Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 117 cod. proc. civile: Interrogatorio non formale delle parti

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



Il giudice, in qualunque stato e grado del processo (1), ha facoltà di ordinare la comparizione personale delle parti in contraddittorio tra loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa (2). Le parti possono farsi assistere dai difensori.

Commento

(1) Il fatto che l’interrogatorio sia libero, implica che le sue risultanze non possono dar vita a prove piene (a differenza dell’interrogatorio formale, teso a provocare la confessione), ma solo ad argomenti di prova. Non essendo un mezzo di prova, può essere disposto in qualsiasi momento anche dal giudice cui è stato fatto rinvio dalla Cassazione, al quale è fatto divieto di assumere nuove prove.

 

(2) Si è, comunque, ammessa la possibilità di una confessione in sede di interrogatorio libero o informale, qualora le dichiarazioni della parte siano del tutto spontanee o non provocate dal giudic, purché il verbale di udienza, in cui la dichiarazione è resa, sia sottoscritto dalla parte dichiarante personalmente.

Giurisprudenza annotata

  1. Ratio.

È manifestamente inammissibile, in riferimento agli art. 3, 24, 111 e 117 cost., la q.l.c. dell’art. 246 c.p.c., nella parte in cui non consente di assumere come testimoni persone già presenti nel processo come parti: pur essendo consentito alla parte di essere fonte di convinzione del giudice attraverso determinati strumenti - ad esempio l’interrogatorio libero - nel sistema del processo civile è ineludibile l’antitesi fra la posizione del teste e quella della parte processuale: soltanto in capo al primo è previsto sia l’obbligo, sotto comminatoria della sanzione penale, di dire la verità, che quello stesso, presidiato a sua volta da sanzione pecuniaria ai sensi dell’art. 255 c.p.c., di rendere testimonianza. Corte cost., 8 maggio 2009, n. 143.

 

In tema di valutazione della prova, le dichiarazioni rese dalle parti in sede di interrogatorio non formale, pur se prive di alcun valore confessorio, in quanto detto mezzo è diretto semplicemente a chiarire i termini della controversia, ben possono costituire il fondamento del convincimento del giudice di merito, al quale è riservata la valutazione, non censurabile in sede di legittimità, se congruamente e ragionevolmente motivata, della loro concludenza e attendibilità. Rigetta, App. Milano, 14/04/2008

Cassazione civile sez. II  29 dicembre 2014 n. 27407  

 

 

  1. Espletamento dell’interrogatorio.

Il giudice può condurre l’interrogatorio libero delle parti nel modo che ritiene più opportuno e senza necessità di motivare espressamente sulle modalità adottate, mentre può accertare i fatti basandosi esclusivamente sulla prospettazione fattane da una parte nel corso dell’interrogatorio medesimo. Cass. lav., 2 luglio 2009, n. 15502.

 

Le dichiarazioni rese dalle parti in sede di interrogatorio non formale, pur se prive di alcun valore confessorio, in quanto detto mezzo è diretto semplicemente a chiarire i termini della controversia, ben possono nondimeno costituire il fondamento del convincimento del giudice. Cass. 2 aprile 2004, n. 6510; conforme Cass. 14 dicembre 2001, n. 15849.

Le ammissioni fatte dalla parte in sede di interrogatorio libero ex art. 420 c.p.c. hanno valore meramente indiziario e non integrano una prova piena. Ne consegue che la mancata considerazione delle stesse in favore dell’altra parte ad opera del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità. Cass. lav., 26 febbraio 2009, n. 4667; conforme Cass. 15 maggio 2003 n. 7696.

La mancata valutazione delle risultanze dell’interrogatorio libero (da cui il giudice può semplicemente dedurre motivi sussidiari di convincimento per rafforzare o disattendere le prove già acquisite al processo) costituisce espressione del potere discrezionale del giudice del merito e, conseguentemente, non è sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo dell’omessa od insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. Cass. 28 febbraio 2008, n. 5290.



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