire il giudizio non venga meno poiché la pronuncia di inefficacia (i cui effetti retroagiscono al momento della proposizione della domanda giudiziale, rendendo inopponibile alla massa il contratto di locazione ed il canone pattuito) costituisce il presupposto perché la curatela possa pretendere il riconoscimento, a titolo di danni, del pagamento di una somma idonea a compensare il fallimento del mancato godimento del bene, senza alcuna necessaria correlazione con il canone pattuito. Cassa senza rinvio, App. Roma, 10/07/2006

Cassazione civile sez. I  22 luglio 2014 n. 16652  

 

 

3.1. Cessione di un ramo d’azienda.

Nella cessione di azienda operante in immobile condotto in locazione, e del relativo contratto di locazione, secondo le previsioni di cui all’art. 36, L. 27 luglio 1978, n. 392, qualora avvenga nel corso del giudizio che abbia ad oggetto la risoluzione del contratto di locazione, dà luogo ad una successione nel diritto controverso ai sensi dell’art. 111 c.p.c. Ne consegue che il cessionario, in quanto successore a titolo particolare, può intervenire in appello senza che operino i limiti risultanti dall’art. 344 c.p.c. Cass. 14 marzo 2006, n. 5468.

 

La cessione d’azienda comporta, a norma dell’art. 2558 cc, salvo patto contrario, la cessione “ipso iure” dei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive che non abbiano carattere personale, riguardanti l’esercizio dell’azienda e non siano ancora esauriti, intendendosi per tali anche quelli che si trovano in fase contenziosa, con la conseguenza che il cessionario dell’azienda assume la posizione di successore a titolo particolare nel diritto controverso, ai sensi e per gli effetti dell’art. 111 c.p.c.

Tribunale Arezzo  20 agosto 2014 n. 882  

 

In caso di trasferimento d’azienda si realizza una successione a titolo particolare nella generalità dei rapporti preesistenti dal cedente al cessionario; ne consegue che, ove rispetto ad uno dei rapporti sia pendente una controversia, il cessionario che sia intervenuto, ex art. 111 c.p.c., nel processo, accettando il contraddittorio sulle domande formulate verso il suo dante causa e svolgendo difese nel merito, assume la veste di parte processuale in qualità di titolare del diritto in contestazione e non quale terzo, non potendosi qualificare il suo intervento come adesivo dipendente. Cass. sez. lav., 24 giugno 2008, n. 17151.

 

Il trasferimento dell’azienda o di un ramo d’azienda configura una successione a titolo particolare nei rapporti preesistenti il che, sul piano processuale, determina, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., la prosecuzione del processo in corso tra le parti originarie, salvo il diritto del successore a titolo particolare di intervenire nel processo o la possibilità di chiamata in causa dello stesso, atteso che detto trasferimento non determina l’estinzione del cedente, che conserva, per espressa disposizione di legge, con l’interesse ad agire e la veste di sostituto processuale dell’acquirente, il potere di esercitare nel processo i diritti di quest’ultimo, fino a quanto l’avente causa non abbia esercitato il suo potere di intervento, e il potere di impugnazione, fino a quando tale potere non sia stato esercitato dallo stesso avente causa. Cass. 19 novembre 2007, n. 23936.

 

 

3.2. Successione tra enti.

Qualora si verifichi una successione a titolo particolare tra enti con trasferimento ex lege di una parte di beni e rapporti ad un nuovo ente senza che ci sia l’estinzione di quello i cui beni e rapporti sono in parte trasferiti (nella specie subingresso dell’ente poste nei rapporti attivi e passivi già facenti capo alla Amministrazione poste e telecomunicazioni senza soppressione del soggetto, Ministro, in precedenza titolare di essi), la successione nel processo è disciplinata secondo quanto disposto dall’art. 111 c.p.c. Di talchè, il successore a titolo particolare è legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza resa nei confronti dell’ente precedentemente titolare dei beni e dei rapporti oggetto di trasferimento. App. Palermo, 12 maggio 2010.

 

Nella causa di accertamento dell’acquisto per usucapione di immobili appartenenti allo Stato, già promossa nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per effetto dell’istituzione, avvenuta nel corso del processo, dell’Agenzia del Demanio si è realizzato un fenomeno di successione a titolo particolare nella titolarità dei beni, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., con conseguente permanenza della legittimazione del Ministero, parte originaria, ferma restando la facoltà di intervento o di chiamata dell’avente causa agenzia fiscale. Cass. 8 febbraio 2012, n. 1797.

 

In tema di successione delle Aziende unità sanitarie locali nelle attribuzioni istituzionali delle soppresse Unità sanitarie locali nella Regione Sicilia trova pure applicazione il principio, di carattere generale, secondo cui le istituite Ausl subentrano nella titolarità dei rapporti di lavoro destinati a continuare con esse, nonché nelle questioni relative alle procedure concorsuali negli ambiti delle soppresse USL. Ne consegue che, ove il sanitario chieda il corretto inquadramento e la ricostruzione della carriera ai fini economici e giuridici in esito alla favorevole decisione del giudice amministrativo (nella specie, per l’attribuzione di un posto di primario), sussiste la legittimazione passiva delle Ausl. Cass. lav., 18 marzo 2011, n. 6287.

 

Nell’ipotesi in cui, successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 ma prima di quella della legge 23 dicembre 1994, n. 724, sia stata instaurata un’azione risarcitoria nei confronti di una AUSL, quale organo di rappresentanza della gestione stralcio della precedente USL, pur potendo apparire “prima facie” sussistente la legittimazione passiva della AUSL, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 6 della citata legge n. 724 del 1994 e dell’art. 2, comma quattordicesimo, della successiva legge n. 549 del 1995, non potendo più gravare i debiti delle pregresse USL sulle neocostituite AUSL ed essendo state individuate nelle Regioni i soggetti giuridici obbligati ad assumere a proprio carico i debiti degli organismi soppressi, era a carico di queste ultime che sarebbe dovuto continuare il giudizio. Pertanto, in mancanza dell’estensione del contraddittorio nei confronti della Regione, quale ente effettivamente legittimato dal lato passivo, non avvenuta né in primo né in secondo grado, si impone, in sede di giudizio di cassazione, l’annullamento - anche d’ufficio - delle decisioni emesse ed il conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure a norma dell’art. 383, ultimo comma, c.p.c. Cass. 3 marzo 2010, n. 5063.

 

 

3.3. Contenzioso tributario.

In tema di contenzioso tributario, a seguito dell’istituzione dell’Agenzia delle entrate, divenuta operativa dal 1° gennaio 2001, si è verificata una successione a titolo particolare della stessa nei poteri e nei rapporti giuridici strumentali all’adempimento dell’obbligazione tributaria, per effetto della quale deve ritenersi che la legittimazione ad causam e ad processum nei procedimenti introdotti successivamente alla predetta data spetti esclusivamente all’Agenzia; tale legittimazione costituisce infatti il riflesso, sul piano processuale, della separazione tra la titolarità dell’obbligazione tributaria, tuttora riservata allo Stato, e l’esercizio dei poteri statali in materia d’imposizione fiscale, il cui trasferimento all’Agenzia, previsto dall’art. 57, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, esula dallo schema del rapporto organico, non essendo l’Agenzia un organo dello Stato, sia pure dotato di personalità giuridica, ma un distinto soggetto di diritto. Ai sensi dell’art. 72 del D.Lgs. n. 300, l’Agenzia ha facoltà di avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, il quale, in assenza di una specifica disposizione normativa, dev’essere richiesto in riferimento ai singoli procedimenti - anche se non è necessaria una specifica procura - non essendo a tal fine sufficiente l’eventuale conclusione di convenzioni a contenuto generale tra l’Agenzia e l’Avvocatura. L’assunzione in via esclusiva da parte dell’Agenzia della gestione del contenzioso nelle fasi di merito, già attribuita dagli artt. 10 ed 11 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 agli uffici periferici del Dipartimento delle entrate, comporta inoltre che, nei procedimenti introdotti anteriormente al 1° gennaio 2001, nei quali l’ufficio non abbia richiesto il patrocinio dell’Avvocatura, spetta all’Agenzia l’esercizio di tutti i poteri processuali, ivi compresi quelli di disposizione del diritto controverso e del rapporto processuale, con la conseguenza che la proposizione dell’appello da parte della sola Agenzia, senza esplicita menzione dell’ufficio periferico che era parte originaria, si traduce nell’estromissione di quest’ultimo. Per i giudizi di cassazione, nei quali la legittimazione era riconosciuta esclusivamente al Ministero delle finanze, ai sensi dell’art. 11, R.D.L. 30 ottobre 1933, n. 1611, la nuova realtà ordinamentale, caratterizzata dal conferimento della capacità di stare in giudizio agli uffici periferici dell’Agenzia, in via concorrente ed alternativa rispetto al direttore, consente invece di ritenere che la notifica della sentenza di merito, ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, e quella del ricorso possano essere effettuate, alternativamente, presso la sede centrale dell’Agenzia o presso i suoi uffici periferici, in tal senso orientando l’interpretazione sia il principio di effettività della tutela giurisdizionale, che impone di ridurre al massimo le ipotesi d’inammissibilità, sia il carattere impugnatorio del processo tributario, che attribuisce la qualità di parte necessaria all’organo che ha emesso l’atto o il provvedimento impugnato. Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2006, n. 3116.

 

 

  1. Intervento e poteri del successore nel processo.

Nel caso di successione a titolo particolare nel diritto sostanziale controverso, il processo prosegue tra le parti originarie, e il successore a titolo particolare può intervenire nel processo per tutelare le sue ragioni in considerazione dell’estensione del giudicato anche nei suoi confronti ex art. 2909 c.c. In tale ipotesi, ai fini della estromissione dal processo dell’alienante, occorre la richiesta in tal senso di quest’ultimo e il consenso del successore. Cass. 22 maggio 2003, n. 8052.

 

 

4.1. Impugnazioni esperibili.

Il successore a titolo particolare nel diritto controverso assume la qualità di litisconsorte solo quando intervenga, o sia chiamato in causa, od eserciti la facoltà di impugnare la sentenza sfavorevole all’alienante, secondo le previsioni dell’art. 111, commi 3 e 4, c.p.c. Cass., Sez. Un., 22 gennaio 2003, n. 875.

 

Il successore a titolo particolare per atto tra vivi di una delle parti del processo può intervenire volontariamente nel processo o esservi chiamato, senza che ciò comporti automaticamente l’estromissione dell’alienante o del dante causa, potendo questa essere disposta dal giudice solo se le altre parti vi consentano. Ne consegue che, nel giudizio di impugnazione contro la sentenza, il successore intervenuto in causa e l’alienante non estromesso sono litisconsorti necessari e che, se la sentenza è appellata da uno solo soltanto o contro uno soltanto dei medesimi, deve essere, ordinata, anche d’ufficio, l’integrazione del contraddittorio nei confronti dell’altro, a norma dell’art. 331 c.p.c., dovendosi, in mancanza, rilevare, anche d’ufficio, in sede di legittimità, il difetto di integrità del contraddittorio con rimessione della causa al giudice di merito per la eliminazione del vizio. Cass. 26 gennaio 2010, n. 1535.

 

Il successore a titolo particolare nel diritto controverso può ben impugnare per cassazione la sentenza di merito, entro i termini di decadenza, ma non può intervenire nel giudizio di legittimità, mancando una espressa previsione normativa riguardante la disciplina di quell’autonoma fase processuale, che consenta al terzo la partecipazione al giudizio con facoltà di esplicare difese, assumendo una veste atipica rispetto alle parti necessarie, che hanno partecipato al giudizio di merito. Cass. 11 maggio 2010, n. 11375.

 

 

  1. Estromissione del dante causa.

In caso di alienazione del diritto controverso, l’intervento o la chiamata in causa dell’acquirente non comporta automaticamente l’estromissione dell’alienante, producendosi tale effetto solo con il relativo provvedimento, adottato previo consenso delle altre parti; l’alienante, pertanto, finché non sia estromesso, rimane nel processo come litisconsorte necessario, e la sua mancata partecipazione al giudizio di gravame determina un difetto di integrità del contraddittorio, rilevabile in sede di legittimità anche d’ufficio. Cass. 24 agosto 2006, n. 18483; conforme Trib. Novara, 8 aprile 2010.

 

 

  1. Efficacia della sentenza nei confronti del successore.

La notificazione della sentenza effettuata nei confronti del dante causa, dopo che sia intervenuta la successione a titolo particolare nel diritto controverso, è idonea a far decorrere i termini brevi di impugnazione di cui agli artt. 325 e 326 c.p.c., poiché, a norma dell’art. 111, primo e terzo comma, c.p.c., permane la legittimazione del dante causa medesimo quale sostituto processuale del successore fin quando egli, intervenuto in causa quest’ultimo, non ne sia estromesso con il consenso delle altre parti. I limiti temporali dipendenti da tale notificazione spiegano effetto anche nei confronti del successore, che non è terzo in senso sostanziale ed assume, perciò, la stessa posizione del dante causa in relazione alle impugnazioni che è legittimato a proporre autonomamente, ai sensi dell’art. 111, quarto comma, del codice di procedura civile. Cass. 7 febbraio 2011, n. 2947.

 

In pendenza del processo esecutivo, la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente, in virtù del principio stabilito dall’art. 111 c.p.c., dettato per il giudizio contenzioso ma applicabile anche al processo esecutivo, comporta che il titolo esecutivo spiega la sua efficacia in favore del titolare del credito e di tutti i suoi successori, siano essi a titolo universale o a titolo particolare. Pertanto, il successore nel titolo fatto valere quale titolo esecutivo, come non ha l’obbligo di dimostrare neppure documentalmente la sua posizione al soggetto che deve spedire il titolo in forma esecutiva (art. 475 c.p.c.), allo stesso modo non deve farlo fuori di questa situazione, quando il debitore non contesti questa qualità attraverso un giudizio di accertamento negativo in sede di opposizione all’esecuzione. Cass. 1° luglio 2005, n. 14096.

 

 

6.1. Casistica.

Qualora, nel corso del giudizio, sia trasferito il diritto controverso, la sentenza resa fra le parti spiega effetti, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., nei confronti del successore a titolo particolare a prescindere dall’efficacia del titolo in base al quale si sia attuata la successione. Pertanto, non è legittimato a proporre l’opposizione di terzo di cui al comma 1 dell’art. 404 c.p.c. colui il quale, avendo nel corso del giudizio acquistato l’immobile a non domino, è soggetto all’efficacia diretta della sentenza, essendo al riguardo irrilevante che l’acquisto si sia perfezionato - con il decorso del termine previsto dall’art. 1159 c.c. per l’usucapione - successivamente alla definizione del giudizio. Cass. 4 agosto 2006, n. 17683.

Qualora il condominio si sia costituito in giudizio in virtù di mandato conferito anche per il giudizio di appello, il mutamento in corso di causa della persona dell’amministratore che aveva rilasciato la procura alle liti non incide sul rapporto processuale, riferibile, sia dal lato passivo che da quello attivo, al condominio stesso, quale ente di gestione operante in rappresentanza e nell’interesse dei condomini Cass. 16 ottobre 2008, n. 25251.

 



 
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